Alice nel Paese delle Meraviglie: 10 citazioni senza tempo

Dieci citazioni che invitano a ripercorrere l’infanzia targata Disney nel paese di Carroll.

Un solenne (non-)anniversario giunge oggi. Ebbene sì, sono passati esattamente 65 anni da quando il più celebrato trip lisergico di Lewis Carroll sbarcò nei cinema italiani, attraverso l’opera di un Walt Disney in stato di grazia che riuscì finalmente a coronare il suo sogno nel cassetto: riadattare quel mondo ignoto che “serpeggia accanto al nostro”, quella sarabanda dal ritmo indiavolato immersa in quell’oceano di illogica logicità fatta di maratonde, gatti fantasma, re idioti e stolide regine, bruchi più fatti di Lennon e Barrett messi assieme, omicidi legalizzati di ostrichette, disertazioni, decapitazioni e corse contro il tempo.
Eppure, nonostante nel nostro universo lineare i decenni si siano inevitabilmente susseguiti gli uni agli altri, la freschezza della sceneggiatura di Aldous Huxley e degli oltre 350.000 disegni (da poco rivitalizzati nelle venature colorate dalla moderna tecnologia) del tredicesimo e probabilmente più sperimentale classico Disney non accenna a diminuire, neanche nel nuovo secolo in cui i bambini sono troppo presto giovani adulti. Non sono da meno le sue citazioni testuali, estrapolate direttamente dai giochi di parole dello scrittore di Daresbury dagli occhi asimmetrici e trasportate nel cosmo dell’animazione, oltre la barriera del reale e della sua scontata apparenza.

E dunque, ripercorrendo ancora una volta le vie costellate di panfarfalle e fiori snob, ho avvertito il dovere letterario di selezionare qui di seguito giusto una decina di queste immortali perle, che suonano -nel loro insieme cacofonico- come un invito psichedelico rivolto a tutti coloro che hanno smarrito il ricordo del paese delle meraviglie a non darsi per vinti, con la speranza che un giorno saremo tutti abbastanza maturi per tornare a guardare certi capolavori giovanili come solo poche anime devotamente innamorate della fantasia continuano oggi a fare. E, magari, a comprenderli. Anche senza l’LSD.

… perché, in fondo, chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te.”

 


Come si fa ad interessarsi ad un libro in un cui non vi è neanche una figura?

Alice

 


Serratura: Oh mi spiace, sei troppo grossa. Proprio impassabile.

Alice: Vuole dire impossibile?

Serratura: No, proprio impassabile. Nulla è impossibile.

 


Se ci credi burattini dovresti pagare per vederci. E se ci credi persone viventi dovresti salutarci!

– Panco Pinco e Pinco Panco


Alice: Volevo soltanto chiederle che strada devo prendere.

Stregatto: Tutto dipende da dove vuoi andare.

Alice: Veramente importa poco, purché io riesca…

Stregatto: Beh, allora importa poco che strada prendi!

 


Alice: Ma io non voglio andare in mezzo ai matti.

Stregatto: Non puoi farci niente, sono quasi tutti matti qui.

 


Leprotto Bisestile: Comincia dal principio.

Cappellaio Matto: Sì! E quando arrivi alla fine, fermati!

 


 È questo il guaio. Se tu non pensi non dovresti parlare.

Leprotto Bisestile


Perché i tramonti sono pupazzi da levare?

Cappellaio Matto

 


Sarebbe pur bello se qui ogni tanto qualche cosa avesse senso.

Alice

 


È proprio questo il mio difetto peggiore. Io mi so dare ottimi consigli, ma poi seguirli mai non so.

Alice

 

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
Giulio Beneventi

About Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

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