Dark: 10 “pesanti” tributi a Ritorno Al Futuro

dark ritorno al futuroDieci chiare citazioni di Ritorno Al Futuro nell’oscuro mondo di Winden.

Al tramonto dello scorso anno, quando Dark sbarcò in pompa magna nel circuito streaming, una discreta fetta di audience si riscoprì improvvisamente decerebrata e pronta a sentenziare che, a causa di giusto due biciclettate in paesini dimenticati da Dio e un pugno di ragazzini scomparsi nel nulla, fosse tutta una scopiazzatura di Stranger Things. La verità, che per fortuna emerse chiaramente in breve tempo, era che la produzione crucca (la prima in assoluto su Netflix) condividesse sì qualcosa con la storia nostalgica dei fratelli Duffer, ma che in realtà fosse soltanto un semplice e singolare fattore: l’amore per il citazionismo. Difatti (tralasciando i vari riferimenti sparsi a Twin Peaks, Les Revenants, quella cafonata di The OA e affini), in particolare, vi è una storica pellicola a cui rimandano costantemente le vicende di Winden, un assoluto caposaldo cinematografico in materia di viaggi nel tempo: Back To The Future, ovviamente (il primo capitolo, non tanto la trilogia). Più e più volte le azioni di Jonas e compagnia ripercorrono parallelamente in qualche modo i meandri della geniale sceneggiatura di Robert Zemeckis (distaccandosene altrettante volte), tanto che c’è chi ha parlato -non proprio a caso- di un nuovo Ritorno al Futuro sotto mescalina.

Ebbene, in questa occasione ho voluto proprio rintracciare nelle prime dieci puntate dirette da Baran bo Odar quelli che sono i dieci più (passatemi il termine futuristico) pesanti tributi in Dark al capolavoro cinematografico degli anni Ottanta che conquistò intere generazioni di appassionati e che rese Michael J. Fox una delle stelle più brillanti di Hollywood. Li trovate qui di seguito, brevemente analizzati. Accendete il flusso canalizzatore, che si parte.

Attenzione. Contiene spoiler molto oscuri.

dark ritorno al futuro

“Ma che stai a dì?”

La lettera targata Do Not Open Until
Un classico. Cominciamo dal richiamo più plateale, quello sicuramente più limpido e telefonato, che non sarà passato inosservato neanche agli occhi di coloro che non sono cresciuti guardando ogni mattina a colazione le corse in skateboard di Marty McFly. La lettera da aprire soltanto in un preciso giorno nel futuro è il mezzo comunicativo più efficace e più scenicamente d’impatto in ogni storia temporale che si rispetti, sia che si voglia avvertire di un pandemonio imminente con dei simpaticoni libici sia che si voglia spiegare l’incredibile storia celata dietro ad un triste suicidio. Sic est.

Sweet November, ovvero il mese ideale per i viaggi nel tempo
Pare che sia possibile viaggiare oltre le barriere del tempo soltanto nel mese a cui gli illustri poeti Giovanni Pascoli e W. Axl Rose dedicarono i loro più celebri componimenti. E’ così per forza di cose. Altrimenti sarebbe lievemente difficile spiegare delle stranissime coincidenze. Per esempio, indovinate un pò qual è il giorno in cui Marty torna indietro nel tempo? Che sia lo stesso in cui Mikkel Nielsen/Michael Kahnwald si avventura per sbaglio nella grotta temporale e fa la sua capatina senza ritorno nel 1986? Eh, mi sa di sì.

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L’alimentazione da 1,21 gigowatt
Un altro assioma assolutamente inderogabile è che, in assenza di fulmini e rifiuti umidicci, una macchina del tempo -qualunque sia la sua particolare forma- si azioni esclusivamente ad azione nucleare. Nessun altro modo. Tassativo. Categorico. Cogente. Doc Brown è costretto a rubare il plutonio ai terroristi libici, Jonas adulto (in pratica un Aragorn futuristico, quindi The Road) finisce per sottrarre il materiale radioattivo (senza alcuna protezione, ma pazienza) da un tir della centrale lasciato incustodito, con a guardia soltanto un transessuale molto gettonato. Vabbè, insomma, stessa roba.

