Dieci morali che mi ha trasmesso Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Gli insegnamenti che mi ha lasciato lo spin-off Chi L’ha Visto? ambientato nelle campagne statunitensi.

Ho inaugurato il mio bazzicare presso i candidati all’Oscar 2018 da quello dal titolo meno attraente e dalla locandina più insipida: sembrava la cover di Mechanical Bull dei Kings of Leon con un profilo di donna. Tra le recensioni citate in gran pompa, qualcuno diceva che si trattava del film che i fratelli Coen avrebbero sempre sognato di fare, mentre un altro paio parlavano di black comedy perfettamente riuscita: in realtà, alla fine della proiezione, avrei trovato meno campato in aria paragoni con il film di Rovazzi o il genere documentario. Tre Manifesti a Ebbing, Missouri si è rivelato essere uno stupendo thriller incompleto, una crime story senza crime e con parziale story, che vede i protagonisti annaspare alla ricerca di uno stato mentale stabile (non riuscendoci) e di una risoluzione delle proprie vite senza senso (non riuscendoci nemmeno).

Al termine di due ore di desolazione, io che dai film provo a trarre pillole di filosofia e insegnamenti produttivi ma finisco per ricordarmi solo stronzate, ho contato sulle dita delle mie due mani cosa mi è rimasto. Eccovelo. Ci sono spoiler.

 

La tirante delle somme:
Andare oltre il velo di maya di un titolo scoraggiante a volte spesso conduce ad onesti ed originali panorami.

La troglodita:
Un’ora e 55 minuti e non si è capito chi abbia veramente ucciso la povera Angela. BAH

La sceriffo nuovo in ambiente ozioso:
Tutti quanti là così! Che fumano, che stano fermi, che fano atenti! Ma dai… basta! […] Perché deve esserci sempre un resp… un deficiente di turno qua, che paga per tutti, cazo?
[…] Io son là ventiquattro ore al giorno, io! Ventiquattro ore al giorno sono là, io! Tutti i giorni, cazo! Non è possibile una roba del genere… vergognatevi, cazo! […] È ora di finirla qua, state calmi tutti, cazo! State calmi! Non ho mai visto una roba del genere! Tutti presuntuosi, ironici, ridono: eh, eccolo, arriva il scemo di turno! Qua si fanno le cose seriamente, cazo! […] Parla te: spiegagli come lavoriamo. […] Son tranquillissimo. Dì che i vegna avanti. Me faso ucider, me faso pugnalar. Vaffanculo! […] È cattiveria questa, dai. […] Cosa devo dire, cazo? Andiamo via? Non è un problema.

La spettatore deluso di True Detective:
Era solo questione di tempo perché, dopo aver visto il bel faccione da rotocalco di Colin Farrell diventare emblema del massacro del buon gusto, qualcuno legato a uno dei prodotti audiovisivi più belli di tutti i tempi passasse, cappuccio in testa e pistola in mano, all’azione.

La Matteo Salvini è il mio premier:
Extracomunitari, africani, gente senza cultura del lavoro. È un’invasione. Le nostre figlie dovrebbero potere andare in giro senza rischiare di essere fatte a pezzi. Il Missouri ai missouriani.

La Giacomo Leopardi suca:
I processi di redenzione personale possono essere epifanizzati da lettere stringicuore, mamme pesantissime, gente che ti odia visceralmente, batoste figurate e vere, ma prima o poi bisogna darsi una mossa. Vedere oltre quella finestra, oltrepassarla. O farla oltrepassare a qualcun altro.

La Idea del secolo:
Ho già affittato i manifesti lungo la strada del campo d’allenamento Tenente Onorato per scriverci, nero su rosa: “Quattro gol dall’Empoli”, “E ancora nessun esonero”, “Come mai, presidente Maurizio Zamparini?”.

La Killer Joe mi ha insegnato l’educazione:
Rivolgersi alla tua genitrice chiamandola ripetutamente vecchia, troia, o vecchia troia, non è soltanto accettabile ma il più delle volte viene ricambiato con un sorriso come fosse una tenera e grata carezza. O al massimo con una affettuosa cucchiaiata di cereali fra i capelli.

La Tyrion seduttore a fasi alterne:
Ora è chiaro perché le trame dei porno con i nani non iniziano mai al ristorante. I Lannister ripagheranno sempre i loro debiti, ma il viceversa è tutt’altro che scontato.

La KKK:
Ma quindi torturare i negri è legale?

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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