Una mamma per amica, un’agonia per nemica

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“Se una cosa va bene, deve restare com’è” (Luke Danes)

 

Li avevamo lasciati nove anni fa, nel 2006, in una calda giornata piovosa, tutti sulla strada principale di Stars Hollow: Lorelai e Luke si scambiano il bacio che sancisce l’ennesimo tentativo di creare qualcosa insieme, Rory lascia Logan per inseguire l’occasione della vita, il resto della città continua a far baccano.

Nove anni dopo Rory salta da una casa all’altra tra Stars Hollow, New York e Londra (in quest’ultimo caso salta nel letto di un biondino ricco sfondato di cui noi tutti siamo a conoscenza), Luke ha ancora le stesse identiche camicie a quadri e lo stesso identico berretto indossato al contrario e – miracolo dei miracoli – è ancora con Lorelai, il cui volto è diventato quello della sorella seducente dello Stregatto. E convivono con Paul Anka (il cane, non il cantante). Kirk continua a essere il genio incompreso della comunità, Taylor continua a essere il solito sciroccato sindaco di Stars Hollow (ma a questo punto il sottoscritto è quasi convinto che sia il Putin della situazione, solo senza testate nucleari) e Michel ha fatto coming-out e si è sposato.

Non manca nessuno, tutto sembra perfetto. Ma qualcuno manca: Richard Gilmore è morto, e il funerale ha segnato tutti. Anche il sottoscritto. Perché è da qui che iniziano a manifestarsi orribili presagi: dov’è Christopher? In qualsiasi situazione critica riguardante la famiglia Gilmore è sempre stato presente, in più i Richard ed Emily lo hanno sempre sostenuto e ammirato. Dov’è Sookie? La migliore amica di Lorelai non è presente nel momento del bisogno?

Ma sto divagando (cit. Hans Landa). Procediamo con ordine secondo le stagioni delle ragazze Gilmore cercando di estrapolare le parti più importanti di questi quattro film da novanta minuti e più cadauno [SPOILER ALERT].

Momenti degni di un'opera visionaria di David Lynch: Luke in casa di Emily Gilmore con indosso camicia a quadri e cappellino da baseball. Surreale.

Momenti degni di un’opera visionaria di David Lynch: Luke in casa di Emily Gilmore con indosso camicia a quadri e cappellino da baseball. Surreale.

Inverno

Rory torna a Stars Hollow per le vacanze di Natale, non ha fissa dimora e ancora vive di luce riflessa per un articolo pubblicato sul New Yorker. Richard Gilmore, come già detto, è morto, Emily fatica a superare il lutto e litiga pesantemente con la figlia. Lorelai ha una (ennesima) crisi esistenziale e cerca di convincere Luke di avere un figlio surrogato rivolgendosi all’agenzia fondata da *rullo di tamburi* Paris. Intanto Rory, con non si sa quali soldi dato che non ha entrate, vola a Londra per accordarsi a tale Naomi Shropshire, psicopatica pseudo scrittrice, per seguirla e scrivere una sua biografia. Questo quando non sgualcisce le lenzuola del letto di Logan, che lavora a Londra ed è fidanzato con una parigina immaginaria. Kirk-genio-incompreso fonda e disfa Ooo-ber, un servizio di trasporto stile uber e Taylor vuole a tutti i costi realizzare un impianto fognario per Stars Hollow. Lane è la stessa di sempre, solo con i capelli a caschetto, Zack è un uomo distrutto. Sebastian Bach è più giovane di dodici anni fa. Emily decide di disfarsi di tutti i suoi averi, poi ci ripensa e va in analisi, tirandosi appresso Lorelai.

Primavera

Le sedute dall’analista continuano, col risultato di far esaurire l’analista. A Stars Hollow c’è la festa del cibo internazionale in cui si vede per la prima volta il padre di Lane (ed era meglio che non accadesse), Rory riceve l’ennesima offerta di lavoro da un sito internet in forte espansione e dal padre di Logan, ma lei per l’ennesima volta rifiuta e va avanti, non c’è Bonolis che tenga. Michel mette pressione a Lorelai affinché ingrandisca il DragonFly, con l’unico risultato di farle venire gli incubi con Paul Anka (il cantante, non il cane) e in Europa la scrittrice psicopatica londinese scarica Rory. Mentre Kirk realizza il suo secondo lungometraggio, Luke scopre che Richard aveva creato un fondo fiduciario per fare della locanda di Luke un franchise. Riunione inutile alla Chealton dove Rory riceve l’ennesima offerta di aiuto questa volta dal Magnifico Rettore e Paris terrorizza gli studenti, dopodiché a casa della psicopatica bionda fa capolino Doyle, ormai ex marito di Paris e sceneggiatore in ascesa a Hollywood. Emily non si presenta più dalla psicologa, Lorelai sì: continuerà ad andare in terapia nascondendolo a Luke. Rory ha una (ennesima) crisi esistenziale e accetta di scrivere un pezzo per un giornale di New York riguardante le file davanti ai negozi in occasione di eventi particolari, Lorelai l’accompagna. La sera stessa Rory racconta alla madre di avere avuto “rapporti ravvicinati” con uno Wookie dopo aver bevuto un po’. Qualche giorno dopo si presenta al colloquio per il posto di lavoro offertogli dal famigerato sito internet e fa una figura barbina, per non dire di merda.

