Io tifo per Negan

Cinque prove del fatto che Negan è il vero personaggio da proteggere in The Walking Dead

 

Metto subito le mani avanti. Andrew Lincoln è un interprete fenomenale. Ma l’ho visto alla prova troppe volte. L’ho visto piangere, incazzarsi, disperarsi, urlare, boccheggiare minacce. Sono abituato, assuefatto al suo drammatismo esasperato, al suo proverbiale piegarsi fin quasi a spezzarsi, per poi risorgere nel sangue e prendersi le sue immancabili rivincite.

Detto in altri termini, Rick Grimes mi ha rotto le palle.

Sette serie sono sufficienti per esplorare fino a fondo l’epica dell’eroe temporaneamente fallibile ma moralmente senza macchia, e perennemente frastornato. Negan, invece, era il protagonista di cui, da assiduo frequentatore dell’universo zombificato di The Walking Dead, avevo bisogno. È il vero motivo per cui sto riaffezionandomi alla serie dopo almeno tre stagioni assolutamente mediocri. È il motivo per cui non mi sono mai preoccupato per Rick e Aaron, quando sono andati a fanculo a cercare provviste, per l’imprigionato Daryl, o per quelli finiti nell’accampamento con il Bob Marley tigremunito. Ho seguito la settima stagione con le stesse altissime aspettative di quando mettevo su gli episodi di Scrubs per vedere spuntare l’inserviente che bullizzava John Dorian.

A cavallo della pausa infra-stagionale, e con un mid-season finale pieno di gente che si guarda in faccia sorridendo di cuore (preludio di catastrofi, nella storia della serie, più di un quindicenne con occhi e fucili automatici in uguale quantità) voglio convincere qualcun altro a fare come me. A tifare insieme per un trionfo del buon Negan. È di lui che abbiamo bisogno, è lui il panda da preservare. Avvalorerò la mia tesi lasciando per cinque volte la parola a lui.

Little pig, little pig… let me in!

In un mondo guardingo e sfiduciato, armato e ostile, in molti hanno insegnato che l’approccio più sicuro è quello furtivo, notturno, silenzioso. O al massimo l’esatto opposto, in groppa a un enorme carro armato circondato da carne da macello pronta ad aprire il fuoco.

Negan non adotta nessuno dei due approcci, e non si cura delle prassi e dei rischi. Viene a trovarti con l’obiettivo neanche troppo nascosto di percuotere qualcuno a sangue giusto per lasciare un monito, e di riscuotere tributi talmente esosi da lasciarti a morire di fame. Ma entra in scena da solo, presentandosi alla tua porta con l’atteggiamento del compagno di merende di una vita, che ti citofona per salire a farsi due partite a FIFA e/o due cannette. È talmente sicuro di sé che è naturale e legittimo crederlo immortale e inattaccabile. E dopo un po’ credere che non sia soltanto potente, ma che la sua sia l’invincibilità del giusto.

Lucille is thirsty… she’s a vampire bat!

Negan fa un’entrata in scena più violenta dei villain dei peggiori horror/splatter di serie B. Il suo trionfale approdo è tutta una deflagrazione di crani e occhi, mai vista prima nel prime time. Mentre il cerchio di inginocchiati protagonisti lo guarda con impotente terrore, Negan va girellando sul suo improvvisato palco come il primo cazzone che passava lì per caso, snocciolando una serie interminabile di boiate.

Mentre il sangue ancora gocciola dal filo spinato di cui è ricoperta la sua fida mazza Lucille, Negan trova anche lo spazio per inserire un ridicolo gioco di parole nel suo fiorito eloquio (che, fortunatamente, i traduttori italiani non hanno voluto massacrare con un altro hold the door -> trova il modo). Ed interpreta lo sgomento dipinto negli occhi sgranati degli astanti come una reazione alla bruttezza della battuta.

Starving?! You.

La versione casalinga di Negan consegna un personaggio credibile, sinceramente interessato alla bontà della limonata e degli spaghetti al pomodoro, e davvero intristito per l’assenza di sodali ai suoi giuochi e pasti.

Dopo aver fatto a Olivia la battuta più scorretta della serie, Negan guarda Carl chiedendogli se può mai essere che il suo umorismo non venga mai capito e apprezzato. Ma in realtà Negan guarda la telecamera, più che Carl. Guarda me, guarda te. E tutti noi ti capiamo e ti apprezziamo, Negan. Approviamo ogni passaggio del tuo iter body shaming – sentite scuse – molestia sessuale – ammirato complimento.

Did you treat her like a lady?

Ritornare su Lucille non è ridondante, è indispensabile. Lucille è la vera estensione, anche sentimentale, di Negan. È più di un’arma, o di un arto: è un’amica e un’amante. Negan considera le donne del suo harem alla stregua di oggetti, e nei loro confronti è possessivo ai limiti del maniacale.

Con Lucille è diverso. Per lei ha un amore autentico, non oppressivo. Non prova irrazionali gelosie nei suoi confronti. Spera che chi altri ha a che fare con lei la tratti con la sollecitudine e la delicatezza che lui le riserva. Fat Joseph chiaramente non capisce, e merita di essere cacciato fuori in maniera tanto brusca.

C’mon. I was winning.

Dopo aver recitato la parte del compagnone di stecche con un fin troppo spavaldo Spencer, Negan chiarisce che la spavalderia è prerogativa soltanto sua, procurandosi un’evidenza empirica della presenza di budella e organi all’interno del malcapitato. Ma gli episodi di efferata violenza per Negan durano un attimo, lasciano il tempo che trovano. Basta qualche secondo perché manifesti il suo sincero desiderio di qualcuno che finisca la partita delittuosamente lasciata a metà.

Io sono certo che, se avessi fatto parte della folla, avrei accettato il suo invito. E sono certo che l’avrei  anche lasciato vincere.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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