Dieci morali che mi ha (purtroppo) trasmesso The OA

The oa morale

Gli insegnamenti che è possibile trarre dallo strazio visivo della nuova serie Netflix

Mentre aleggia in maniera sempre più invadente lo spettro di una possibile seconda stagione del supplizio pre-morte di The OA, ho cercato di metabolizzare tutte le stranezze ingiustificabili dei primi otto episodi diffusi lo scorso dicembre su Netflix e i non indifferenti buchi di sceneggiatura che – a questo tragico punto – speriamo in futuro vengano appianati decorosamente nelle eventuali prossime puntate dalla coppietta di creatori indie Brit Marling e Zal Batmanglij.
Da questa folle cavalcata durata fin troppe ore in cui sono stato attirato mestamente dalla folle astinenza da Stranger Things, sono riuscito nell’impresa di estrapolare dieci differenti morali dalla narrazione e dare una sorta di senso alla visione distrurbante. Insomma, ben dieci significati dietro ad una serie che in fondo tanto significato non ha.

Modalità spoiler-free disattivata. Buttiamoci.

La musicale

A quanto pare, tutti gli eccelsi musicisti in realtà sono morti e tornati in vita. Non c’è altra soluzione. Scordatevi che il talento possa essere umano. Potete anche esercitarvi fino a farvi sanguinare le mani davanti ai poster di Buddy Rich, ma se volete sul serio fare carriera nel mondo della musica, tirate le cuoia e -se riuscite- tornate indietro. Aut aut. Il vecchio patto col diavolo à la Robert Johnson ormai è roba superata.

La musicale riconoscente
A proposito, ringrazio Sid Vicious per la sua scelta di non rifarsi vivo dopo la sua esperienza di morte. La sua “arte” era evidentemente troppo pregiata e di ampia valenza per poter proseguire.

La Iñárritu
Sappiamo ben poco di cosa vi sia dopo il nostro ultimo battito. E’ praticamente certo però che ad aspettarvi dall’altra parte ci sarà sempre una giovincella indiana pronta a sussurrarvi parole di comprensiva saggezza. Se però non è giunta la vostra ora tirerà fuori il solito pippone “finché hai un alito di vita, devi lottare” (pagando i diritti d’autore), bla bla bla e vi riporterà indietro in questa valle di lacrime. Facendovi ingoiare il suo uccello.

La Mariello Prapapappo
Se scegliete di credere alla storia di OA (PA nella traduzione italiana, destabilizzante per gli studenti di diritto), avrete risolto un bel enigma: il sesso degli angeli… che fanno pure sesso. Battetevi un forte cinque. Mistero risolto!

L’Alberto Angela
Ho sempre sostenuto sin dagli anni di scuola che le opere letterarie di Omero sono altamente pericolose, tanto da traviare le persone, specie se in tenera età. Non mi meritavo tutti quegli anni di psichiatria coattiva. The OA oggi ne è la prova più fulgida e drammatica.

La redentiva
Non importa se sei un disadattato senza speranza che dispensa pugni sulla giugulare a casaccio o hai una vitaccia da ambiguo sessuale con i poster delle Dum Dum Girls alle pareti. Ricordati sempre che per redimerti e rinsavire basta magicamente una storia da Piccoli Brividi e cinque movimenti da balletto rugby per far filare di nuovo tutto liscio. Neanche le stragi a scuola ti potranno fregare.

La netflixiana-seriale
Non importa di quante serie vi siete fatti negli anni, solo con questa tornata il binge-watching vi si rivelerà realmente quale la vera scimmia che è. Non odierete così tanto voi stessi e la vostra tossicodipendenza.

The Oa morale

La De Sica – aristotelica
Siamo animali. Razionali, ma pur sempre animali. Alla fine, una trombata è sempre la miglior cosa per liberarci dei nostri brutti pensieri.

La Expedia
Non vi crucciate eccessivamente se vivete la vostra esistenza nei soliti 100 km quadrati, senza vedere posti o tramonti nuovi. La vita nell’al di là come minimo vi assicura una visita gratuita a Saturno. All inclusive.

La proverbiale
Da che mondo è mondo, tutti gli scienziati sono curiosi di sapere cosa si nasconda oltre il velo di Maya della nostra esistenza terrena, lasciando (o facendo, in questo caso) sempre morire però gli altri. Mai uno che ha le palle come Keifer Sutherland. Dalle parti di Roma sono soliti usare un proverbio che calza perfettamente ma che purtroppo non posso riportavi per (incomprensibili) motivi di censura. Tutti fro

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Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
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About Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

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