Avengers: il pagellone di Infinity War

Articolo a cura di Giulio Beneventi e Edgar Pironti

infinity war (Tragica) sintesi numerica dell’inobliabile lotta senza quartiere per arrestare Thanos.

“Ci fu un’idea, quella di mettere insieme un gruppo di persone straordinarie, per capire se potevano divenire qualcosa di più, così che quando sarebbe servito avrebbero combattuto battaglie per l’umanità impossibili”. Ebbene, l’ultima di queste battaglie, quella mortale e più crudele di tutte, è giunta. L’ora più buia è scoccata. Avengers: Infinity War si è abbattuto senza pietà anche su di noi, con tutte e due le sue ore stracolme di testosterone che ci hanno dapprima stordito e poi obbligato in breve a confrontarci, consolarci, medicarci, psicoanalizzarci ed, infine, a tirar le somme di ciò che è stata questa prima parte del conflitto finale, con il morale a dir poco sotto terra (letteralmente). Sicché ormai non sono più pochi gli esperimenti in cui abbiamo fatto uso del caro e vecchio gergo da bar, abbiamo deciso ancora una volta di agire rispolverando uno dei formati che in molti casi si è clamorosamente rivelato tra i più chiari e rilassati possibili: le pagelle dei quotidiani sportivi (ovviamente sempre suddivise in confortevoli squadre). A voi, buona lettura.

Avvertenza: siamo terrestri, quindi stupidi al 100%.

avengers voti

Ah, ovviamente se non avete ancora visto il film scappate a gambe levate – WARNING SPOILER!


Vendicatori in attesa dell’imminente boia


Thor
– voto 9-. Sopravvissuto allo stato di deficienza riservatogli da quell’aborto di Ragnarok e ad un taglio corto di capelli che sembra fargli l’effetto di Sansone, il figlio più cazzuto di Odino firma contro ogni pronostico un sontuoso ritorno in pompa magna, causando molteplici fiumi di squirting persino da svenuto. Apre fucine stellari a mani nude, fa piazza pulita in Wakanda (razzisti, che diavolo avete capito?) e si prende con la forza la parte del coatto di turno. Peccato alla fine per la mira di merda degna di Harry di “Scemo & + Scemo”. Comunque divino.

Dr. Stephen Strange – voto 8 (con necessità di convalida). Leggendo in anticipo milioni di almanacchi futuristici e anticipazioni dei prossimi capitoli come Marty McFly, non perde un singolo istante per mettere da parte ogni suo risentimento e patteggiare (tanto per cambiare), salvando la vita del suo ex-omonimo di ferro trafitto. Il tutto seguendo sicuramente (?) un piano degno del Professore de La Casa di Carta per far prevalere l’umanità dal suo attuale destino dimezzato. Vero Sherlock. Menzione speciale per non aver spoilerato niente a nessuno.

Hulk – voto 3. Il Golia verdognolo incassa sin dalle prime scene un’importante lezione di vita che chi ha visto “Conan – Il Distruttore” conosce già da tempo immemore: c’è sempre qualcuno che ce l’ha più grosso di te. Non la prende comunque bene, si ritira dal circuito e lascia il povero Banner a gironzolare innocuo come la controfigura cervellona di Panariello. Utile come un lecca lecca al gusto di ascella di Kingpin.

Captain America – voto 5. Retrocesso da boss indiscusso a comprimario al pari dei giorni da Torcia Umana, si fa crescere per ripicca la barba da hipster come a sottolineare che non è più quel pischello e diventa il musone del gruppo, con meno vitalità di Elliot Alderson. Siamo sicuri che la ricetrasmittente nell’orecchio gli spari i pezzi tristi di Coez anche in battaglia. A’ bono, abbiam capito che sta per finire il mondo, ma faccelo un sorriso. Blue Monday Forever.

infinity war pagellone

A-i-è nen ‘d pi bel che ‘na facia cuntenta.

Spider Man – voto 9. E’ il più mingherlino praticamente in ogni contesto, ma non indietreggia di un passo, neanche quando glielo impongono. Con tutto contro, compreso un time screening spietato, vende eroicamente cara la pelle in scontri ben fuori dalla sua portata, come un chihuahua schizofrenico gettato in una gabbia di bulldog. Avvertito dal senso di ragno che la profezia di Max Pezzali si sta infine avverando, se ne va poi in una scena schianta-polmoni abbracciando in maniera disperata papà Stark. La Marvel ha davvero un bidone dell’immondizia al posto del cuore. Indimenticabile.

