Star Wars è Darth Vader in vacanza presso il Lato Oscuro e basta

darth vaderDel come Star Wars sia un sinonimo esclusivo del primo Skywalker e del perché avrebbe dovuto sempre esserlo.

Mi ero abbandonato ad una cogitazione di discreto respiro. Non ricordo bene come sia arrivato a questa constatazione galattica. Ah sì ecco, avevo finalmente buttato i contenitori vuoti di detersivo e, seduto sulla tazza del cesso, non sapevo che diavolo leggere (vecchia scuola, niente smartphone). Sì, sede di ragionamento poco elegante -seppur regale, sempre trono è- ma quel che conta è il risultato cognitivo, giusto? Che è questo. Premetto che non sono uno sfegatato di Star Wars e non mi sveglio con la suoneria della marcia imperiale, ma qualche nozione di base l’ho acquisita pure io nei miei anni da padawan. Quindi posso dirlo, seppur non tuonando: Star Wars, ridotto all’osso, è ed è sempre stato nient’altro che un teatrino che gira esclusivamente attorno ad Anakin Skywalker ossia Darth Vader. Ooooh, bravo. Applausi. Sei un eroe. Ingravidaci con la tua spada laser. Bla bla bla. Sì, lo so. Grazie, grazie. Per gli autografi la coda inizia là dietro l’angolo, tra la Feltrinelli e il Dagoba(h)r.

A pensarci bene, quello che mi stupisce seriamente è il non aver realizzato prima (e con me sicuramente un gran numero di adepti) di aver avuto sempre davanti agli occhi una trasposizione cinematografica di So Lonely dei Police, in cui tutti gli altri personaggi di questa tragedia greca monocratica -compresi suo figlio Luke (non parliamo della secondogenita) e suo nipote, assieme a tutti i nuovi pagliacci Disney- in fin dei conti non siano altro che degli ultra-remoti comprimari in un ipotetico libro di storia stellare – ad eccezione dei veri eroi Ackbar e Nien Nunb (il padre naturale di Kylorrend)-, che esistono soltanto per ruotare attorno al buon Fener. Anche Obi-Wan, dai. Il suo Guinness dei Primati per l’affettamento di un Sith a quanto pare è fasullo, no? Se infatti teniamo conto dei pipponi dell’Universo Espanso (ossia l’ulteriore trama di trentamila e fischia anni elaborata tra il mare di fumetti, libri, videogiochi, giocattoli, Eau di BB-8, spazzolini elettrici, carta igienica -ah no, quello era L’attacco dei Cloni– e altre diavolerie che manco Stan Lee) e diamo per assodato che Darth Maul (il miglior personaggio di Star Wars, diciamolo!) non sia morto in quell’epico scontro (o balletto – comunque il migliore in assoluto di Star Wars, qualunque cosa sia) assieme a Oskar Schindler, bensì tirando le cuoia sempre contro lo zio Ben ex-eroinomane su Tatooine da arzillo cinquantenne, è proprio il futuro Darth Vader il primo a far fuori un affiliato del Lato Oscuro da non so quanti millenni (dal trionfo del Senato Galattico nella Grande Guerra Sith, mi dicono). Già. E lo fa inaugurando la carneficina con il buon Dooku – il conte Dracula reso (nei film) lo specchio dell’inutilità, cosa che davvero non è nella “realtà”.

darth vader

Il conte Dooku? Ma dai.

