Modi dignitosi per estinguerci: le lezioni del cinema apocalittico

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Siamo proprio sicuri di voler terminare i nostri giorni della terra a causa di politiche estere scellerate e armi di produzione umana? Le alternative non mancano.

 

Mai giorno fu più angosciante e drammatico del day after delle presidenziali americane. Ieri sono andato a letto dopo una pizza pesante, lasciando a metà e in piena incertezza l’attribuzione dei grandi elettori, salutando Mentana e non lasciandomi prendere da alcuno spirito di emulazione per chi ha alimentato la sua ansia elettorale fino allo spoglio dell’Alaska. Appena svegliatomi, subito dopo aver realizzato l’esito delle elezioni, ho letto, visto e sentito opinioni catastrofiche di politici e politologi, blogger e anche semplici idioti su Facebook, tutti intenti a pronosticare la fine più o meno imminente del nostro pianeta. Un’estinzione da verificarsi a colpi di maldestra politica internazionale, di crolli dell’economia, di svalutazione del dollaro e degli idrocarburi, di pratiche francamente già sentite e fuori moda come la xenofobia, il terrorismo e l’armamento dei civili. Che palle.

È veramente questo il modo di estinguerci? È veramente questo il dramma mai verificatosi prima d’ora che dovremmo temere? Dovremmo essere noi stessi esseri umani a sterminarci utilizzando armi da noi stessi costruite? Avvilito da questa disarmante prospettiva, ho deciso di sfogliare il mio personale catalogo di vite vere vissute per finta grazie al cinema apocalittico, per fantasticare su storie che, da ultimo superstite dell’umanità, mi piacerebbe raccontare in lettere a miei nipotini mai nati, come un’Oriana Fallaci del 2047.

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Modalità A: qualcuno arriva da chissà dove e ci fa il culo.

Così. Per il puro piacere di farlo. Senza quella retorica stucchevole dell’alieno incompreso, ingiustamente minacciato e per questo motivo tramutatosi in una bestia belligerante. O, che è ancora peggio, senza quell’inutile innocuità di chi si convince di poter chiamare ad anni luce di distanza con un telefono[1]. O senza il colpo di scena drammatico che svela che gli alieni alla fine siamo noi del futuro che ci lasciamo messaggi nel passato, come in una sorta di quantistica evoluzione dei post-it attaccati sulla porta d’ingresso[2]. No.

Volete mettere? Vedere la società civile accartocciarsi lentamente su se stessa per colpa di economisti, tassi di interesse e di nazioni che vanno in default… quando al contrario potrebbero arrivare i tripodi[3], a polverizzare esseri umani a suon di raggi laser per il solo gusto di innaffiare le loro piantine ornamentali? Oppure astronavi madri gigantesche che si presentano sulle capitali mondiali per distruggere monumenti e vetrate[4]. O la tetraedrica Sally[5], che dopo aver trivellato a morte un pianeta si toglie anche lo sfizio di sostituirne gli abitanti con dei cloni ad essa obbedienti. Oppure torme di deficienti dalla testa enorme che tra una raffica al plasma e l’altra si prendono anche il tempo per riderti in faccia[6].

Quello che mi hanno insegnato i film è che l’apocalisse fantascientifica è bella quando contempla qualcuno che si presenta da chissà dove senza nessun motivo, senza bussare, e decide di massacrarti. Senza fare prigionieri, senza dare spiegazioni. Fine. Certo, in una maniera magari più convinta e organizzata dei Gamberoni[7], stipati in milioni su un’astronave e morenti di inedia come se si fossero affidati ai peggiori scafisti dello spazio. Forse addirittura è già successo, qualcuno è già arrivato, e le nostre cantine sono piene di baccelli e siamo circondati da sorridenti e infidi Ultracorpi[8]. Forse è solo questione di tempo.

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Modalità B: qualcosa va storto in un laboratorio segretissimo.

Ovunque intorno a noi sono presenti dei centri di ricerca dove equipe di preparatissimi scienziati, impegnati nella ricerca di qualcosa, rischiano quotidianamente di lasciare a piede libero nel mondo un flagello capace di sterminarci. Ne sono convinto. Per questo sono solito prendere i film apocalittici con tale tematica non come dell fantasiose boutade, ma come dei consapevoli e ragionati inviti a stare in guardia.

