La Casa di Carta: il pagellone del colpo del secolo

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Sintesi numerica della memorabile sfida tra il Camerun dei partigiani scalzi e il Brasile dei piedipiatti.

Ancora intorpidito dalla cocente eliminazione della Juventus e con un bidone dell’immondizia al posto del cuore, mi sono di recente rifugiato nella caldissima visione de La Casa Di Carta, serie spagnola che pure quel balengo di Scanzi è arrivato a consigliarmi, definendola un dannatissimo capolavoro affine a Inside Man di Spike Lee (io avrei azzardato un Italian Job sporcato di Point Break e Reservoir Dogs, ma vabbè). Ebbene, dopo le ventidue puntate ricche di suspance, sangue, filosofia di rivolta, tette, maschere di Dalì, tette, sesso, tette, ben oltre qualsiasi labilissimo confine tra bene e male, senza neanche rendermene conto mi sono ritrovato, in concomitanza dell’annuncio della futura terza parte, a tirar le somme di ciò che è stato per ora, con una lacrimuccia finale e l’ultima parvenza di pelle d’oca dura a sparire. Sicché il gergo da bar scorreva ancora prepotente nelle mie vene calcistiche, ho osato ancora una volta scegliere uno dei formati più cari ai quotidiani sportivi, che poi è anche uno dei più chiari: le pagelle (ovviamente suddivise in comode squadre). Buona lettura.

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Voti esplosivi in arrivo.


Rapinatori che non rubano niente a nessuno


El Professor
– voto 8+. L’angelo custode con la Seat Ibiza rossa in divieto di sosta, questo Pieraccioni unito a Venditti con il fascino di Alberto Angela, è un vero cervellone, oltre che un vanto per la sapiosessualità. Mette in pratica tutta l’esperienza del suo evidente passato di telefonia erotica (tipo Porca a Porca con Maurizia Paradiso su Primantenna) per rimorchiare al telefono con conversazioni zozze (“Come sei vestita?… mmm, fammi vedere i piedi”). Clamorosamente ce la fa. Bomber maialone.

Tokyo – voto 6-. Di una bellezza mostruosa e con un sedere che vale quanto tutto il bottino della rapina, la Nikita spagnola riesce comunque a farsi odiare in patria (e non) più di Marquez con le sue decisioni impulsive (poco poco, eh) da primo giorno di ciclo, che sembrano voler mandare in vacca tutto sin dal primo minuto. Quasi ci riesce. Sarà per il prossimo colpo, di sicuro. Illegale.

Berlino – voto 10 e lode. Stronzo, folle, megalomane, narcisista, maschilista, semi-nazista, ma ha anche dei difetti. Cinque volte divorziato, amante dei corsetti veneziani, esperto di vergini e giumente ribelli, nulla lo mette sotto: lo sputtanano, gli si ammutinano contro, lo malmenano, ma niente lo ferma o lo fa anche solo tremare. Cioè no, in verità trema, trema al punto da pisciare fuori dal vaso, non perché esageri nel rispettare il piano, ma proprio perché non riesce a tenere fermo il pene mentre urina. Se ne va poi nel migliore dei modi, sorridendo beffardo contro il fato malevolo, come un Bruce Willis di nuovo in possesso di cuoio capelluto. Eroe troiano (in senso buono).

Denver – voto 9. La risata sguaiata. Il menisco da Elvis. Gli occhi glaciali à la Zed. La pecorina nel caveau. Poco da dire, l’iconicità di questa serie già cult è praticamente tutta nelle sue mani. Icastico.

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“Pure a pecora, se la fa…”

Rio – voto 6. Non si sa bene come, ma viene pescato dalla dea fortuna come la vittima sessuale nel gioco mortale della tarantola Tokyo. Intelligente ma ingenuo, è l’emblema dell’uomo sovrastato dall’amore (e dalla fregna). Intanto, come contrappasso, tromba ovunque: bagni, boschi, in tutti luoghi, in tutti i laghi, come Scanu. Chiamatelo scemo. Pischello fortunello.

Mosca – voto 7. Un po’ il papà calabrese di tutti quanti, quello che dispensa consigli e peperoncini a chiunque gli capiti a tiro. Scava in profondità, anche nei nostri cuori. Resta il rimpianto di non aver potuto sentire il suo album di canzoni corridos. Mágico.

Nairobi – voto 8+. Uno dei personaggi più interessanti. Quantomeno, uno dei più “veri”, tanto da arrivare quasi a far piacere la follia del matriarcato, durante il fallo di fuorigioco oltre il muro di Berlino. Con i festini al gusto di tequila buca poi lo schermo. Bagnatissima per il prof e il suo piano magistrale, sfrutta tutta la sua frustrazione per stampare soldi come se non ci fosse un domani e rendere tutti più ricchi e felici. Divinamente provvidenziale.

Helsinki – voto 7. Sebbene a prima vista possa sembrare un semplice scagnozzo esegui-ordini e non un raffinato estimatore della ciolla anziché dei tuberi quale è, l’omaccione barbuto con una moderata passione per i bavosi è un uomo dalle mille risorse e tra i più empatici del gruppo. Tiene in serbo (non la sua lingua) diverse sorprese, tra cui un ormai celebre pistolino. Ciùla e balòs.

