Bird Box: l’ennesimo viaggio della speranza in compagnia di Sandra Bullock

Quando la parte migliore di un film è il nero dopo i titoli di coda.

Come ogni tanto mi capita di fare, clicco sulla piccola icona di Netflix per andare alla ricerca di qualche bel film da vedere o qualche nuova serie da iniziare. Mi imbatto in Bird Box, un film dalla locandina accattivante, dal titolo intrigante e dal contenuto potenzialmente interessante. “2 ore e più di film mi sembrano tantine” mi sono detto, ma nulla mi ha fermato dal finire il 2018 a letto davanti lo schermo.

Bird Box è la classica pellicola, se di pellicola può ancora parlarsi per quelle produzioni diffuse solo tramite web, che ti immette direttamente nel bel mezzo di una storia, senza contestualizzare nulla, senza farti capire perché, per come, per cosa. Bird Box è la storia di Sandra Bullock alle prese con il Niente, un’entità immateriale in grado di indurre al suicidio chiunque tenga gli occhi aperti. Dopo aver già vissuto l’angoscia di film quali Speed, Speed 2 e Gravity, quest’ultimo Bird Box è la riprova che viaggiare con Sandra Bullock sia una pratica autolesionista e decisamente rischiosa: dopo i vari Keanue Reeves. Alex Shaw e George Clooney anche questa volta la donna più bella del pianeta sarà in compagnia di persone destinate a sopportarne parecchie.

Il difficile tentativo di evitare qualsiasi possibile spoiler mi porta a John Malkovich, lo stronzo sempre presente in un gruppo di persone che cerca disperatamente di salvarsi, ma che finisce con l’aver sempre ragione. Il culmine di no-sense lo si raggiunge quando, pur di non guardare, Sandra e co. decidono di andare al supermercato a far provviste guidando un’autovettura alla cieca attraverso strade completamente devastate, passando sopra cadaveri ed evitando ostacoli senza alcuna difficoltà grazie al solo ausilio di navigatore e sensori di parcheggio. Un po’ come un non vedente che guida per Roma grazie a Google Maps. La voglia di spegnere o perlomeno abbandonare a metà Bird Box sale costantemente, ma di pari pari cresce il desiderio di capire, di dare risposta ai tanti, troppi dubbi che nel corso dei 120 minuti si insinuano nella mente di chi guarda.

Bird Box inizia senza dare spiegazioni e finisce senza dare risposte. Bird Box cerca di eccellere nel genere thriller, cade nella banalità di un film d’azione e finisce col fallire miseramente in entrambi i generi. Nonostante l’idea di fondo possa anche intrigare, ci si rende conto di come questa venga sviluppata in modo eccessivamente superficiale, lasciando un numero inimmaginabile di punti oscuri. Bird Box: il B-Movie dell’anno, 2018 o 2019 che sia.

In Media Rex

Francesco Benvenuto

Nato improvvisamente nel 1993 in quel di Puglia, si trasferisce precocemente nella Capitale, dove studia fino a diventare aspirante laureato. Alla costante ricerca di passioni da coltivare, è giunto al punto di pensare che la sua prima passione sia “ricercare passioni”. Fiero possessore di un album autografato degli Eiffel 65. Scrive di altri, perchè non in grado di parlare di se stesso.
Francesco Benvenuto

About Francesco Benvenuto

Nato improvvisamente nel 1993 in quel di Puglia, si trasferisce precocemente nella Capitale, dove studia fino a diventare aspirante laureato. Alla costante ricerca di passioni da coltivare, è giunto al punto di pensare che la sua prima passione sia “ricercare passioni”. Fiero possessore di un album autografato degli Eiffel 65. Scrive di altri, perchè non in grado di parlare di se stesso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *