Castlevania, seconda stagione. Una domanda: Perché?

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Castlevania di Netflix, Stagione numero 2: la decomposizione dell’anima.

Sì. Me lo chiedo. Ancora oggi, dopo mesi. Sì, ci ho messo una vita per metabolizzare la sensazione di incredulità, delusione e quasi schifo per la seconda stagione di Castlevania su Netflix. Vi ricordate come avevamo giudicato la prima micro-stagione (4 episodi, praticamente un lungo prologo)? Avevo comunque curiosità, senza negare una leggera punta di ottimismo.

Bene: tutto a puttane. Un bagno di sangue l’avrei fatto io, con Dracula che ha il potere decisionale e una visione d’insieme degna di Jon Snow nell’ottava stagione di Game of  Thrones, o dell’allenatore dell’argentina Jorge Sampaoli dei Mondiali 2018.

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Piero Pelù scettico mentre guarda una puntata di Castlevania

Otto puntate. Interminabili. Lente. Talmente lente e piene zeppe di filler che potreste considerare molto più avvincente l’ardua scelta al fruttivendolo se prendere le zucchine chiare o le zucchine scure. Mi sono fatto due coglioni enormi per la maggior parte del tempo. Ecco, se dovessi paragonare questa seconda stagione di Castlevania su Netflix, la paragonerei a una elefantiasi: due coglioni enormi, appunto.

Tutto potrebbe condensarsi in 3 puntate, e invece no: abbiamo budget, non abbiamo idee, ma chissenefotte. E anche gli scontri. Mio dio… Per assistere a uno scontro decente bisogna aspettare la seconda parte della sesta puntata e la penultima puntata. Ma è raschiare dal fondo ed essere ottimisti.

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“Non abbiamo fatto niente. Quando siamo arrivati già c’era tutto ‘sto casino”

Non può esserci un’intera puntata in cui i tre protagonisti si ritrovano nella biblioteca immensa della famiglia Belmont senza fare praticamente un ciufolo di nulla. Fanno qualcosa, ma si esaurirebbe tutto in un paio di scene di due minuti ciascuna. Invece no: vi rompiamo gli zebedei di elefantiaca similitudine per una puntata e più.

Vogliamo parlare dell’ultima puntata? No. Infatti vi scrivo, vi scrivo dell’ultima puntata. Molto brevemente: ci sono tre scene decisive. Stop. Tempo necessario: 380 secondi. Fine. E invece no. Vi sorbite altri 20 minuti di nulla cosmico, con persone-non-persone che piangono in solitudine, gente che flirta con una convinzione degna delle produzioni di Lory DelSanto. Tutto il superfluo spadroneggia.

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Patty Pravo cerca di spiegare quanto le abbia fatto schifo la seconda stagione. Valerio Scanu osserva perplesso.

È tutto così, con il terrore che ci pervade perché è stata confermata una terza stagione. Terza stagione di cosa? Di comprimari che diventeranno inevitabilmente nuove nemesi da affrontare. Chissà con quale velocità e decisione…

Ho sprecato ore intere per questa seconda stagione di Castlevania. Ore che potevo passare davanti a Symphony Of The Night, Super Castlevania IV o Rondo Of Blood.

“Che schifo” (cit. Asuka Sōryū Langley dopo avere visionato queste otto puntate).

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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