Oslo – 6 politico. Vive senza dir nulla, se ne va senza aggiungere altro. Probabile che per parlare gli servano i post-it della mamma di Raquel. Da vegetale incosciente regala momenti commoventi coi cuscini Mondialcasa. Comparsa.

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Quando il tuo coinquilino mette su l’ennesima canzone di Calcutta.


Polizia e amanti di A.c.a.b


Ispettore Raquel Murillo
– voto 7. Donna in carriera di giorno, milf da amare di notte. Passioni calienti e debolezze comprensibili a parte, sa ampiamente il fatto suo su come fronteggiare mariti violenti, commenti sessisti e gente che non accetta un no da anni. Quando vuole una cosa è abituata a prendersela, anche puntando pistole alla tempia o ad altre sensibili parti del corpo (ci siamo capiti). Quando si lega i capelli poi, sai già che ti aspetta un emozionantissimo… chiamata. Cazzuta.

Ángel Rubio – voto 4. Francesco Pannofino ispanico è un uomo pieno di sorprese e col pallino per Andy Warhol. Ma, incredibilmente, la sua vita amorosa è un vero dramma. Rifiutato in amore, per un trick dei rapinatori, viene accusato e ricusato pure sul lavoro. Si riscopre un ubriacone alla guida e in cerca di una piccola pausa relax. Groupon al San Raffaele.

Colonnello Prieto – voto 0. Senza scrupoli, senza intelletto, senza capelli. Un uomo in carenza di tutto. A secco.

Suárez – voto 6 e 1/2. Uno dei pochi piedipiatti con le palle. Firma in prima persona lo scontro finale e si macchia mal volentieri del sangue di un fiore morto per la libertà. Professionale.

Alberto Vicuña – voto 4. Fa lo spesso con le donne. Poi, appena trova un piccolo Chuck Norris con gli occhiali, cade immediatamente come una pera cotta. Slimer.

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“Così ti vuoi fare il mio ragazzo, eh? E io mi faccio te”


Ostaggi del Brighton College e minor(ati mental)i


Alison “Agnellino” Parker
– voto 6 e 1/2. Di una vitalità pari alla Sposa Cadavere, si prende la sufficienza solo giocando sporco, con le diverse scene in reggiseno e la sequenza semi-lesbo. “Sono Alison Parker e sono una figa da paura, BOOM”. Raccomandata. Ma da paura, appunto.

Pablo Clase – voto 5+. Campione di atletica coi testicoli da uova di quaglia, si fa infinocchiare a più riprese da Arturito; sfrutta però tutto a suo vantaggio e leva per primo le tende. Peccato per le storiacce della foto online e dei simpatici atti di bullismo. Sprecato.

Prof. Mercedes Colmenar – voto 3. Filosofia, etica, educazione sessuale, un odioso pozzo di conoscenza che ricorda a tutti la più aborrita professoressa di geografia delle scuole superiori. Che poi a che diavolo serve la geografia, oltre a conoscere l’importanza delle barbabietole da zucchero? Bah. Ammosciante.

Il Branco – voto 6. Entrano in gioco in un sol momento, per prendersela con l’Agnellino e scuoterla dalla sua depressione. Vengono fermati a schiaffi. Capitani coraggiosi.

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Ma in Spagna stanno messi così male che tutti gli ostaggi hanno cellulari di dieci anni fa?


Personale della Zecca e altre zecche ivi connesse


Arturo Román
– voto 2. Tipico bavoso senza palle, l’affascinante direttore della baracca risulta essere un costante catalizzatore per l’invenzione di nuovi insulti innovativi e preghiere per supplizi sisifei in suo onore. Utile come la forchetta per mangiare il brodo, mette più ansia agli ostaggi lui che i sequestratori, supera se stesso in scene di eiaculazione precocissima e non ha infine il buon gusto di lasciarci le penne o diventare macinato di Arturito. Sega titanica.

Monica Gaztambide – voto 7. Per amor (cieco, ovviamente) del suddetto pirla incravattato, quasi ci lascia la vita od, almeno, una gamba. La sindrome di Denver la salva (oltre a rivoltarla in diverse posizioni), portandola sulla retta via della criminalità. Ritrovata.

Torres – voto 8. Umile, stacanovista, rispettoso. Vince giustamente il premio di Ostaggio del Mese e si prende la standing ovation, quasi fosse Vasco a San Siro. Mi piace pensare che la parte di soldi promessi dalla banda di Dalì gli sia davvero arrivata. Onesto.

Ariadna – Zitta zitta, quatta quatta, si gioca la sua carta da super figa della serie per salvare la pellaccia e poi rimediare un bel gruzzolo, come ricompensa per gli stupri e le angherie subite. Gli viene soltanto un biglietto in prima fila per la sparatoria finale. Peccatrice come Eva. Braun.

Altri n ostaggi – senza voto. Appaiono in qualche frangente, giusto per una sfilata sulla scalinata principale con voto artistico dell’ispettore e una fuga rocambolesca con vittima serba. Menzione d’onore per il cinese muto (non in coma) e la sosia della zia di Berlino. Sulle loro.

Leggi anche: La Casa di Carta: soldi, sesso ed ancora soldi

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
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Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Jim Beam, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta flessioni di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.

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