P.s. 1: Non ci si umidificavano così gli occhi dai mesti tempi di un altro Stark. Cosa c’è, l’aria condizionata, per caso? Scusate, ci assentiamo un attimo…

P.s. 2: Ok, andiamo avanti. Ah, comunque Spidey aveva ragione, Footloose non è mai stato un bel film.

Visione – voto 2. Presentato come l’androide perfetto (tipo il Nexus 5 di Google), è sfiancato dalla fregna e finisce per prenderle costantemente a destra e a manca da tutti, tanto che la sua carnagione da indiano sembra essere dovuta alle pizze in faccia che il minutaggio gli riserva. Il rapporto “Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi” con Scarlet poi pare essere il Manifesto degli indecisi e dei pusillanimi. Male male. Emilio allo spiedo.

Scarlet Witch – voto 5. Ce la mette tutta anche in questo film, ma alla sufficienza non ci arriva proprio. Eppure sembrava che avesse imparato ad usare egregiamente i suoi psicopoteri. A quanto pare non basta, manco lontanamente. Anzi, deve anche flagellarsi per distruggere la gemma della mente e, di conseguenza, shutdownare il suo amante; solo per poi beccarsi un sonoro ah-ah alla Nelson dei Simpson da Thanos, che si burla di lei grazie alla gemma del tempo. Romanticamente ironica.

Iron Man – Voto 6-. Stark è in crisi da un pezzo ormai. In realtà, è solo un vecchio giovanotto che non riesce a mettere la testa a posto, sposarsi e mettere su famiglia come Fedez perché troppo attratto da futilità come salvare il pianeta e cazzate simili. Con una clamorosa buca a Pepper, si imbarca senza battere ciglio in un’impresa senza speranza dall’altra parte dell’universo soltanto per non rincasare e finisce invischiato in un duello mortale. Si difende e incassa comunque bene, come un orgoglioso pugile di vecchia generazione duro a morire. I tristi avvenimenti conclusivi gli danno poi la mazzata definitiva. In andropausaMenzione speciale per la commercializzazione di Follia Stark al cioccolato e spaccatella Hulk. E per non aver rotto il calderone del cosmo.

Falcon – senza voto. Ci si accorge di lui soltanto quando muore. Aspetta, muore? Boh.

Vedova Nera – voto 6+. La scorpacciata di supereroi e interminabili storyline intrecciate ha un prezzo altissimo da pagare: la drammatica riduzione di scene della bella Johansson, che ha pure tempo di andare dal parrucchiere, optare per un biondo inappropriato (ce piace comunque, claro) e tornare con immensa tranquillità per l’immancabile e scontatissima lotta lesbo finale nel fango. Non si fa.

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Il nostro peggior incubo.


Guardiani e Guardoni


Star-Lord
– voto 4.5, con ammonizione. Lo Han Solo marvelliano ad un panino dall’obesità ha carisma da vendere e tiene banco in ogni scena in cui appare. Purtroppo, per amore e scarsa lucidità, macchia la sua buona prestazione condannando il gruppetto (e, indirettamente, tutti) che su Titano stava facendo l’impresa del secolo. Il Benatia della situazione.

Gamora – Voto 4. A parte che sei la persona più vicina a Thanos e dovresti saperne talmente tanto su di lui da essere quantomeno in grado di consigliare agli altri un misero piano d’azione, ma poi cosa cazzo ti metti a punzecchiarlo col coltellino svizzero? Ma sei cretina? La crema anti-rughe che tieni da anni ti ha intaccato anche il cervello? Mah. Te credo che poi ti fa fare l’Angelus e il tuo fidanzato si incazza e manda a puttane tutto. Ingenuotta.

Drax – voto 8. Diciamocelo: Drax è inutile dai primi cinque minuti del primo GOTG. Eppure se non ci fosse lui sarebbe tutto più triste. A proposito, ma in questo film c’era? Noi non l’abbiamo visto. Voi? Lentissimo, mimetizzato, impercettibile.

Tiziaempaticaconleantenne – voto 7. L’acquisto recentissimo del Dream Team lascia immediatamente il segno riuscendo a bloccare nientepopodimeno che un titano imbufalito. Purtroppo, per circostanze esterne, tutto ricade nelle braccia dell’inutilità, come un gol di Maldini nella buia notte di Istanbul. Buone comunque alcune improvvisazioni da solista, come il tentativo di fecondazione dell’impavido Spidey. Talento sprecato.

Groot – voto 7. L’alberello con la voce sempre tamarra di Dominic Toretto non è il massimo nella sua versione adolescenziale, come tutti noi del resto. Resta però il fatto che, crescendo, sta recuperando il suo nobile animo d’acero ed è pronto a sacrificarsi: fuori il braccio e dentro di manico d’ascia. Inflessibile. E degno.

