Sanremo 2018 – Il pagellone degli artisti in gara

Dare i numeri come ogni anno alla fine della tragedia sanremese

Sappiamo che come ogni anno siete stati a casa anche di sabato sera e vi siete sbronzati di musica scontata e siparietti ridicoli piuttosto che di confortanti superalcolici. Per infierire a questo giro aggiungiamo al macello sanremese dell’interrete una cosa che nessuno ha mai fatto: le nostre pagelle ai 20 cantanti in gara. Astenersi indiesposti.

Annalisa – voto 7.5
Annalisa si è forse resa conto che, oltre ad avere una voce bella e una presenza bellissima, serve probabilmente anche far sì che i propri autori facciano il loro mestiere e scrivano canzoni appena decenti. L’anno prossimo capirà che i costumisti devono scoprirla di più e vincerà a mani basse. Pudica

Decibel – 8+
Eleganti, di classe, sia nel suonare che nell’asfaltare Miccio. La combo pelata in mezzo ai due Baglioni si fa comunque rispettare, sfiorando addirittura l’apoteosi con i versi “Se chiudi gli occhi vedi…” dinnanzi all’immagine collettiva del drago Shenron. Aura Potentissima

Diodato e Roy Paci – voto 5
Roy Paci ha probabilmente una voce migliore del titolare della canzone, e lo dimostra al dopofestival, ma sul palco dell’Ariston sta sempre in inspiegabile silenzio e riprende fiato ballicchiando. Diodato, oltre a prenderlo in considerazione come alternativa meno mainstream da esclamare in momenti di improvvisa frustrazione, fatico ancora ad inquadrarlo. X & Y

Elio e le storie tese – voto 1
Posticipano il loro addio come Wenger dall’Arsenal e salutano per la centesima volta i propri fan con una canzone di merda. In conferenza frignano, quasi a pretendere intoccabilità eterna, dicendo di essere stati loro a portare l’indie a Sanremo. Ultimo posto sacrosanto. Bene, Bravi, Ciao

Enzo Avitabile e Peppe Servillo – 6.5
La quota Napule del festivàl per una volta affidata a una genuina zingarata e non ai versi di discutibili rapper. Un gioiello orchestrale. Servillo, immutato rispetto al 2000, continua a guardare fisso in telecamera con la stessa intensità. La Grande Bellezza

Ermal Meta e Fabrizio Moro – 8.5
Pare la canzone standard di Fabrizio Moro e invece no, è co-scritta con un terzo tizio. E invece nemmeno, è riciclata e parzialmente sovrapponibile a un pezzo già esistente. Ma il pezzo regge e (malgrado sarà un suicidio all’Eurovision) merita senz’altro la vittoria. D’altronde, serve abilità ri-compositiva anche quando si copiano le versioni da internet. Da 10 e lode la compostissima performance del giovedì sera, malgrado fossero visibilmente incazzati come caimani. Terzo Banco

Giovanni Caccamo – 5
Una dimostrazione sempre gradita di come la barba ti trasformi in meglio, un portamento elegante ed educatissimo. Se avessi 75 anni vorrei che fosse mio nipote. Però gli consiglierei di non cantare dal vivo. Fashion

Le Vibrazioni – 4.5
Quando Sarcina è venuto fuori addobbato come una geisha strillando afono una sorta di “C’è un’emozione che cresce in me” ho creduto di avere davanti agli occhi la peggiore delle venti canzoni in gara. I redivivi invece si riprendono, ma solo un poco: l’impressione è che l’orchestra sommerga del tutto uno degli unici due vagiti rock del festival (leggere anche la voce Canzian). Saccarosio

Lo Stato Sociale – 4
Ragioniamo sullo Stato Sociale, sul loro seguito, su quanto questa apertura all’Ariston sia loro convenuta. Perdono tutti quelli della fan base che ritengono che un gruppo indiependente non deve andare a una manifestazione di questo tipo. Cazzoni integralisti: è bene perderli. Al tempo stesso, tirano dalla loro parte tutti i telespettatori talmente musicalmente sprovveduti da considerare questa vomitevole lista della spesa con ritornello trombettistico un pezzo divertente e/o originale. Ed è, in fondo, ciò che si meritano. Pagliacci

Luca Barbarossa – 9
Porta un pezzo di una leggerezza e di una raffinatezza esagerate, facendo il crooner in romanesco e dimostrando che il dialetto d’a capitale non è roba fatta solo per Totti, per cabarettisti squallidi o per le sgolate di Antonello Venditti. Ricorda poeticamente a tutti cosa è, tra inevitabili alti e bassi, una storia d’amore. Maggico

