Anche Keanu a volte fa schifo

Flop 5 del più amato degli attori viventi

A 54 anni suonati, rivitalizzato inaspettatamente da una trilogia super-pulp dopo svariate commedie d’amore senza senso, Keanu Reeves è stabilmente entrato nella ristrettissima cerchia di attori amati incondizionatamente, sogni bagnati di cineamatori di qualsiasi sesso e di qualsiasi età. Breathtaking per quanto sia, e per quanto ci piacerebbe fare finta che così non è, il buon Keanu non ha una fedina penale vergine e qualche interpretazione di merda l’ha pur sempre offerta. Qui la nostra flop 5.

Knock Knock (37% su Rotten Tomatoes)

Architetto padre di famiglia riceve in casa un paio di pseudo-adolescenti ispaniche e dopo venti minuti di appannamento e di facce estremamente stordite fa ciò che ogni bravo padre di famiglia dovrebbe fare: un threesome. Alla fine la sua vita va in frantumi e gli rapiscono un altro cane, questa volta senza portare a nessuna vendetta apprezzabile.


47 Ronin (15% su Rotten Tomatoes)

Occidentalizzare le giapponesate cinematografiche è una storia di successo che può capitare once in a lifetime, e quel ruolo spetta all’Ultimo Samurai di Tom Cruise. 47 Ronin è un porcaio di combattimenti senza senso, secondo soltanto al film sulla muraglia cinese con Matt Damon, e chiuso con un riccamente metaforico suicidio collettivo di tutto il cast.


Johnny Mnemonic (13% su Rotten Tomatoes)

Vent’anni prima che Annalisa scoprisse come trasferire l’anima in un DropBox, Keanu si faceva impiantare nel cervello svariati terabyte di informazioni, sovrascrivendo tutti i ricordi della sua infanzia con l’equivalente made in Yakuza dell’intero database illegale di TNTVillage. In un tripudio di rappresentazioni in CGI dell’informatica tipicamente anni ’90, uno stupro scriteriato di un ottimo racconto di William Gibson.


Due mariti per un matrimonio (14% su Rotten Tomatoes)

Anche in questo caso espressivo come il miglior Nicholas Cage, Keanu esplora altri ruoli familiari e in questo caso fa tutto ciò che ogni bravo ragazzo deve fare al proprio fratellone: svuotargli il conto in banca e fottergli la fidanzata spogliarellista. Il fratello in questione è Vincent D’Onofrio e stranamente non la prende benissimo, sguinzagliandogli alle spalle un Dan Aykroyd mai ripresosi dalla bianca di Una poltrona per due. Nella fiera del non-sense spicca il titolo dell’edizione originale, Feeling Minnesota, dichiaratamente tratto dalle strofe di Outshined dei Soundgarden.


Matrix Revolution (36% su rotten tomatoes)

Non tutte le trilogie finiscono in grandezza come il Signore degli Anelli, o quantomeno si ammantano di cafonaggine sempre più estrema come John Wick. I furono fratelli Wachovski avevano evidentemente in serbo tutte le sorprese per la loro vita privata. CGI a pacchi per un mattone anticlimatico e filosoficamente nauseante.

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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