Rocket “Rabbit” Raccoon – voto 6. Il procione antropomorfo è un po’ sottotono e troppo affascinato dallo Zio del Tuono. Sarà stato davvero sopraffatto dalla sua aura divina? O semplicemente gli ricorda John Smith? Raggiunge comunque la sufficienza solo perché, grazie alla sua passione per occhi e arti prostetici, fa finalmente uscire il re di Asgard dalla sua imbarazzante versione piratesca. Spento, come la stella di Nidavellir.

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True story.


Ordine pagato in Nero


Thanos
– voto 9 e mezzo. Assunto come dimezzatore degli stipendi troppo salati degli attori Marvel, si rivela un inarrestabile Pol Pot di intelletto superiore e di doloroso conflitto interiore (anziché il necrofilo patito per l’annichilimento totale come nei comics), che soltanto Fenice Bianca, Dottor Manhattan e Darkseid in team potrebbero fermare. Magari con una mano di Lobo e The Mask. E’ un duro, lo è talmente tanto che quando sta seduto nel salotto di casa è in armatura ma quando deve partire per il suo viaggio omerico alla conquista delle sfere del drago è subito in canottiera da bisticcio. Maschio alpha, come Putin.
P.s.: una cosa è certa comunque, con Pjanic espulso di certo non ce l’avrebbe mai fatta.

Corvus Glaive, Proxima Midnight, Cull Obisidian e Ebony Maw – Voto 7+. Come chi sono? Il Black Order! No, non le pantere nere, l’armata Brancaleone di Thanos! Esatto, i quattro sgherri che hanno fatto tutto il lavoro sporco recuperando le gemme mentre il cupo babbo si interrogava su dilemmi esistenziali. Personaggi di poco spessore ma combattenti di prim’ordine. Fanno andare in definitivo cortocircuito Visione, torturano Strange, lasciano varie vittime lungo la strada e -udite e gioite- arrivano freschi alla battaglia in Wakanda. Figli di papà.

“Avada Kedavra”


Altro team nero, ma nero nero


T’Challa/Black Panther
– Voto 5. Arriva alla mediocrità solo per la battuta “Date uno scudo a quest’uomo” facendo l’Obama della situazione e per la gara di velocità con Captain America per schiantarsi contro l’esercito di pedine aliene ai confini del Wakanda. Per il resto serve solo ad offrire il terreno di scontro per la battaglia. Generoso, ma non troppo.

Shuri – Voto 8-. La sorella scienziata del suddetto Black Panther si conferma prima della classe, sbeffeggiando addirittura il Dottor Bruce Banner e, indirettamente, il pluridecorato Ingegner Tony Stark, con una supercazzola computazionale con scappellamento di Von Neumann per distruggere il loro progettino scolastico di calcolatore che è Visione, il robottino. Peccato però che non porta a termine il suo compitino. La ragazza non si applica. Svogliata.

Okoye – voto 6, senza infamia e senza lode. Appare soltanto per accentuare l’inutilità del suo leader e per dare tregua all’attrice dal torpore di The Walking Dead. Leonessa di seconda piano.

Bucky – The Winter Soldier – voto 7. Dopo la cura Shuri, l’affascinante sergente Barnes è di nuovo un bel ragazzone sicuro di sé, con un nuovo braccio che farebbe invidia persino a Cable (e ovviamente al Coniglio). Adottato nell’ambasciata ecuadoriana assieme ad Assange, ripaga il vitto ed alloggio combattendo fino all’ultimo. Onesto.

infinity war pagellone

“Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost'”


Free Agents e altri poveracci rimasti fuori


Nick Fury
– Voto 6+1. Il bendato emerito direttore dello SHIELD è ormai fuori dai radar da diverse pellicole. Eppure, non perde l’abitudine di entrare in scena e mettere assist clamorosi. Qui lo fa prima di deframmentarsi, giusto in tempo per mandare un segnale con il turbocercapersone in qualche parte dell’universo, alla ricerca della versione marvelliana di Superman al femminile. Fantasista.

Maria Hill – voto 6 politico. L’agente più bona sulla piazza diventa tristemente polvere nel vento alla prima inquadratura, verosimilmente assieme a Ted Mosby, il corno blu e mezza New York City. E fu così che alla fine non conobbero mai la mamma.