Quindi è tutto qui, in fondo: Star Wars è “semplicemente” la parabola dello schiavetto più bello e dolce del pianeta (africano) con dei valori sballati di Forza nel sangue, che viene affidato ad una setta di sapientoni dalla perenne espressione di chi ha letto Kant e l’ha capito. Anche grazie a loro, questa pulce bionda diviene spaventosamente potente, tanto da riuscire in adolescenza a divenire coetaneo con la sua morosa in vantaggio negli anni. Ma la Forza gli scorre a bestia nelle vene, lei rimane brutalmente e irrimediabilmente incinta, lui non ci vede più, se la prende coi bambini in generale e ha uno svarione tale da condurre Padme a miglior vita (tra le braccia di Thor) e l’universo intero nella storiaccia conseguente. Poi, dopo una pessima esperienza su Mustafar, stacca la spina (non letteralmente, altrimenti addio) e passa qualche decennio in vacanza presso il Lato Oscuro (tanto è ormai verità universalmente nota dai tempi immemori di Revan e Darth Malak -fratello del regista Malik, pazzo goloso per i Galak- che, se sei fico, prima o poi devi farti un via-vai dai lati buono e cattivo, manco fosse un soggiorno stipendiato alle Galapagos) per riordinare le idee, sistemato nell’appartamento sferico donatogli dal suo principale. Si consola, nel frattempo, facendo scoppiare pianeti e strangolando mongoloidi, mozza la giugulare pure al suo ex-maestro come un novello Ercole infuriato, si fa tranciare un primo braccio dal figlio nel primo scontro mai visto nei film (la mano di Luke sarebbe quindi una giusta ritorsione), combatte una guerra con gli orsacchiotti, si fa ritagliare un’altra volta l’avambraccio e fa infine fuori (?) il padrone di casa Palpatine. Che poi non bastava semplicemente accusarlo di molestie, come fanno tutti oggi? Con un nome del genere, sarebbe finito assieme a Spacey e Weinstein in un battito di ciglia. Comunque, peccato che il nostro vate Vader alla fine non riesca ad uccidere i pargoli, Han Solo e l’altra feccia ribelle, altrimenti avremmo avuto una esemplare ed innovativa storiella alla Mamma-ammazza-tutti in versione fantasy (chi pensa ancora che sia una saga di fantascienza venga a farsi curare assieme a me).

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“Quante volte ti ho detto di non sederti al mio posto, Luke!”

Ordunque, sic est. Lo sviluppo di Star Wars fino alla chiusura della sestologia, piaccia o non piaccia, è questo ossia l’Eletto non eletto che riporta l’Equilibrio nella Forza, con un piccolo aiuto (per usare un gergo sempre Sta(r)r) del suo figlioletto. Peace and love per tutti.
Ed è questo che mi fa incazzare più di tutto del patatrack della terza e nuova trilogia -splendida per inutilità e sbalorditiva per assenza di epos- e mi stordisce ancor di più della successiva fantastoria fino a Cade Skywalker: la triste idea di sceneggiatori, produttori disneyani o chicchessia di voler snaturare questo impianto e di andare oltre Darth Vader. Che alla fine vuol dire andare oltre Star Wars. Capisco che molti stronzi facevano (e fanno ancora) lo stesso discorso già per il vecchio crimine di espansione di Una Nuova Speranza, ma se ci pensate la cosa è davvero raccapricciante, per chi ci tiene un minimo: è stato demistificato e sminuito l’intero senso dell’odissea dell’iconico personaggio più popolare del Novecento al pari di Hitler, mostrando come la sua fine -la sua vittoria, quella che aveva cancellato il cataclismatico concorso di reati degno di Totò Riina e lo aveva elevato a nobilissimo fantasma della Forza (ehm…)- sia risultata del tutto sterile ed inane. Per cosa, poi? Per vedere Han Solo raggiungere l’eterno? Per ammirare e bestemmiare dietro al trisaber? O per stabilire un nuovo record di conto della banconota?

Va bene, mi fermo nella mia amarezza prima di esagerare e rimanere assassinato come Chewbecca da un droide a forma di rasoio elettrico impazzito dopo aver visto il ventesimo remake de Il tagliaerbe (SPOILER!) e stacco. E con voi, pochi esseri luminosi che non avete desistito e siete giunti fino a queste conclusive blaterazioni, mi congedo, regalandovi la morale più insigne di tutti, oltre all’ovvio e doveroso consiglio sull’uso del preservativo per preservare (onesto il bisticcio) l’intera galassia: non finire mai la scorta di detersivi in bagno.

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses, i vinili di Coltrane e i manuali di giurisprudenza. Mi sento a mio agio scrivendo solo di notte, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
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