Max Gazzè – 7
Sarà il tema marino: la canzone del buon Max ha un curioso andamento ondivago che la rende ost(r)ica al primo ascolto, meravigliosa al secondo, ridondante e alla lunga noiosetta al terzo. Poi però in finale speravo finisse sul podio. Va tristemente a sbattere su Mirkoeilcane per il miglior testo, ma regala comunque emozioni. Omerico

Mario Biondi – 4.5
Da ricordare per lo più per il sangue agli occhi davanti alla crassa ignoranza della Hunziker, che gli risponde “oh je je” quando lui annuncia di collaborare con un erede di Jobim. Lo immaginiamo a cantare questo suo trascinante pezzo al Carnivale di Rio. Cacao Meravigliao

Nina Zilli – 2
L’avevamo lasciata a fare il leone nei Talent Show e la vamp autoerotica negli official video, sale sul palco come un castigato agnellino con una canzone del tutto inutile. Gattina

Noemi – 4
Il graffiato di Noemi al servizio di una canzone di Noemi. Regala una speranza, la disattende. Non si fa così. Il fatto che la si ricordi principalmente per quello è già sufficientemente emblematico. Escile

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Ornella Vanoni ft. Bungaro e Pacifico – 6
Un pezzo che esisterà soltanto sull’Ariston, per un trio sul quale è scontato fare facili ironie per ragioni strettamente anagrafiche. Ma alla fine quello che ha 26 anni, che guarda il festival dal divano, e che dice “oplà” quando afferra il telecomando, sei tu. Memento Mori

Red Canzian – 7
Turbe adolescenziali hanno portato Canzian ad abbandonare la sua band di liceali per abbracciare un sound meno mellifluo e più duro. Chitarre da Deep Purple in chiusura di ritornello. Tenetelo d’occhio, che qui ci giochiamo il ruolo di best new rocker con i Royal Blood. New Sensation

Renzo Rubino – 4
Talmente anonimo che non ho la minima idea di cosa scrivere su di lui. Gemiti di esistenza in vita quando si siede al piano. Zircone

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – 3
L’affinità tra i due è tale che sembra di vedere il sequel di un Brokeback Mountain finito bene. Fogli più moderato, Facchinetti (preso in giro dallo stesso figlio) maneggia le vocali come stesse combattendo costantemente contro incontrollabili conati. Sole, Quare, Amore

Ron – 6.5
Dal ruolo di paraculo con una composizione di Lucio Dalla passa magicamente (ehm) a quello di Stregatto, affianco ad una Alice dalla voce delle meraviglie. Levioso

The Kolors – 6
Meriterebbero almeno due punti in più se Stash avesse il buon gusto di non aprire mai bocca al di fuori delle performance. Suonano tre timpani sovrapposti come perfetti moderni hipster. Citano Frida come perfetti moderni hipster. Continuano a laccarsi come dei perfetti coglioni. Vabbè. Eleganza


BONUS: I CONDUTTORI

Claudio Baglioni – 6
Come l’ospite Gianni Morandi sembra il nonno autoironico che sa che si ride di lui, Claudione sembra il nonno che si prende sul serio ma che sbeffeggi alle spalle. Interpreta Sanremo come una lunga sessione di Singstar con qualche intermezzo pubblicitario. Cinque giorni di me e di me

Michelle Hunziker  – 4.5
Risate inutili, un siparietto inneggiante alla famiglia tradizionale nell’edizione dei ranuncoli e della gentilezza nei confronti delle donne. Di musica ne capisce meno di Alba Parietti che a Domenica In dice che solo i Pooh e i Rolling Stone hanno suonato insieme per 50 anni. Scaruffi

Pierfrancesco Favino – 8
È specialmente grazie a lui e ai suoi magheggi con gli sciacalli che questo Sanremo naviga in un mare di share e non fa acqua… fa vino, appunto. Messianico

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Fru – 8+
Riesce a condurre egregiamente il festivàl in mondovisione, nonostante faccia schifo e appaia poco a suo agio con la sanremese felicità immotiv… Ah, no. Vabbè. Comunque eroe

Pippo “Pippo mio” Baudo – 10 e lode.
Alla fine, il bomber, il boss, il bobone dei conduttori. Sempre e comunque. Bellissimo


BONUS 2: IL SUPEROSPITE

Laura Pausini – 0
Non c’è, è andata via. Poi, Tachipirina, ritorna. Canta, civetta, “scherza”, spiega pure le battute e si conferma uno dei fenomeni contemporanei più incomprensibili, assieme a Giovanni Allevi (il suo anagramma è VILE! GIÀ NON VALI!), Bocelli e Papa Francesco. Di troppo. Resta in ascolto

Spettatori in prima fila – 100
Pagano l’equivalente di un cenone di Capodanno da Cracco per una poltronissima e la Pausini va a cantare fuori dai povery. Oltraggiati

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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