Black Mirror 4: Brooker abbraccia un pubblico più vasto

…ma il coccodrillo sa “mordere”!

Black Mirror è una delle serie più chiacchierate tra quelle presenti nel catalogo Netflix. Dopo le prime due crudeli e spietate stagioni il pubblico ha avvertito un cambio di direzione artistico, dividendosi tra estimatori di queste nuove opportunità narrative per la serie (San Junipero, l’episodio più “atipico” dell’intera opera, è stato anche quello più apprezzato e discusso dai fan del lavoro di Charlie Brooker).

Abbiamo divorato nel giro di una mattinata i sei nuovi episodi e, in breve, cerchiamo di capire insieme come si è comportato lo sceneggiatore, ex-redattore specialista in videogiochi, e che storie ha cercato di raccontarci questa volta. È proprio un videogame la base di USS Callister, primo “lungometraggio” (un’ora e dodici è la sua durata!) di questa quarta stagione. Sin da subito è possibile avvertire come la serie stia cercando di aprirsi a nuovi orizzonti, sia stilistici che narrativi. L’episodio è ben narrato, interessante da seguire, gli attori sono molto capaci (Cristin Milioti, la “mamma” di How I Met Your Mother, regala un’interpretazione degna di nota) e si resta incollati davanti allo schermo per i ritmi sostenuti con cui si sviluppa la storia. Quel che manca a USS Callister è il classico “cazzotto dello stomaco” a cui la serie ci aveva abituato soprattutto nelle sue iterazioni pre-Netflix. La quarta stagione rinuncia quasi del tutto alla sua cattiveria e fa valere le sue riflessioni sociologiche sulla tecnologia poggiandosi su altri elementi, come l’ironia, il “romanticismo” da commedia rosa e la suspense (soprattutto in Metalhead, episodio dalle tinte “horror” e abbastanza criptico, su cui in questo momento preferiamo non soffermarci).

L’episodio diretto da Jodie Foster, Arkangel, è quello che ci ha lasciato di più l’amaro in bocca. La premessa è interessante (genitori iperprotettivi e come la tecnologia da “guardiano” può rivelarsi cattivissima amica e consigliera), la messa in scena pure, ma, purtroppo, perde la buona occasione di lasciare il segno proprio sul finale. La conclusione è prevedibile, ma soprattutto, un po’ annacquata, rovinando delle premesse che potevano dar luogo a una delle storie più interessanti firmate Charlie Brooker.

A rimettere le cose al proprio posto ci pensa Crocodile. Questo è non solo, a parere di chi vi sta scrivendo, l’episodio migliore di tutta la quarta stagione di Black Mirror, ma è anche quello più fedele al suo spirito originale, sia stilistico che tematico. La tastiera dello sceneggiatore nato a Reading torna a sporcarsi di sangue e a narrare del lato più oscuro e opportunista dell’animo umano. La narrazione è ben orchestrata, ogni elemento ha il suo senso all’interno del quadro generale che regala completezza ad un finale che sa essere tanto prevedibile quanto spiazzante. I fan classici della serie qui trovano pane per i loro denti, godendo di quel prodotto che hanno imparato ad amare con le vicende romantiche del Primo Ministro Britannico e del simpatico suino.

A proposito di amore e “commedia rosa”, come non citare Hang the DJ. L’episodio si colloca sul nostro personalissimo podio insieme al sopra nominato Crocodile, ma per motivi completamente opposti. Di fatto, è la migliore incarnazione del “Black Mirror in spirito Netflixiano”, il più accessibile al pubblico e quello che, probabilmente, sarà apprezzato dagli spettatori che hanno amato particolarmente San Junipero. A tratti leggero, con momenti spiritosi ed altri più “romantici”, una bella boccata d’aria dopo il malefico episodio appena concluso.

Abbiamo accennato tra parentesi come non ci soffermeremo molto su Metalhead in questa occasione, che vorremmo rivedere meglio per comprendere il fantomatico “punto sul discorso”. L’episodio è particolare sin dal filtro “bianco e nero” scelto per le immagini, e mette in scena un inseguimento che vede in un meccanico segugio il ruolo del feroce e minaccioso inseguitore. Potremmo quasi definirlo un episodio horror, con una Maxine Peake capace di sottolineare i momenti di assoluta tensione solo con il suo sguardo.

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In chiusura di stagione troviamo Black Museum. Ad essere onesti, potremmo definire anche questo un ritorno del “classico Black Mirror”…forse anche troppo. Nonostante l’episodio sia piacevole da guardare (subito dietro i già lodati Crocodile e Hang the DJ per chi sta scrivendo questo articolo), l’effetto dejà vu presente sin dalle prime battute non lascia lo stesso “effetto wow” che ci ha regalato la 4×03. Rimane un gradevole omaggio allo spirito originale della serie (occhio agli easter egg!) e una storia che coinvolge fino al suo inaspettato epilogo.

Per riassumere in poche parole: Black Mirror ci regala una quarta stagione adatta ad un pubblico più vasto, ma capace di tenere qualche asso nella manica capace di far felici anche i fan di vecchia data. Forse qualcuno non gradirà la direzione artistica adottata dalla serie dopo il passaggio a Netflix, ma è lo stesso episodio conclusivo a far avvertire il lato positivo del tentativo adottato da Brooker e soci per la decisione di tentare la via di proporre qualcosa di nuovo. Hang the DJ dopotutto insegna che non è necessaria la “crudeltà” per raccontare una buona storia.

Andrea Zabbia

Andrea Zabbia

Studente (e appassionato) di comunicazione. Sono solito dilettarmi con i giochini elettronici, altresì chiamati videogames, ma adoro anche guardare film e leggere libri e fumetti. Nel tempo libero cerco il tempo libero.
Andrea Zabbia

About Andrea Zabbia

Studente (e appassionato) di comunicazione. Sono solito dilettarmi con i giochini elettronici, altresì chiamati videogames, ma adoro anche guardare film e leggere libri e fumetti. Nel tempo libero cerco il tempo libero.

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