Sanremo: il pagellone degli artisti in gara

Sincerarsi di come sta la musica leggera italiana, e di conseguenza cominciare a dare i numeri.

Come ogni anno che fa parte dell’intersezione degli insiemi “anni in cui è esistito il festival di Sanremo” e “anni in cui è esistito Internet”, il web sta pullulando delle opinioni di veri o presunti critici musicali impegnati a demolire le carriere di musicisti giovani, a incensare immotivatamente autori mediocri, a scalpellare con mano esperta le lapidi di interpreti più attempati. Con una puntualità e una sollecitudine pari a quella con cui su 7 Gold suggeriscono come giocarsi le pensioni al lotto, ecco dunque fioccare numeri, voti e giudizi praticamente in qualsiasi angolo virtuale, dai più politicizzati quotidiani fino ai più civettuoli magazine di gossip.

Di lì la decisione di aggiungere anche le mie cifre alla gioviale tombolata del post-Festival. Perché tanto si può essere molto acidi senza rischiare più di tanto, data l’assuefazione alla shitstorm da parte degli artisti in questo periodo dell’anno; perché ogni tanto al contrario qualcosa di cui parlare bene c’è, e brillano gli occhi dallo stupore; perché la chiosa a effetto alla Paolo Ziliani è capace ancora oggi di dare enormi soddisfazioni.


Bianca Atzei – Ora esisti solo tu
E’ un po’ la storia triste dei liceali disperati il giorno della versione che se la fanno passare malauguratamente da uno veramente scarso. La povera Bianca ha una buona voce, ma si fa scrivere il pezzo da Kekko dei Modà. Non occorre aggiungere altro. 3.5: Sbadatella

Al Bano – Di rose e di spine
Non dovendo fare il maschio alpha accanto alla sua Romina risparmia il machismo e canta come sa fare, di ricordi e terre d’origini. Con guance rosse, ugola vibrante e passione immacolata. Ottenuto il premio per il miglior arrangiamento strappa una rosa dal bouquet di Ermal Meta. Basta così: è lo zio che vorremmo tutti di fronte a noi al tavolo delle feste. 6: Diapason

Alessio Bernabei – Nel mezzo di un applauso
Per il secondo anno di seguito lo portano all’Ariston a cantare favole poppissime che scimmiottano i Coldplay. Ma l’arrangiamento non va, la voce non va, non va un cazzo. Immaginare che l’Universo lo applauda è uno sforzo fantasy quasi commovente. 0: J.K. Rowling

Michele Bravi – Il diario degli errori
L’attacco della canzone richiama alla mente gli orrori dei Sonohra. Lui ha la faccia spavalda e soddisfatta di un quattordicenne che ha marinato la scuola per andare ad impennare col vespino. Non ne ha ragione. I social incredibilmente formano un fronte compatto che lo porta alla quarta posizione, e per fortuna non oltre. 3: Nota sul registro

Chiara – Nessun posto è casa mia
Seguire i modelli che vendono a volte fa bene a volte no, e Chiara attinge a pienissime mani alla Adelosa lagnosità. Peccato perché ha anche una gran voce, ma lo dimostra per lo più nei Dopofestival. Ci prende la mano e seppellisce anche “Diamante” di Zucchero. 5: Diazepam

Clementino – Ragazzi Fuori
Nella stanza dei bottoni del Festival sono convinti che senza una canzone all’anno dedicata alla gioventù di Napule scoppierebbe la guerra civile. Quest’anno assoldano Clementino che rappa con (troppa) flemma e (troppa) autoironia e alla fine non lascia alcun messaggio. 4.5: Forbici dalla punta arrotondata

Lodovica Comello – Il cielo non mi basta
Outfit invitanti, una canzoncina da preserale Disney Channel e una cover che ha fatto pensare a Mina di riapparire in televisione per prenderla per il collo. 3: Italia’s Got Talent?

Gigi D’Alessio – La prima stella
E’ sempre uguale a se stesso, anche quando prova a non esserlo. Non invecchia. Quando salta fuori si ha la stessa sensazione di quando si è davanti a un diorama con gli indiani d’america che stendono da secoli le stesse pelli. Fa una cover dell’Immensità riarrangiandola in tempi dispari al piano, ma tutti sentono “le domeniche d’agosto quanta neve che cadrà”.  6: Gigi D’Alessio

Elodie – Tutta colpa mia
Un po’ un’Emma Marrone più gracile, sbaglia misure e canta una canzone dalla struttura tipicamente Sanremese arrochendola un po’ più del dovuto, poi interpreta lo sbudellatissimo Cocciante sembrando al confronto un agnellino. 5: Media ponderata

