Eurovision 2018 – Il pagellone delle meraviglie

 eurovision-2018-in-media-rex-headerL’Eurovision non è un serpente, ma un pensiero indecente (semi-cit.)

Come pasqua, come capodanno, come l’anniversario che ti dimentichi, anche quest’anno è tornato l’appuntamento per l’Eurovision, il festival del Vecchio Continente dedicato alle realtà più importanti dei vari Paesi che compongono l’Europa. Il palco dell’imponente carrozzone è stato ospitato dal Portogallo, vincitore dell’edizione 2017 con una canzone di merda. Dobbiamo dire che, al solito, è stato un delirio di trash, sorpresone, robe incomprensibili e provocanti presentatrici (quest’anno ben quattro).

Siamo sboroni, siamo altezzosi, indi per cui la redazione non si è concentrata sulla sola finale, ma su tutte le Nazioni partecipanti all’edizione 2018, quindi da chi è passato inosservato (impossibile, visto l’alto livello di kitch che spurgava da tutti i pori dei nostri schermi) fino alla grande sorpresa finale.


Israele – Netta, Toy

Non si capisce cosa sia. Cugina di primo grado di Young Signorino, la signorina in questione si destreggia tra J pop e K pop, inneggiando, credo, al gallo inteso come cock. A un certo punto abbiamo creduto di vedere una puntata di “La Vita Secondo Jim”, eppure non avevamo ancora preso in mano la seconda birra. Siamo sbigottiti. E disorientati. Soprattutto perché ha vinto l’Eurofestival. Siamo vecchi e non capiamo (dopotutto, siamo esseri estinti, in effetti).


Italia – Meta – Moro, Non Mi Avete Fatto Niente

Siamo passati dalla scimmia nuda che balla (con tanto di inglesi anti-bidet increduli) alla canzone impegnata. I vincitori di Sanremo (con riserva, visto tutto il casino accaduto quest’inverno) non se la cavano male, e l’idea di tradurre in più lingue i passaggi chiavi del testo non dispiace. Non vogliamo essere di parte: obiettivamente è stata una delle esibizioni migliori dell’Eurofestival (al netto dell’Ungheria). Delirante nella finale la disparità tra televoto e votazioni dei singoli Paesi. Ma non ci avete fatto niente. GNEGNEGNE.

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“Ciao mamma, guarda come mi diverto”


Azerbaijan – Aisel,  X My Heart

È il nostro Canada, nel senso che le mode in Azerbaijan arrivano con dieci, quindici anni di ritardo. Elettro pop danzereccio un po’ a la Cher, un po’ alla Celine Dion. Canta, balla, rimane in bilico su degli iceberg di DiCapriana memoria. In finale non ci arriva nemmeno.


Finlandia – Saara Aaalto, Monsters

Gli scandinavi stanno avanti (anche nel raddoppio delle vocali anziché delle consonanti). Che si tratti di metal, dance commerciale da ketamina, stanno avanti. E botta di culo per lei che si lancia e i figuranti la prendono al volo. Tamarrata epica, balliamo ancora in redazione, con un razzo a reazione in mano. Pirotecnica.


Bulgaria – Equinox, Bones

Evviva la Bulgaria, evviva il pippero. Ma qui non c’è il pippero, bensì compaiono sul palco i The Black Eyed Peas che hanno incontrato la cover band dei Neri Per Caso alla fermata della metro C di Varna. E la quota rosa è assicurata dalla Lady Gaga / Raffaella Carrà bulgara. Non male l’esibizione, ma noi siamo fedeli al pippero. Fac simile.


Armenia – Sevak Khanagyan, Qami

Il cugino di Chef Rubio si presenta sul palco dell’Eurofestival con un brano di indubbia carica emotiva e grande atmosfera. Tra l’altro, Sevak ha anche una discreta voce. Incredibile, siamo riusciti a scrivere un commento tecnico-artistico serio. Porca puttana, se siamo ubriachi.

