Twin Peaks: Il Ritorno – Sinestesia di musica e immagini

Uno dei segreti di Twin Peaks: Music from the Limited Event Series

Uno dei segreti di Twin Peaks: Il Ritorno, non bisogna essere esperti di cinema o di televisione per comprenderlo, è la colonna sonora prodotta dal regista del Montana che rende le sue visionarie rappresentazioni un evento sinestesico. Dalla musica, in Lynch, non si può prescindere. In questa terza stagione ancor di più, forse, che nelle altre sue opere. Quello che rimane è un vero e proprio album capolavoro, che fa parte attiva della narrazione, dando risalto ad un’opera che non si può limitare al solo aggettivo di televisiva.

In Twin Peaks: Il Ritorno, Lynch riutilizza uno spazio cruciale proprio delle due stagioni precedenti, la Roadhouse (o il Bang Bang Bar), accompagnando lo spettatore ai titoli di coda con un live musicale nei minuti finali. Lynch, probabilmente, non ha bisogno di essere compreso: il suo cinema, la sua produzione intera, va più che altro goduta, spesso chiudendo la mente al razionale per meglio comprendere la potente espressione di umanità che traspare dai momenti, spesso secondari, raccontati. La musica, in Lynch, ci aiuta perfettamente a lasciar viaggiare la mente da uno sforzo di concentrazione sulla criptica successione degli eventi al godimento mai spensierato di un’opera d’arte.

Nel Bang Bang Bar, dove si concludono (quasi) tutti gli episodi della serie, si succedono diverse personalità che prestano a Lynch la loro arte o che per lui la creano, legandosi armoniosamente con i personaggi ed ai momenti della storia. Ad atmosfere rock ed un po’ elettroniche si richiamano alcuni dei pezzi più in sintonia con la produzione musicale lynchiana. Si tratta dei Chromatics con Shadow alla fine del doppio episodio di apertura, delle Au Revoir Simone con Lark, dei Blunted Beatz con I Am, dei The Veils con Axolotl. Canzoni che sembrano quasi uscite dalla mente di Lynch.

A rivisitazioni di classici lynchiani si richiamano alcuni dei momenti musicali più riusciti: James Marshall che, come quando cantava insieme a Donna e Maddy, intona Just you, segno di un amore che non si è mai spento, e Rebekah del Rio che con No Stars richiama alla mente quando, ascoltando Llorando al Club Silencio, la protagonista di Mulholland Drive riesce a squarciare il velo della finzione.
E poi i due momenti, a mio avviso, chiave della narrazione musicale dell’intera serie: i Nine Inch Nails, che, con la disturbante She’s Gone Away, intervallano la genesi del male rappresentata da Lynch, ed Eddie Vedder, che con Out of Sand rappresenta il ritorno di Cooper, atteso per lunghi episodi, atteso per venticinque anni, con alcuni versi che danno voce, quasi urlano, ai pensieri che il buon Dale non ha avuto forse il tempo di esprimere, intento subito a concludere la sua missione: “Oh now it’s gone, gone / And I am who I am / Who I was I’ll never have the chance / Running out of sand”.

Nel penultimo episodio, infine, l’ultima esibizione live non poteva essere che di Julee Cruise, che ha rappresentato una delle icone della serie negli anni novanta e che, con The World Spins, riconferma che lo scorrere del tempo può essere circolare, che si ritorna sempre al principio. O quantomeno ad un inizio.

Da non dimenticare, pur non citando tutti i momenti musicali della serie, alcuni momenti più pop, ma non per questo meno gradevoli, come Mississipi dei The Cactus Blossom, Tarifa di Sharon Van Etten (ormai nel novero delle canzoni che più ho ascoltato nella mia vita) e Wild West di Lissie.

Quella di Twin Peaks: Il Ritorno non è una colonna sonora prodotta esclusivamente per la serie, piuttosto fa parte della serie ed è anche un bellissimo album, autonomo, emozionante, perfino struggente in certi momenti, musicalmente complesso, pieno di callidae iuncturae e di una bellezza difficile da descrivere. Decisamente in linea con tutta l’opera di Lynch.

Lucio Profita

A 7 anni ho scritto il mio primo romanzo: un'opera che ho perso incentrata sui mostri che infestavano la soffitta della mia scuola elementare. Da allora, nonostante abbia raccolto solo insuccessi e rifiuti, non sono più riuscito a smettere.

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