Estate

Rory dice di non essere tornata a Stars Hollow per rimanere, ma intanto prende il sole con la madre lamentandosi del caldo. A cena compare April, che ora pseudo fricchettona che frequenta il college; per dessert Taylor viene acclamato per l’idea di un musical sulla storia della comunità, Rory è sconvolta perché la Gazzetta di Stars Hollow sta per chiudere, ma lei da perfetta disperata paladina della giustizia assume l’incarico di direttore del giornale. Lorelai vive i giorni più belli della sua vita: Michel è sempre più vicino a lasciare il DragonFly, sua madre frequenta un tizio che si professa come uno dei migliori amici del defunto Richard e come ciliegina sulla torta Rory decide di scrivere un libro sul suo rapporto madre – figlia anche se Lorelai non è d’accordo. L’avvenente quarantanovenne decide di mollare tutto per andare non si sa dove a riflettere su se stessa. Ah, la casa dei Gilmore senior è invasa dai parenti della domestica-badante ispanica, ma a lei sta bene. Forse.

Autunno

Lorelai non riesce a realizzare l’escursione della vita; nonostante ciò, mentre vaga senza meta, si incanta davanti a un paesaggio magnifico, telefona a sua madre e si riappacificano. Rory decide di ripartire da zero per la stesura del libro e si trasferisce per un po’ a casa dei nonni, lasciata vuota da Emily che frattanto è non si sa bene dove a terrorizzare bambini raccontando nei dettagli più crudi Moby Dick. Logan si sposerà a breve e decide di organizzare il suo addio al celibato a Stars Hollow, rimettendo in piedi La Brigata Della Vita E Della Morte e portando con sé Miss Incertezza aka Rory, il tutto in un’atmosfera surreale. A proposito di nozze, Lorelai chiede a Luke di sposarlo, e stavolta sembra la volta buona. Il giorno dopo sempre Lorelay trova l’edificio perfetto per trasferire e ingrandire il DragonFly e in sequenza spuntano Christopher nel momento più inutile del mondo e Sookie giusto perché hanno contattato Melissa McCarthy all’ultimo secondo. La notte prima della cerimonia nuziale Luke e Lorelai decidono di contattare prete e testimoni (Sookie non è presente) e sposarsi la notte stessa. Un secondo prima dei titoli di coda Rory dice di essere incinta. Bestemmie Titoli di coda.

[FINE SPOILER MASSIVO]

Tralasciando la marea di inquadrature traballanti quando dovrebbe esserci un campo fisso, l’hype per “Una mamma per amica – di nuovo insieme” (“Gilmore Girls: A Year In The Life” il titolo originale) è crollato al quarantesimo minuto del primo film, perché l’idea di avere davanti altri tre lungometraggi veri e propri e intuendo che saranno pieni di momenti morti e inutili (le prove generali del musical durano quasi un quarto d’ora, la parte in cui Rory e Lorelai sono a New York sarebbe stata divertente se fosse durata molto meno, la gang dei trentenni è un’idiozia stratosferica, gran parte della visita alla Chilton) ha insinuato nel sottoscritto un recondito terrore e al contempo una morbosa curiosità per vedere fin dove in basso sarebbe arrivata la scavatrice Gilmore.

Sono due i difetti principali di questo resuscita-serie tv: la trama e il ritmo. Nel primo caso la storia è stata annacquata fin troppo, le continue strizzate d’occhio alla serie originale e le fugaci e mal calibrate apparizioni di alcuni personaggi (Dean compare per 2 minuti scarsi, Mitchmun Huntzberger il tempo di un battito di ciglia, per esempio) sono mine esplose in faccia ai miss e mister Palladino. Fan service pessimo, peggiore di quello realizzato in “Jurassic World” ed “Episodio VII” di Guerre Stellari. Di tutto ciò ne risente per l’appunto il ritmo: un’ora e mezza moltiplicata per quattro è un tempo mostruosamente eccessivo perché si possa minimamente pensare di trasporre con cognizione di causa i tipici botta e risposta della serie e tutte quelle situazioni parallele che accadono in contemporanea nella linea temporale della storyline, soprattutto se è stato commesso il madornale errore di rilegare le già citate storyline parallele a infinitesimale sfondo per il trittico Lorelay-Rory-Emily. Gli unici personaggi di contorno che funzionano realmente sono Kirk, Taylor e Michel: è in gran parte grazie a loro che ogni tanto sfugge un sorriso.

Amplificate quel sentimento che si individua nell’esatto punto di congiunzione tra delusione e rabbia quando il Divin Virgilio della nostra psiche ci fa realizzare che questi quattro estenuantometraggi potrebbero essere null’altro che un gigantesto, mastodontico episodio zero per una eventuale nuova serie. Realizzare il classico film-pilot sarebbe stato molto, molto più funzionale: 100 minuti dai ritmi sostenuti, rimandi alla serie originale ma oculati, le gonadi degli spettatori non vengono tritati e l’hype rimane alto, anzi si innalza. E invece no.

Ha dannatamente ragione Luke: “Se una cosa va bene, deve restare com’è”.

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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