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“Mo ve porto in una trattoria de fiduscia”


Moldavia – DoReDos, My Lucky Day

E all’improvviso parte una canzone tipo Bregovic” (cit.). Sembra la versione moderna della canzoncina che Aldo, Giovanni e Giacomo utilizzavano per lo scatch dei bulgari. Ancora non abbiamo capito se si sono presentati all’Eurofestival per uno spettacolo di cabaret o per cantare effettivamente. Nonostante questo dubbio amletico, potrebbero tuttavia risollevare le sorti della prossima edizione del Concertone del Primo Maggio a Roma. (Nota tecnica: uno dei nostri redattori è innamorato della bionda. Abbiamo provveduto a sedarlo).


Svezia – Benkamin Ingrosso, Dance You Off

Anche per la Svezia, abbiamo sedato uno dei nostri redattori perché furibondo. Si aspettava una bionda, invece si è presentato il figlio illegittimo di David Hasselhoff che imita Justin Timberlake e ha movenze mascoline dell’ei fu George Michael. In effetti sembra un pezzo degli Wham featuring Daft Punk sotto morfina. Tutto molto anni Ottanta, ma lui se ne sbatte e ancheggia meglio di Taylor Swift. Un ancheggiatore abusivo, insomma.


Ungheria – AWS, Viszlát Nyár

Quota rock / metal per ‘sti ungheresi. E non sono nemmeno tanto male. Fuoco sul palco e piedi scalzi per il cantante (gli avranno fregato le Superga in ostello). L’esibizione più fuori luogo dell’Eurofestival, ecco perché sono i vincitori morali, stecche e scream sfiatato compresi.


Svizzera – ZiBBZ, Stones

Ops, I did it again”. Ci dovete spiegare perché la sosia di Jennifer Lopez  abbia assoldato Bumblefoot, ex Guns N’ Roses, a fare il pagliaccio alla batteria. Cowgirl ammiccante, top minimal di pelle. Noi ci fermiamo qui, perché il solito tipo della redazione a cui piacciono le bionde inizia a nitrire. Scusate, dobbiamo sparargli alle gambe, altrimenti non si calma. Ah, sì, il brano non è poi così male. Due palle perché sempre uguale, ma ammicco ammicco.


Irlanda – Ryan O’Shaughnessy, Togheder

L’Irlanda ci ha donato la Guinness, gli U2, i Cranberries. E sto abominio, che non riesce a non fare gli occhioni da pesce lesso nemmeno per un secondo. Evviva l’ammore, purché respiri.


Cipro – Eleni Foureira, Fuego

CIAO. Non ho ascoltato. La Beyoncè dell’isoletta. Ma che fa più sesso. PORCOMONDO STA ROBA NON È PUBBLICABILE. VADO A SPARARMI UN LITRO DI CAMMOMILLA PURA.
Scusate, abbiamo dovuto sparare a uno dei nostri redattori.


Macedonia – Eye Cue, Lost And Found

Ammicca, poi parte una roba stile Reggae. Ma continua ad ammiccare. Meraviglia il coro stonato, ma va bene tutto, anche la tovaglia rubata dal Crai di Buccinasco e i boxer attillati rubati al suo ex. Poi l’ormone prende il sopravvento e dobbiamo sedare metà redazione. Il chitarrista piacione e i cori stonati sono la cosa artisticamente più rilevate. Alessandro Magno rivive in loro. O nelle nostre mutande.


Grecia – Yianna Terzi, Oniro Mou

Forse doveva essere la colonna sonora per Titanic 2. Poi il progetto è fallito, Jack continua a essere un ghiacciolo nelle profondità dell’oceano e bona lì. In Grecia però la notizia non è ancora arrivata, dunque Yianna Terzi ci crede ancora, e confeziona questa Celinedionata meno pomposa e più umile, con più nebbia e meno iceberg. Inconsapevole e innocente. E un po’ sborona.


Croazia –  Franka, Crazy

Nei Balcani la genetica è superiore. Detto questo, la canzone non è manco male, forse perché uno scarto di Alicia Keys dei tempi d’oro. Franka, nome caro a Massimo Boldi, è cara anche a noi. Si alza un vento di libeccio d’improvviso. Sul palco dell’Eurovision e in noi. La forza della musica.