War Machine – voto 8. Particolarmente sensibile alle vicende in Rwanda, cerca di difendere strenuamente il palazzo reale (l’hotel?) dagli assalitori leghisti mandati da Thanos per aiutarli a casa loro – a modo loro, ovviamente. Vera pantera nera.

Heimdall – senza voto. Lascia la sua squadra in dieci dopo due battute solo per salvare un bestione timido. Sacrificato invano.

Loki – Voto ?. Tira le cuoia praticamente nei primi cinque minuti di film. Sembra davvero morto. Mortissimo. Ma stiamo parlando del Dio dell’inganno, avrà qualche asso nella manica, come minimo. Poi quella dipartita senza pathos non convince proprio per niente. Ah, tutte le morti del film sono così? Beh, quella di Loki lo è in particolar modo. E noi crediamo in un suo ritorno. Messianico.

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Il tipico sguardo quando ti dicono che per tutto il viaggio c’è soltanto la cassetta di Tiziano Ferro.

Wong – Voto 7. Lo stregone amante dei panini al tonno e maionese combatte poco e bene in questa pellicola. Guarda le spalle a Doctor Strange, crea portali che come effetto collaterale amputano braccia ai nemici e si guadagna la stima di Stark. Invitato al matrimonio.

Nebula – Voto 5.5. Un personaggio fatto a pezzi, metaforicamente e letteralmente. L’unico scopo della sua comparsa sembra sia stato funzionale a ricattare la sorella Gamora, con cui per altro aveva un rapporto tutt’altro che fraterno fino a poche pellicole prima. Insomma, alla fine la fa cedere, poi si risveglia e poi boh, ci manca un pezzo. Da ricomporre.

Collezionista – Voto Boh. Non è chiaro se sia in qualche modo comparso realmente o se fosse tutta un’immagine creata da Thanos con la gemma dello spazio. Fatto sta che non è da lui resistere sotto tortura senza crearsi qualche via di fuga. Figurante sfigurato.

Eitri il Nano – voto 6. Al cinema sembrano tutti più alti, ma qui si esagera. Il mastodontico Dinklage si lascia comunque infinocchiare da Thanos, manco fosse un intricato sotterfugio alla Ditocorto. Si riscatta poi creando una nuova arma del potere, che He-Man levati proprio. Necessario.

Teschio Rosso – Voto 9+. Hai capito il teschio rosso? Da capoccia dell’HYDRA ha fatto carriera ed è diventato il custode della gemma dell’anima. Teletrasportato dal Tesseract su Voromir, ha passato settant’anni in questo purgatorio a fare pratica fino a che non ha incontrato Thanos e ha potuto accoglierlo sparandogli addosso perle di saggezza. Ritorna egregiamente in scena e fa bene il suo lavoro. Wannabe San Pietro.

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Scusate, non abbiamo resistito.


Panchinari, non pervenuti e non convocati


Occhio di Falco
– senza voto. Agli arresti domiciliari -o semplicemente Arriva(l)to tardi-, rimane a casa per vedersi polverizzare mezza famiglia. Lo aspettiamo nel sequel in versione Ronin. Vero vendicatore.

Deadpool – senza voto. Rifiutato per via cartacea dal signor Stark, avrebbe potuto fare la differenza. O forse no. Di sicuro, ci saremmo fatti una risata in più in questa valle di lacrime. What if… effetto placebo.

Silver Surfer – senza voto. La battuta “Thanos sta arrivando” era sua di diritto. In attesa che la Disney sblocchi i diritti del personaggio dalla avida 20th Century Fox e continui la sua compravendita del mondo, per ora non facciamo pagare nessun copyright. Coming soon.

Valchiria – voto non pervenuto. Un attimo prima c’è, il nanosecondo dopo è scomparsa. Qualcuno in preda al panico ha già chiamato i carramba. Ospite a Chi L’ha Visto?  

Ant-Man – voto 6, sulla fiducia. Assente giustificato, è già confermato per la partita di ritorno e siamo certi che sarà uno degli mvp del sequel annunciato. Segnatevi la parola “dimensione sub-atomica”. Fatto? Bene. Giovane promessa.

Captain Marvel – senza voto, ma comunque con lode. Neanche il tempo di far apparire il suo logo sullo schermo che tutti gli spettatori di sesso maschile sono già barzotti e con la tachicardia. Compreso anche il tizio seduto affianco a noi che l’ha scambiata per l’omonimo Dc in tutina rossa. Da sogno.

Articolo a cura di Giulio Beneventi e Edgar Pironti

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Siamo senz'altro scontrosi e antisociali, tuttavia a volte abbiamo degli interessi in comune. E scriviamo a più mani i nostri articoli.
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