Justice League: …e alla fine arriva Superman

Gli Avengers I supereroi della DC e il godibile nel superfluo.

Dài, non ditemi che è uno spoiler: tanto alla fine lo sbattevano in faccia ai possibili spettatori già dal trailer. Era logico fin dall’inizio, fin dall’iniziare del dipanarsi dei vaghi filamenti di una trama abbastanza approssimativa e spiccia: sarebbe tornato il bun Kal-El a togliere le castagne dal fuoco agli Avengers della DC, super-veloci, super-forti, super-muscolosi e super-ricchi ma comunque inadeguati per sconfiggere un villain interamente in CGI. Passo indietro: il setting su cui si basa Justice League segue la morte di Superman, avvenuta dopo il suo incompreso tete a tete con il Batman di Ben Affleck, sempre più vecchio e dolorante, e dopo quello più intenso con un Doomsday decisamente più in forma. Qualche tempo dopo torna sulla terra tale teppenwolf, deciso a riunire tre indefinite scatole sparse per la Terra, capaci in un modo altrettanto indefinito di creare l’Apocalisse e ridurre il pianeta in una sorta di inferno magmatico agli occhi del cattivo bellissimo e armonico. Questioni di punti di vista, come come saprete se avete parlato qualche volta con qualche designer d’interni.

I supereroi sparsi per la terra hanno però un concetto di estetica più tradizionalista e decidono di fermare il processo di riarredamento. Non è sufficiente Batman, come reso evidente dalla recitazione stanca (e in realtà uno dei punti di forza del film) di Affleck; non è sufficiente Wonder Woman, sebbene Gal Gadot venga sguinzagliata in svariate sequenze action in cui si è capace di sfondare pareti con testate e respingere al volo proiettili con gli avambracci; non è sufficiente Flash, nella fattispecie un nerdone disadattato che fa sembrare sheldon Cooper il lupo di Wall street; non è sufficiente Aquaman, personaggio comunque utile per mostrare l’adeguatezza di Jason Momoa come testimonial di bottigli di whiskey o di surfwear; non è sufficiente Cyborg, tirato fuori dai Teen Titans perché evidentemente serviva un nero nel cast. Tutti quanti stanno per più di metà di film a piangere la morte del superuomo più di quanto venga pianto Ned stark in tutte e otto le stagioni di Game of Thrones, a chiedersi come sarebbe se ci fosse ancora lui con più sentita dedizione delle leve nuove di Forza Nuova.

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Attorno a questa attesa e a questa tensione Zack Snyder costruisce un cinepanettone superomistico che, arrivato a poche settimane dal concorrenziale all-star Thor Ragnarok, fa suoi alcuni dei crismi delle produzioni Marvel pur mantenendo tutta quella legacy DC che lo rende sicuramente un prodotto più adatto a fan affezionati che a casualoni del cinema. sono sicuramente di più del solito le battute cazzone (specialmente quelle che vedono coinvolte Momoa, perfettamente a suo agio nelle vesti del tamarrone) ma al tempo stesso i protagonisti non finiscono per trasformarsi in inutili caricature di loro stessi, mostrando quel tocco di umanità, e anche a tratti di lacrimevolezza, che rimane quasi esclusiva del franchise. L’intreccio narrativo alla fin fine non esiste, ma l’intera opera è comunque permeata da una piacevole sensazione di nostalgica ingenuità fumettistica spesso venutasi a perdere nelle più recenti, e più rock, incarnazioni del genere.

Rimane in ogni caso, e anche per il casualone, un ottimo spettacolo per gli occhi, capace a volte -altre no, tipo quando gli effetti speciali sono sostituiti da background totalmente anni ’50 di rossissimi tramonti- di non farsi rendere conto di quanto i dialoghi possano essere imbarazzanti. In virtù del fatto che alcuni di essi continuano a risuonarmi del cervello, lascio a loro la parola finale.

“Sei più forte, se sei forte da solo”
(Batman filosofizza su anni di autoerotismo nella batcaverna)

“Hai un profumo bellissimo?”
“Prima non l’avevo?”
(Superman che è un uomo d’altri tempi e non capice i gusti necrofili di Lois Lane)

“Questa è una caverna… sembra quasi una BATcaverna”
(Flash che per tutto il lungometraggio sembra quasi un coglione)

“Slowpoke!”
(Superman che sorpassa Flash e gli ricorda il suo essere utile in quel team come un nuovo esterno nella Juventus)

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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