Paesi Bassi – Waylon, Outlaw In ‘Em

Un po’ Bon Jovi, un po’ marpione, che alla fine è dire la stessa cosa. I figuranti dovrebbero fare anche qualcosa che somigli a un assolo di chitarra, ma se quello che tira martellate al tamburo non riesce ad andare a tempo, figurarsi chiedere di andare a casaccio sul manico della chitarra. Detto questo, il paese bassista, che in verità è altino, si presenta con cappello stile SRV e giacca leopardata: tanta stima. E il brano è da marpione becero e senza ritegno. Chapeau, secondo vincitore morale dell’Eurofestival. Micio micio bau bau.

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“Wanted, waaanteeed, deaad or aaaliiiveee”


Austria – Cesár Sampson, Nobody But You

Forse agli austriaci hanno detto che “jodel” oggi si scrive “gospel”. I talent hanno fatto danni. Danni su danni. Cesár Ne è l’esempio. Tra Seal e qualsiasi cosa di pop-hip presente sul mercato discografico da 20 anni a questa parte, con cori gospel e scenografia che incontra gli anni Ottanta e un Millenium Falcon parcheggiato in doppia fila. Male ma non malissimo. Almeno non è il solito jodel.


Islanda – Ari Ólafsson, Our Choice

In Islanda sono pochi, il tempo non è nemmeno tutto questo granché, ma qualcosa di allegro potrebbero anche sforzarsi a realizzarlo. Di strani (e forse anche di Trani, come origine) avete già Bjork, ora sto biondino con l’ennesimo pezzo poppone all’enesima potenza che si emoziona ogni 3×4 (e non siamo nemmeno in periodo di saldi). Non bruttissima, ma sto guardando intensamente quella corda col nodo scorsoio. Ah, è un fazzoletto.


Albania – Eugent Bushpepa, Mall

Rubare il giro di chitarra a “White Christmas” è da coraggiosi, o da stronzi. Nel dubbio, scopriamo che in Albania hanno il corrispettivo dei Goo Goo Dolls, tanto che il nostro subconscio continua a canticchiare il mash-up di “White Christmas” e “Iris”. Tuttavia, furto o non furto, non sono nemmeno male costoro. Tranne il batterista: basta con l’eroina. Pop Rock di qualità, per una volta non stiamo facendo della facile ironia. Sorpresa.


Belgio – Sennek, A Matter Of Time

Ci hanno donato i trappisti, alcune delle birre migliori del mondo. All’Eurovision ci hanno donato Sennek, musicalmente un connubio tra Bjork e pop da essere umani normali. Il salto dai mobili smontabili dell’Ikea al palco portoghese dell’Eurovision è notevole. Forse ha montato male il vestito, ma chi se ne frega. Noi siamo per i sognatori. Vedi figura 3.

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“Aaaaaahhhh!! Perché mi avanzano 4 viti?”


Francia – Madame Monsieur – Mercy

Non ho nulla contro i francesi. Ci hanno regalato Laetitia Casta, ci hanno regalato i Gojira, ci hanno regalato la pasticceria più burrosa del mondo, ci hanno regalato una finale Mondiale indimenticabile. Poi stop. Mercy, stop.


Repubblica Ceca – Mikolas Josef – Lie To Me

Matt Damon se avesse fallito la carriera attoriale sarebbe stato grossomodo così. Mikolas Josef viene dalla terra dove tutto è bello, tranne i ragazzi. Nel dubbio, la butta sulla simpatia e sul concetto “non sono bello, ma piaccio” tanto caro al vate Calà Jerry. Il groove ce l’ha, è simpatico, ha ufficialmente inaugurato l’era dei risvoltini sui pantaloni della tuta. Nessuno è perfetto, però stiamo ancora cantando, e non ci dispiace nemmeno tanto.