Potrebbe essere il caso che, a Cambridge, qualcuno stia somministrando il virus della rabbia a degli oranghi, e che ovviamente tale virus possa trasformare gli esseri umani in zombie[9]. O che da qualche parte il morbillo (già, il morbillo, chi dubiterebbe mai del morbillo?) venga modificato geneticamente per trovare cure per il cancro[10], e finisca per far diventare gli uomini delle sottospecie di vampiri/zombie velocissimi, invasati e sbavanti come le regolari masse di fan di Benji e Fede in piazza Duomo.

Non è necessario neanche che intervenga la fatalità, il caso: da qualche parte del mondo qualche bastardo -possibilmente dall’accento slavo, con ideologie neonazi e con camici particolarmente scintillanti – potrebbe essere intenzionalmente impegnato nello sviluppo di un’arma biologica mortale. Magari ufficialmente per protesta contro le nefandezze ambientali compiute dagli uomini, ma in realtà solo per l’orgoglio di poter fumigare la Terra con un’atmosfera mortale e lasciare un glorioso murales con scritto “We did it”[11]. Oppure per trovare un pretesto per fare spogliare per qualche minuto Milla Jovovich[12]. In entrambi i casi effettivamente ne varrebbe la pena.

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Modalità C: la Terra e/o l’Universo si rompono i coglioni.

In risposta agli ambientalisti che sbraitavano che stiamo uccidendo il nostro pianeta con estrazioni e inquinamenti vari, il mai troppo pianto George Carlin rispondeva che in realtà noi, al massimo, stiamo uccidendo noi stessi. Il pianeta, in fondo, può atarassicamente disinteressarsi, sopportare il fastidio, aspettare. Perché sbattersi più di tanto quando, facendo le dovute proporzioni, abbiamo per esso la stessa durata in vita di un moscerino della frutta?

Però mettiamo caso che un giorno la terra che abbiamo sotto i piedi rinunci al suo approccio rilassato. Una cosa del genere “sentite, ho sopportato i Tokio Hotel e Favij senza fare una piega, adesso basta davvero”. Le alternative insegnate dal cinema apocalittico sono tante. L’intero emisfero boreale potrebbe diventare una gigantesca cella frigorifera, con temperature capaci di giustificare l’immobilismo della muscolatura facciale di leader dei sopravvissuti espressivi come Jake Gyllenhaal[13]. Qualche divinità potrebbe tirar fuori magistrali colpi di carambola tra comete e pietroni spaziali scegliendo come buca d’angolo l’Oceano Pacifico[14]. Qualcuno di questi pietroni potrebbe anche stancarsi di essere chiamato con un nome poco virile come “Ellie” e decidere di schiantarsi sul Canada per dare un assaggio dei suoi 11km di rocciosa virilità[15].

Forse hanno sbagliato a fare i conti e le profezie dei Maya sono solo posticipate, con tutta la loro gloria di eruzioni vulcaniche, faglie di chilometri che tagliano in due interi continenti, linee di comunicazioni che saltano, grattacieli che precipitano[16]. Avverranno tra qualche anno, o tra qualche mese. Ed è il modo più bello per dire “ci siamo visti, abbiamo trasmesso”. Se dovessi essere l’ultimo uomo sulla terra, non vorrei passare l’ultimo istante della mia vita a scrollare Twitter leggendo notizie sull’aumento dello spread. Vorrei un magnifico selfie con John Cusack, e con l’inferno alle spalle.

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Ho più o meno direttamente citato:

1. E.T. l’extra-terrestre – Steven Spielberg, 1982.
2. Interstellar – Christopher Nolan, 2014.
3. The War Of The Worlds – Byron Haskin, 1953.
4. Independence Day – Roland Emmerich, 1996.
5. Oblivion – Josep Kosinski, 2013.
6. Mars attacks! – Tim Burton, 1996.
7. District 9 – Neil Blomkamp, 2009.
8. L’invasione degli ultracorpi – Don Siegel, 1956.
9. 28 giorni dopo – Danny Boyle, 2002
10. Io sono leggenda – Francis Lawrence, 2007.
11. L’esercito delle 12 scimmie – Terry Gilliam, 1995.
12. Resident Evil – Paul W. S. Anderson, 2002.
13. The Day After Tomorrow – Roland Emmerich, 2004.
14. Meteor – Ronald Neame, 1979.
15. Deep Impact – Mimi Leder, 1998.
16. 2012 – Roland Emmerich, 2009.

Un ringraziamento finale a Roland Emmerich, senza il quale questo articolo non sarebbe stato possibile o comunque sarebbe stato fortemente menomato. Vai Roland. I più grandi profeti non vengono mai capiti dalla gente comune che li circonda.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

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