Sanremo: i dieci migliori momenti trashendentali

sanremo trashendentale in media rex header

Perché Sanremo è Sanremo. Trash compreso

 

La settordicesima edizione di Sanremo è ufficialmente iniziata. Che emozione, tra vecchie cariatidi e nuove proposte, tra il vibrato di Al Bano e il giovincello che spera di ammaliare la platea dormiente immensamente concentrata. Ma Sanremo non è solo musica. In un certo senso, per fortuna. Ma chi parla, chi proferisce tali parole non è il sottoscritto, ma il suo lato amante irriducibile del trash, che si emoziona ancora ripensando a Pippo Baudo che salva uno sventurato uomo che minaccia di buttarsi dalla balaustra all’interno del Teatro Ariston (anche se sono convintissimo che egli fosse un punk un po’ avanti con gli anni – e la pancia – e che volesse semplicemente fare uno stage diving, ma tutto è stato frainteso), che ha uno smottamento ormonale ripensando alla Carrà in tiro mentre annuncia i Placebo (anche loro in tiro, ma in altra accezione).

Davanti a tale splendore trash, a ricordi che minacciano di affogare il sottoscritto nelle sue stesse lacrime di gioia, ecco i dieci momenti trashendentali dell’infinita storia di Sanremo, il festivàl più festivàl e meno féstival che ci sia.

sanremo trash

ATTENZIONE – le posizioni non sono numericamente assolute, dunque il decimo posto non è necessariamente il momento meno trashendentale della classifica. Il trash non ha classifica, si apprezza nella sua interezza, perché ogni trash è bello a mamma sua.

10. Il caso Eminem, la tempesta che non esiste
C’è Raffaella Carrà, Dio la benedica. Nel frattempo nel mondo (e, strano ma vero anche, in Italia) c’è il fenomeno Eminem, caso più unico che raro di rapper bianco apprezzato anche dalla comunità rapper afroamericana. Canta della sua vita, di quanto odiose siano le difficoltà della strada, e lo fa ovviamente con un linguaggio spinto, ma nulla di osceno. E invece per i media italiani è l’equinus ocio di Aceventuriana memoria. Si tenta fino all’ultimo di boicottare la sua esibizione sul palco dell’Ariston, ma non ci riescono: la Carrà ha la meglio e Marshall si esibisce. E non succede niente. Alla fine Eminem farà la figura del ragazzo pacioccone e timido, che ringrazia e si affranca dalla platea sanremese con un semplice e sommesso “Thank you, I love you, Thanks”.

9. I Placebo e la tempesta imprevista
Rock n’ roll never dies. Ma farlo in maniera così veemente davanti al giovane anziano seduto in platea non fa lo stesso effetto. E così la rock band del momento, i Placebo, vengono invitati a Sanremo, sempre da Raffaellona nazionale, e sempre lei deve togliere le castagne dal fuoco. Brian Molko e soci fanno un’esibizione sopra le righe, praticamente e letteralmente. Concluso l’ottimo playback di “Special K”, il cantante inizia a colpire ripetutamente l’amplificatore con la chitarra, sfasciando entrambi. Figata immane, ma non la pensano così gli spettatori, infastiditi dal frastuono che li ha svegliati dal torpore. In tutto questo la presenza a presentarli di Megane “Omnitel” Gale spaesata rende tutto più sublime.

8 . I 16 dello Spirito Santo
Sergio Leone aveva i 3 dell’Ave Maria, Carlo Conti alla sua prima edizione di Sanremo ha la famiglia Anania. Da Catanzaro con furore (divino). Sedici figli che, a detta del patriarca, non sono frutto dell’ingegno umano (eh…), bensì dello Spirito Santo. Senza essere blasfemi, è indubbio che in 2000 anni l’ars amatoria divina si è perfezionata non poco.

7. L’orchestra che protesta
Anno Domini 2010. Antonella Clerici si toglie il grembiule da cucina e sale sul palco dell’Ariston, lo stesso palco su cui Scanu vince con i laghi che copulano ovunque creando inondazioni random, il che è un tutto dire. Su quello stesso palco nei giorni precedenti avviene l’apoteosi: le belle canzoni di Malika Ayane, Noemi e Cristicchi vengono brutalmente eliminate in favore dell’inno trashendentale per eccellenza “Italia Amore Mio” di Pupo, Emanuele Filiberto e il tenore X. L’orchestra non ci sta. Volano spartiti, minacce di non suonare più. In confronto l’ammutinamento del Bounty è un capriccio di una scolaresca di terza elementare. Uno dei momenti più epici di tutto il festivàl. Quante gioie mi dai Italia, amore mio.