Lituania – Ieva Zasimauskaitė, When We’re Old

Joey Potter ruba la voce a Emilia (quella di “Big Big World”) e si trasferisce in Lituania. Rimane comunque la Joey Potter complessata e stracciacoglioni di Dawson’s Creek. Lenzuolo dell’Ikea di €14,99 e si va di sentimenti. Noi li abbiamo, ma è rottura di coglioni, anche perché la canzone non decolla mai. Un aereo senza kerosene.


Bielorussia – ALEKSEEV, Forever

Dobbiamo capire cosa diavolo abbiano all’Est, vicino all’ex blocco sovietico. Producono o metal di qualità da far impallidire mezzo mondo, o pop complessato che in confronto Luigi Tenco potrebbe essere rivalutato come allegro. Ballerina da esorcizzare, Alekseev che alla fine esibizione mostra al pubblico dell’Eurofestival la schiena invasa da carta regalo posticcia. O rose. O puss.


Estonia – Elina Nechayeva, La Forza

Elina canta in italiano, ”rischiarra” il palco dell’Eurofestival con un vestito da 65.000 euro che si illumina e crea giochi di luce che Capodanno a New York spostati proprio. Strilla da soprano, e tanto di cappello, perché non è così stracciamaroni come potevamo immaginare all’inizio. Certo, la canzone in sé fa cagare, ma lo spettacolo nel suo complesso funziona. Ora scusate, dobbiamo prendere appuntamento da Amplifon.


Portogallo – Cláudia Pascoal, O Jardim

Padrona di casa, alla fine non è stata premiata dalla classifica finale. Peccato, perché il brano non è pessimo. Forse troppo intimo per l’Eurofestival, ma la classe c’è e si vede, nel canto e nel portamento. Evviva il capello fuxia, e fanculo chi non ti ha votato. Claudia, siamo con te.


Spagna – Amaia y Alfred, Tu Canción

Mietta e Amedeo Minghi. Romina e Al Bano. Amaia e Alfred. Scoprite le differenze. Spagnoli calienti, ma dove. Sappiamo che in Spagna c’è di meglio, molto di meglio. Enormemente di meglio. Come ci siano finiti ‘sti qua sul palco dell’Eurofestival non lo sappiamo. Probabilmente dovevano andare a Santiago de Compostela e hanno sbagliato strada. Vedete cosa significa non aggiornare il Tom Tom per 10 anni?


Regno Unito – SuRie, Storm

Annie Lennox con meno carattere. Ma la canzone non è male. Il solito refrain che ascolti mentre sorseggi un Martini corretto con della cedrata Tassoni. For ee-eee-eee-vaaa.


Norvegia – Alexander Rybak, That’s How You Write A Song

Sborone. Anche antipatico. Il classico tipo che sorride sempre e che vorresti prendere a sberle dalla mattina alla sera fino a quando non riesci a spostarlo dalla Norvegia a Caramanico Terme. Ma è un intrattenitore nato, cresciuto a pane, Nutella e Camp Rock su Disney Channel. Sberle a più non posso, ma è innegabile che farebbe la sua porca figura in una nuova edizione di Ok Il Prezzo È Giusto.


Romania – The Humans, Goodbye

Pop rock di classe. Forse. Ma il viola porta sfiga in televisione, e infatti il piazzamento non è dei migliori. In Romania ci sanno fare, oltre alla bella presenza la bionda è e la usa band sorprendono positivamente. Meno quella che dovrebbe far finta di suonare il violoncello. Ma chi se ne frega. Stacco di coscia e band vestita da imbianchini e che se ne sbatte di fingere di suonare live. Chapeau.

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Serbia – Sanja Ilić & Balkanika, Nova Deca

Prendete Enia, prendete Raiz degli Almamegretta, prendete della dance pop di fine anni ’90 e avrete il presente pop serbo. Che ha in serbo gnocca e musica retrò-per-loro-modernò. Siamo confusi. Vabbuò.