Giusy Ferreri – Fa talmente male
A fine Sanremo sceglieranno un orecchiabile esempio da mandare all’Eurovision, a Kiev, per rappresentarci. La Ferreri e il suo stantio graffiato gracchiato, delicato e soave quanto un’industria metallurgica, sarebbe bene li mandassero su altri pianeti e ce li lasciassero. 1: The Martian

Francesco Gabbani – Occidentali’s Karma
Per lui tutte serate cover (il giovedì di Celentano, gli altri giorni del suo stesso pezzo “Amen”). Porta con sé sul palco l’unica canzone non stucchevolmente orchestrale che sia anche valida, e diventa un gorilla danzante. Trionfa inaspettatamente (ma non troppo, perché già venerdì parlavano tutti solo di lui) e regala al festival un vincitore giovane ma non per questo una calamità come Carta o Scanu. 8.5: Babbo Natale

Fiorella Mannoia – Che sia benedetta
L’hanno data per vincitrice già da mesi prima che partisse il Festival, del tipo che potevano anche non disputarlo e fare cinque serate di Crozza in collegamento. Non ha vinto. Il suo pezzo è raffinato ma è anche un anacronistico attentato alle gonadi, che catechizza sulla bellezza della vita. 6: Nomen Omen

Marco Masini – Spostato di un secondo
Giacche dalle tinte elettriche, occhiale e barbona da jedi hipster, equilibrati mix di elettronica, depressione e sfibramenti di corde vocali. Cover d’autore di “Minchia, signor Tenente”. Pare ringiovanito e al tempo stesso più maturo. 8: Il tempo si ambigua

Ermal Meta – Vietato morire
Ha il fegato di cantare Modugno nella serata delle cover, e lo fa mettendoci un falsetto affilatissimo e interminabile. Ora non ce la fa. Ora soffoca. No, non ce la fa. Invece ce l’ha fatta e ha vinto. Canzone in gara autobiografica e sulla mamma, ruffianata un po’ Sanremese ma non troppo molesta. Podio  7: Miracle Blade

Fabrizio Moro – Portami via
Si presenta come sempre con quell’espressione un po’ delusa un po’ incazzata di chi ha perso una schedina per una sola partita. Porta un brano elegante, dal piglio cantautoriale. L’unico problema è che la voce non esiste. 6: Palo

Nesli e Alice Paba – Do retta a te
Lui un rapper, lei una pseudo-cantautrice intimistica da X-Factor, si assistono e interagiscono bene come lo farebbero Icardi e Maxi Lopez in una partita del cuore. 2.5: Yoghi e Bubu

Raige e Giulia Luzi – Togliamoci la voglia
Lei guarda la telecamera con intensità da categoria Amateur, lui è abbigliato come un’abatjour, il duetto è il solito tentativo di edulcorare il rap per l’Ariston (cfr. Nesli), l’esito è uno schifo. 2: Togliamoci la vita

Ron – L’ottava meraviglia
La sua canzone è sussurrata e composta di frasi fatte esattamente come ti aspetteresti da un sessantenne che parla d’amore. Lo eliminano, il pubblico rumoreggia, Conti si incazza, probabilmente anche la vita radiofonica del pezzo è già finita prima ancora di nascere. Una storia breve e per nulla intensa. 4.5: Poltergeist

Samuel – Vedrai
Uno di quei casi in cui l’orchestra è un danno: il suo pezzino elettropop riempito di violini diventa una baroccata clamorosa. Lui sembra non accorgersene, o se ne fotte, e performa saltellando. 4.5: Allegrotto

Sergio Sylvestre – Con te
E’ simpatico, ha una gran voce, sembra uscito da un film di Jackie Chan, insieme ai Soul System canta “Vorrei la pelle nera” facendo un casino assurdo e andando totalmente fuori tempo. Ma è veramente simpatico. 6: Babbi l’Orsetto

Paola Turci – Fatti bella per te
A 52 anni arriva più scollata ed energica di tutte le altre colleghe trent’anni più giovani. Il pezzo ha le chitarre elettriche (!!!) e un sound parecchio internazionale, lei mostra o dimentica reggiseni con uguale naturalezza. 7.5: Tigre

Michele Zarrillo – Mani nelle mani
Partecipa per la millesima volta sapendo già di non avere alcuna speranza di vincere. Gli si legge già la sconfitta in faccia mentre blatera di storie d’amori intristite. La voce è sempre bella. Disilluso ma ostinato. 6: Zeru Tituli

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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