Reboot e remake – Film in crisi d’esistenza

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“Ehi, andiamo al cinema? È uscito un film nuov… Ah, scusa. Pizza a casa?”

 

Negli ultimi anni il grande schermo ha vissuto di una luce riflessa, ma non del proiettore. Una luce lontana, opaca, fioca, nonostante sia riuscito a rimuovere la patina di polvere e di grana dei vecchi film. Il problema è che il cinema sta vivendo la parte della sua esistenza in cui ha la creatività e l’attività di un fagiano morto schiacciato da una Fiat Punto 1.3 Diesel. Oppure il signor Vogliofare Film è impazzito per l’ecologia e sta riciclando l’impossibile. Lunedì umido, martedì plastica, mercoledì cartone, giovedì commedia, venerdì azione, sabato indifferenziato.

Il cinema è nel periodo scuole medie/superiori, alle ultime file di banchi mentre tenta di copiare alla bene e meglio durante il compito in classe. Una sbirciatina a quello che è a sinistra, una sbirciatina al libro aperto sotto il banco (salvo sbagliare inesorabilmente pagina), un occhio a quello scritto nella mano ma che oramai causa sudore cronico è diventata una macchia di Rorschach.

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Alex Murphy dopo aver visto la sua controparte del III Millennio

Vedere che neppure la CGI può nulla contro la decomposizione in atto del T-800, che oltre a scarnificarsi e perdere capelli si incricca il ginocchio manco fosse Luis Nazario De Lima, vedere Ben Hur che da rampollo giudeo è diventato un tamarro dell’antica Roma e che gioca a fare Fast and Furious con le bighe (la “b” ragazzi, occhio alla “b”) fa chiudere la vena in automatico e permette di realizzare un calendario alternativo con i santi terrorizzati dalla tua creatività nei loro confronti. Perché riprendere dei franchise che già precedentemente hanno esaurito la linfa creativa? Perché riprendere film e tamarrizzarli al punto di renderli indigeribili persino a Gabry Ponte epoca “Danza Delle Streghe”? O sei necrofilo cinematograficamente parlando, o non hai voglia di sforzarti manco per andare a prendere un rotolo di carta igienica nuovo.

Ho visto cose che voi umani non potete immaginare”, direbbe qualcuno. Però anche voi le avete vite, queste cose. Per esempio, remake/reboot identici fotogramma-per-fotogramma. Vedasi Point Break, con la noia che ti stritola non tanto perché sai già cosa accadrà, ma perché nemmeno gli attori credono nel progetto. Avere meno espressioni facciali di Keanu Reeves è dura, averne di meno convincenti rispetto a Steven Seagal è da campioni.

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Più che negli anni Ottanta, in cui tale tendenza è effettivamente nata con scopi decisamente più comprensibili (seppur con risultati che non sempre lambivano la decenza), il peccato originale è da ricercarsi alla fine degli anni Novanta, quando Stallone che faceva saltare palazzi oramai non faceva più scalpore. Era iniziata l’epoca del remake degli horror asiatici rivisitandoli in salsa stelle e strisce. Il fenomeno The Ring, insomma. Ti spaventi, cerchi l’originale, rimani traumatizzato per settimane (se sei fortunato, s’intende). L’intento nobile (leggasi “fare din din riproponendo in chiave occidentale una roba che ha avuto successo dove non parlano la tua lingua”) aveva anche una sua ragion d’essere, ma è forse proprio da lì che è partito tutto, è in quel periodo che si è scostato un poco il coperchio dal vaso di Pandora.

Nei primi Duemila è stata la volta dei rifacimenti di capisaldi horror, da Non Aprite Quella Porta infarcita con urla in dolby digital e diottrie perdute causa Jessica Biel, alla riproposizione di Halloween per opera di Rob Zombie, uno dei pochi che forse hanno centrato o quantomeno sfiorato il nobile scopo di attualizzare con convinzione film di culto che ora farebbero sorridere. Il vaso di Pandora, però, era stato aperto definitivamente: vai di Freddy Vs Jason, vai di A Nightmare On Elm Street il cui unico pregio è quello di rispolverare un po’ lo stile grottesco originale, ma poi la situazione è sfuggita di mano, spostandosi sui fenomeni da box office.

Che diavolo di senso ha riportare in auge un kolossal come il già citato Ben Hur se non si riesce ad attualizzare l’epicità originale, ma solo a fare molto più baccano e caos grazie agli effetti visivi avanzati? Il risultato è straniante, per non dire irritante. E poi l’omino del cervello che ti dice “Rifacciamo Ghostbusters in chiave femminile”. Sarebbe anche un film tutto sommato simpatico, se solo trent’anni prima non ci fossero stati Murray e compagnia bella a realizzare un capolavoro. Un po’ come i Soen in musica: bravi, clap clap, peccato che esistano già i Tool. Manca solo che venga loro in mente di riprendere in mano Lo Chiamavano Trinità, e allora sì che la Trinità avrà paura.

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Sarebbero sempre troppo pochi gli schiaffi per certi registi e produttori

Abbiamo volutamente glissato sul  Tamarrosauro di Jurassic World, Rocky Balboa e soprattutto su John Rambo, il pensionato che si è ritirato sul quel ramo del lago di Como a pescare trote con le bombe a mano, perché quello è un tentativo di riesumazione di cadavere di se stessi che non ha eguali.

Quindi ora scusate, torno a vedere quel povero figliolo di Robocop che nel 1987 è riuscito a far rispettare la legge nonostatnte sia stato ricomposto con scarti di scatolette e lattine. Il tamarro fisicato che scartato da un’audizione per entrare negli X-Men lo lasciamo piangere di vergogna in un angolino, invece.

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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