San Marino – Jessika feat. Jenifer Brening, Who We Are

Non sono nemmeno di San Marino, e non capiamo. Forse i robottini sono di San Marino. Ma soprattutto: San Marino? All’Eurofestival? Non prendeteci per antipatici, amici di San Marino (anche se lo siamo, in effetti), ma fa strano vedervi rappresentati da chi non riesce nemmeno a pronunciare bene “Grazie Mille”. Però il pezzo non è male, tamarro quanto basta da incontrare i nostri gusti. “Size Don’t Matter”: in effetti sapete usarlo bene. Lo spazio

 


Russia – Julia Samoylova, I Won’t Break

Scenario rubato da Aldo Giovanni e Giacomo, abbiamo atteso che iniziasse a urlare “Pdor, figlio di Kmer”, ma niente. La canzone però ci piace, e poi ci fa tenerezza, emozionata sinceramente come poche.


Australia – Jessica Mauboy, We Got Love

I cugini rinnegati dell’Europa. Quarta volta all’Eurofestival. “We Got Love”, canta Jessica. In realtà “We Got Groenlandia” diciamo noi, anche perché tecnicamente è territorio danese. Fatto sta che ‘sta Jessica ce la mette tutta per fare uno spettacolo decoroso e a giustificare la sua presenza. Ce la fa e non ce la fa. Rimandata a settembre.


Danimarca – Rasmussen, Higher Ground

I vichinghi rimangono epici anche quando scoprono il pop. La Danimarca è un posto strano e meraviglioso. Anche quando il cugino giovane di Jared Leto copia Madonna di (Evita, Chica Bonita) e fa il figo solo perché è vestito di nero, è alto due metri e ha più capelli di quanto le nostre generazioni future possano mai sperare. E nevica pure.

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Georgia – Ethno-Jazz Band Iriao, For You

Il volo georgiano. Con dieci o quindici anni di più, ma siamo lì. Al Bano, pensaci tu, spara un acuto e rimandali a casa (forse l’ha fatto davvero, attenzione).


Polonia Gromee feat. Lukas Meijer, Light Me Up

Cappelli da prete ottocentesco o Kung Lao, dance e zio di Adam Levine che canta. Amiamo la Polonia, ma queste cose sono troppo anche per noi, Nazione che ha dato natali a Fedez. Buona colonna sonora per gli Europei del 2004, anche se con 14 anni di ritardo.


Malta – Christabelle, Taboo

Pop di buona qualità, non c’è che dire. Ma Cristabella cara, non hai un caldo mostruoso con quello scafandro travestito da abito? Certo che a Malta avete una concezione dell’eleganza particolare. Ma la dance-pop commerciale sapete farla, dobbiamo ammetterlo.


Lettonia – Laura Rizzotto, Funny Girl

Avere meno di 24 anni e dimostrarne (bene) 30. Essere bionda, alta, ed essere brasiliana naturalizzata Lettone. Presentare una canzone dal titolo “Funny Girl” e tentare di cantare stile soul, un po’ ammiccante, un po’ “Feelin’ Good”. Bionda, alta, e fuorigioco. Non nel senso calcistico, ma proprio della gara: non arrivi in finale. Peccato. Forse. Non sappiamo. L’ormone dilaga. Però due palle, ecco.


Montenegro – Vanja Radovanović, Inje

E fattela na risata, che magari domani te svegli sotto ‘n cipresso. E smettila di presentarti in pubblico in pigiama. Aspetta, ma quelli sono i colori di Dodò dell’Albero Azz… MOSTRO!


Slovenia – Lea Sirk, Hvala, ne!

Pheega, che groove. Bella ragazza, bella presenza scenica e bel beat. NE NE NE NE NE NE NE NE.


Ucraina – Melovin, Under The Ladder

Dracula è risorto. E fa pop. In una vita precedente con tuta probabilità era amico di Tommaso Paradiso. Rimaniamo col dubbio che abbia perso una lente a contatto. Le coriste che fanno il tuca tuca all’aria sono qualcosa di meraviglioso. Quando le scale che portano al pianoforte rialzato hanno preso fuoco, abbiamo sperato in un barbecue. Lui ci sta sulle balle, la canzone non è degna di lui. Infatti è decente.

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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