Sanremo - orchestra - in media rex

6. Arisa sbarella, la vita è più bella
Arisa che sotto anestetici sorrisi (cit. Subsonica) e antidolorifici è tra lo stato confusionale e semi euforico è un momento bellissimo, con Carlo Conti che fa fatica a starle dietro. Il medico del festivàl è in realtà il suo pusher personale, ne sono quasi sicuro. Correva l’anno 2015. Correva pure il neurone. A vuoto. Bellissimo, sul serio.

5. Gabriel “Garfield” Garko
Gabriel Garko, che nel frattempo è diventato un incrocio tra Garfield sotto steroidi e Manuela Arcuri, tenta in tutti i modi di fare il simpaticone, ma fallisce colpo su colpo. In più, non sa leggere. In più, per fare l’autoironico sulle sue difficoltà di lettura risulta ancora più irritante. E tutto questo è bellissimo. In un altro sistema di idee.

Sanremo - Garko - inmediarex

4. Gianni Morandi che intervista Robert De Niro con l’aiuto di Elisabetta Canalis
È accaduto davvero. Ed è stata un’esperienza lisergica, con la nuova riscrittura dei tempi morti. Il momento più emozionante è Morandi che con l’innocenza e la purezza di un infante dei colli bolognesi chiede alla copertura di Geor all’allora fidanzata di George Clooney “Elisabetta, ma come si traduce Taxi Driver in inglese?”. Momento di alta commozione. Sentimentale e cerebrale. Ah, De Niro ha l’auricolare per la traduzione simultanea, ma a Elisabetta Canalis questo non è stato detto. Meraviglia, incommensurabile meraviglia.

Sanremo - de niro - in media rex

3. 1989. Cade il muro di Berlino. Ah, i figli (non)famosi presentano il festival
Sanremo 1989. Vince il duo Fausto Leali – Anna Oxa con quel pezzone futuro cavallo di battaglia dei karaoke di tutta Italia e tra i giovani primeggia una certa Paola Turci. Non c’è male. Tranne il resto. Ai figli di quelli famosi è stata affidata la conduzione di Sanremo nel tentativo di svecchiare un po’ il festivàl, ma i giovini virgulti non reggono la pressione e alla fine per Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi è una grande ricreazione, una pausa tra una lezione e l’altra. Ci si accavalla, si dimentica qualcosa, le coppiette nascoste nelle maniche non bastano. Tempi morti memorabili. E Maurisa Laurito rialza le sorti del festivàl con “Il babà è una cosa seria” (e invece no).

2. Lollipop, la risposta alle Spice Girls (ma loro non avevano chiesto nulla)
Vincere Popstars può dare alla testa, ma non a loro. E invece si. Probabilmente il loro manager aveva solo ascoltato il ciddì delle Lollipop, e ammaliato da cotanta maestria riesce a piazzarle tra i Big di Sanremo. Già solo per questo meriterebbe il cavalierato al lavoro. Il problema è che senza playback e senza il tecnico del suono che corregge l’intonazione delle cinque ragazze a colpi di bestemmie, le Lollipop fanno tutt’altro effetto. Lisergico, allucinato, inumano. Un’esperienza unica, alla continua e irriducibile ricerca della nota giusta. Ricerca che, dal 2003 a oggi, tuttora continua.

1. Le flessioni di Al Bano
La reunion tra Al Bano e Romina Power è stato uno degli eventi che hanno maggiormente scosso l’Est Europa, con vere folle oceaniche che si sono unite nella commozione e felicità per quello che pareva un’utopia. Ma l’impossibile non c’è, come dicono i Litfiba, ed ecco la magia tramutarsi in realtà. Nostalgia, nostalgia canaglia, quanta felicità che mi regali! Lì, sul palco dell’Ariston, nel 2015 il duo più bello e invidiato del globo è insieme, che canta il meglio del proprio repertorio. La classe di Romina, l’esuberanza di Al Bano, tra acuti sguaiati e pose plastiche (Bruce Dickinson scansati, non sei nessuno). E manifestazioni di machismo trashendentale che lambiscono l’iperuranio della bellezza celestiale. Quattro flessioni in eurovisione, un colorito sano quanto una bomba atomica poco prima di esplodere e l’imbarazzo candido di Romina. Che maestosità, che maschio alfa.

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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