American Vandal 2: alla caccia del Bandito della cacca

In Media Rex“Quando neppure le preghiere possono salvare un liceo cristiano
da un attacco collettivo di diarrea”

Se la prima stagione di American Vandal è stato l’esordio di una serie del cazzo, la seconda è possibile definirla come una serie letteralmente di merda. Ancora una volta il documentario di Peter Maldonando e Sam Ecklund si incentra su un atto vandalico, un gesto estremo contro una comunità scolastica all’interno della quale ogni singolo studente nasconde non pochi scheletri nell’armadio. A farne le spese non sono però poche macchine imbrattate con della vernice spray, ma l’intero liceo cristiano di St. Bernardine, una scuola che si ritrova all’improvviso letteralmente nella merda. Una limonata alterata con del lassativo, una pinãta piena di cacca, uno spara magliette che spara tutto tranne che magliette ed una ciocco-cacca: questi sono i quattro diversi “attentati” attribuiti al povero – per modo di dire – Kevin McLain sui quali si indagherà nel tentativo di scagionarlo.

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Il profilo Instagram del Bandito della Cacca

American Vandal, anche in questa seconda stagione, si affida ai social per rendere il tutto più “interattivo”, se così si può dire. Lo spargimento di cacca – anziché del più consueto sangue – viene infatti raccontato anche attraverso Instagram, social sul quale è possibile trovare il profilo del così detto Turd Burglar, il Bandito della Cacca. La capacità di raccontare una storia attraverso le parole di tanti diversi protagonisti principali a mo’ di intervista, risulta essere piacevole e scorrevole. Sembra quasi di assistere ad una puntata di Quarto Grado, dove la ricerca spasmodica di un colpevole conduce spesso alla persona sbagliata ed ad uno sprecarsi di accuse. “È stato lui”, “No, è stata lei”, “Per me è stato l’altro”: alla fine vuoi vedere che sono stati tutti quanti?

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Peter Maldonado – Sam Ecklund

Ormai sulla piattaforma di streaming dal nome accattivante sembrano fioccare le serie crime, le serie noir, le serie quelle che si chiamano con termini tutti inglesi. American Vandal è solo l’ultima di tante, ma bella come poche, perché riesce a distinguersi con il suo esasperare atti “goliardici” – se un attacco collettivo di diarrea può definirsi tali. Tante piccole accortezze rendono la serie realmente godibile, grazie agli episodi dalla durata contenuta, ma mai fini a se stessi. Mancano quelli episodi riempitivi che tanto caratterizzano serie come la longeva The Walking Dead, ed aggiungerei un personalissimo “per fortuna”. Se avete voglia di Cluedo, rimettete il gioco da tavola in soffitta e accendete Netflix. “È stato il giocatore di basket in sala professori con una cacca”.

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Francesco Benvenuto

Francesco Benvenuto

Nato improvvisamente nel 1993 in quel di Puglia, si trasferisce precocemente nella Capitale, dove studia fino a diventare aspirante laureato. Alla costante ricerca di passioni da coltivare, è giunto al punto di pensare che la sua prima passione sia “ricercare passioni”. Fiero possessore di un album autografato degli Eiffel 65. Scrive di altri, perchè non in grado di parlare di se stesso.
Francesco Benvenuto

About Francesco Benvenuto

Nato improvvisamente nel 1993 in quel di Puglia, si trasferisce precocemente nella Capitale, dove studia fino a diventare aspirante laureato. Alla costante ricerca di passioni da coltivare, è giunto al punto di pensare che la sua prima passione sia “ricercare passioni”. Fiero possessore di un album autografato degli Eiffel 65. Scrive di altri, perchè non in grado di parlare di se stesso.

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