Laika, levati proprio
Passiamo ad un ulteriore cliché. Il primo viaggiatore nel tempo della storia non può essere un uomo: sarà sempre una palla di pelo a quattro zampe. Tranne nel caso di Bruce Willis, che comunque è un cane a recitare (ops). Se Zemeckis sceglie come cavia lo splendido pastore bergamasco Einstein, nella trama di Dark abbiamo invece un piccolo barboncino che, spronato da un assassino (o comunque concorrente in omicidio) ancora in fasce (l’Helge Doppler del passato), finisce nelle grotte di Winden e percorre l’arco temporale di trentatré anni, per ritrovare la sua padroncina Claudia con qualche ruga in più.

Passioni a vignette
Al giovine Mikkel disperso nel passato vengono dati dall’infermiera Ines per rincuorarlo dei fumetti di fantascienza basati su persone venute da altri pianeti o dimensioni, tema già molto caro nei cuori dei teenager (nerd) americani da almeno trent’anni. In effetti, ricordano molto le letture del buon George McFly nelle sue solitarie serate a casa prima del ballo Incanto Sotto Il Mare (o era il pesce sotto il mare?). Manca solo Eddie Van Halen a tutto volume e il quadretto è completo.

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L’immancabile Doc
Chi mai poteva inventare (va bene, in Dark su commissione) una complessa macchina del tempo, se non un bislacco ma geniale uomo di scienza con una massa di capelli bianchi arruffati e uno sguardo da visionario? Suvvia, signor Edison, che domande! Grande Giove!

“La domanda non è dove, ma quando diavolo è!”
Il quesito pronunciato nella prima puntata dal piccolo Mikkel nelle vesti di Houdini davanti al padre ancora fiero della sua colazione da campioni e ripetuto spesso nello svolgimento -quasi fosse un mantra dell’intera serie- è esattamente (ma proprio esattamente) lo stesso che Marty pone a Doc in occasione del viaggio di Einstein, la prima traversata temporale della storia. Un semplice lapsus o i produttori tedeschi hanno deciso volontariamente di inserire una minuta citazione? Anzi, poniamola meglio, la domanda: quando diavolo lo hanno deciso?

La prova fotografica
La foto che ritrae in gioventù Ulrich e il povero Mads ricorda molto quella che ha Marty nel portafoglio, da cui scompaiono progressivamente i componenti della sua famiglia Dave e Linda per i guai nel continuum spazio-temporale. Notare lo sfondo. Pare ci sia pure lo spazio per un terzo fratello svanito.

dark ritorno al futuro

La DeLorean citata
Per gli ancora scettici. Nell’ultima puntata di questa prima stagione, il Jonas del futuro, parlando del bunker che Noah (l’Anticristo fuori dal loop?) usa per viaggiare nel tempo sfruttando come cavie combustibili i bambini, specifica amaramente che “non si tratta di una DeLorean, non fa scintille”. Più esplicito di così.

Il bacio incestuoso
In chiusura, possiamo abbandonarci anche ad una “citazione” abbastanza tirata. Diciamo un déjà-vu piuttosto rilevante: viaggiatore del tempo consapevole della medesima linea di sangue che non vuole offendere le norme sul buon costume e mamma o zia comunque caldissime e vogliose. C’è una modesta analogia, quello è sicuro. A proposito, vi siete mai chiesti cosa sarebbe successo se Marty non fosse riuscito a resistere alle più che esplicite avances materne e si fosse… lasciato andare? Qui la risposta. (Grande Giove!)

Bene, questo è tutto. Forse non siete ancora pronti per questo tipo di articoli… ma ai vostri figli probabilmente piaceranno. Sì, come no.

Thanks to:
Dark Netflix – Italia

 

Leggi anche: Dark: la relatività della quarta dimensione

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
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Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

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