The Walking Dead: il nulla di fatto della settima stagione e l’attesa per la guerra

Chiusa l’ultima stagione del Beautiful con gli zombie, sta finalmente per arrivare il tanto agognato massacro ignorante?

Olè: è finita. Sedici episodi dopo il cliffhanger più brutale della storia delle serie tv, e quindici episodi dopo la truculenta puntata che di esso fu concretizzazione, è arrivato il punto alla settima stagione di The Walking Dead. Una stagione caratterizzata dall’entrata in scena di un personaggio glorioso, una spaventosa caricatura di un villain, un anti-cattivo di cui abbiamo già sviscerato tutte le peculiarità; una season che ha dimostrato, per chi fosse ancora scettico, la circolarità costitutiva di una serie che non può che continuare per le strade già battute, estremizzando però questo concetto come -anche da lettori dei fumetti- non avremmo potuto immaginare.

In soldoni, dopo i due morti celebri, negli ultimi sedici episodi di The Walking Dead di sostanziale non è successo un cazzo.

La camera si è spostata, imbizzarrita, da una comunità all’altra, dedicando (a volte senza che se ne sentisse la reale esigenza) interi episodi a coppie di personaggi secondari: Rick Grimes non è mai apparso così poco, nell’arco di una intera stagione. Abbiamo imparato a conoscere il rastafariano pazzo che è King Ezekiel, abbiamo odiato ulteriormente Morgan e la sua ormai certificata mancanza di senno, abbiamo rivisto un personaggio sperduto e deciso a diventare una desperate housewife -Carol- rientrare finalmente in assetto di guerra. Abbiamo visto morire un altro personaggio del cast principale ma mai tanto significativo da diventare fan-favorite, per lo più riuscendone a prevedere la dipartita una buona ottantina minuti di airplay prima che effettivamente arrivasse. Abbiamo visto quel cretino di Eugene tradire il gruppo e dimostrare la sua assenza di spina dorsale, e Maggie Greene tirare fuori gli attributi malgrado la morte del suo amatissimo consorte, usando il pugno di ferro per mettere in riga la comunità di smidollati di Hilltop. Abbiamo fatto la conoscenza di due addizionali gruppi di depressi e scoppiati non anticipabili dalla lettura dei fumetti: le vedove di Oceanside, i monnezzari (anche detti Scavengers) guidati da un subdolo clone malfatto di Milla Jovovich.

E dato che ormai ci hanno abituato a ragionare in questi termini, restando con un pugno di mosche alla conclusione di ogni blocco narrativo: quali sono le basi, e cosa dobbiamo aspettarci per la prossima stagione?

Si preannuncia un nuovo testa a testa, più umano e da pari a pari, senza una posizione di assoluto predominio (e, dall’altro lato, di consapevole resa): Rick ripete la sua catchphrase “Ti ucciderò, non oggi, non domani…” questa volta senza tremare, senza essere in ginocchio di fronte a chi minaccia la vita di suo figlio. Una nuova presa di posizione contro la quale nulla può la minaccia-promemoria di Negan: “A me piace scherzare, ma ricordati che sono io quello che spacca le teste”. Forse ormai completamente svuotato della speranza di poter sempre salvare chi gli sta intorno (e il Negan kill counter è una buona motivazione per perderla), il Grimes padre non sembra più disposto a piegarsi, a piangere e a umiliarsi per la salvaguardia del Grimes figlio. Di più, sembrano cominciare a riemergere gli atteggiamenti di maschio alpha che erano andati perduti nel corso delle sue più recenti manifestazioni: dalla stupida rappresaglia del sottrarre un soprammobile a forma di gatto agli Scavengers, all’autorità rivendicata nel sottomettere il nuovo alleato doppiogiochista Dwight, alla naturalezza con cui decide di bombardare un villaggio di sole donne per poi menefreghisticamente lasciarle senza alcuna forma di autodifesa.

Si va in guerra“, chiosa un incazzatissimo -e per la prima volta in ritirata- Negan al termine dell’episodio, dopo che una tigre in CGI e i contadinelli di Hilltop riescono, dalle retrovie, a sparigliare una situazione messa malissimo per Alexandria. E non cambierà le cose una conclusione strappalacrime (affidata a Maggie, e alla rievocazione del ruolo di Glenn durante i primi postumi dell’apocalisse) e altri simili momenti (la love story, mai prima d’ora esplicitata, tra le buonanime Abraham e Sasha): la settima stagione di The Walking Dead si chiude con la totalità dei personaggi finalmente, e totalmente, convinti che è arrivato il momento di smettere di fare i frignoni e cominciare giustamente a massacrarsi.

Forse, a partire da ottobre, ci si potrà divertire un po’ di più rispetto a quanto fatto in sedici episodi tutto sommato, nel complesso, mediocri. Avendo ormai ovviamente accettato il ruolo marginale e sostanzialmente inutile dei non-morti, e preparandosi ad un’auspicabile guerra tra bande alla Sons of Anarchy.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *