Omicidio all’Italiana: comunque lo si veda, un filMaccio

Maccio Capatonda e la sua cricca approdano per la seconda volta nei cinema, lasciando un messaggio più serio e qualche perplessità in più.

Da non fanatico del Maccio nazionale decidere di recarmi al cinema il giorno della partita più epica della storia del calcio europeo è stata forse la scelta più stupida della mia vita. Fatto sta che, convinto dall’invito alla plebaglia del Cinema2Days -iniziativa sopravvissuta alle critiche e ai sabotaggi da parte di sale più o meno eminenti- mentre il Barcellona iniziava la sua mattanza di mangiabaguette stavo ansioso in una sala piena come un uovo, nel costante terrore di testimoniare battute discutibili celebrate da insensati boati di risa. Le battute discutibili ci sono state in copiosa quantità, i boati fortunatamente meno.

Ma procediamo con ordine. Come per l’esordio cinematografico Italiano Medio, Maccio costruisce una sceneggiatura originale mixando con mani abilissime l’ampio materiale più o meno umano già protagonista delle produzioni brevi della ShortCut: protagonisti dell’improbabile Omicidio all’Italiana sono infatti i già conosciuti Fratelli Peluria (Maccio Capatonda e Herbert Ballerina), tirati fuori dal contesto di pranzo familiare e inseriti in un paese di sedici vecchie anime, Acitrullo, all’interno del quale sono rispettivamente il sindaco e il di lui fratello. Abbandonato a se stesso e all’incuria dalle istituzioni, e infuso di un’ignoranza crassa e agricola, il paese sta vivendo un’inesorabile estinzione demografica che vede i suoi più giovani elementi (già abbondantemente oltre i quaranta) emigrare verso la vicina megalopoli Campobasso. Cogliendo l’occasione della morte per soffocamento della ricca contessa del paese, sindaco e vicesindaco decidono dunque di farlo sembrare un omicidio, per provare a portare il natìo buco di culo sotto i riflettori accecanti della cronaca nera, al pari di capitali europee come Cogne, Avetrana e Novi Ligure.

Basi manifestamente demenziali, che lasciano però presto spazio a un’interpretazione della produzione capatondiana più seria e misantropa, un affresco dello schifo umano che abbandona la miseria congenita di macchiette in evidente deficit cerebrale, e che prova questa volta a fare la morale alle televisioni, alla spettacolarizzazione del sangue, alla mitizzazione dei serial killer che “si fanno due anni e poi i selfi coi fans”. La critica si fa anche parecchio esplicita, con una Sabrina Ferilli (in forma prettamente fisica sempre smagliante, ma con abilità recitative che restano quelle che storicamente sono sempre state) impegnata in una satira palese e feroce della criminologa da salotto Donatella Bruzzone. E’ la figura maliarda della presentatrice ad allungare il potere tentacolare delle televisioni sulla conduzione stessa delle indagini, e attorno ad essa ruotano i personaggi del commissario Fiutozzi (Gigio Morra) e dell’ispettrice Pertinente (Roberta Mattei). Tre figure cui la parte centrale del film ruota parecchio intorno, assumendo connotati da stantia commedia di Natale all’italiana o da Distretto di Polizia, finendo, esattamente come gli esempi di Marino Peluria, per rompere i coglioni.

Il meglio del film resta infatti tutto nelle sezioni in cui i ritmi si serrano attorno a scambi di non-sense, di equivoci linguistici, di espressioni facciali mostruosamente distorte, di lettere sempre sbagliate alla fine delle parola. Trovando respiro da una trama di fondo che diventa presto grossolanamente didascalica, è solo in flash come i miracoli di San Ceppato o le istantanee su insegne come “Bar Ferramenta Lavanderia” o “Vecchiume” che l’esplosiva demenza verve comica di Maccio trova la sua perfetta incarnazione. Un’attenzione alle parole, al particolare, ai tagli d’inquadratura e ai tempi comici che sa essere di livello veramente alto, e che se da un lato permette al film di non essere un invito all’abbandono della sala (o della propria vita) come tanti concorrenti, testimonia forse come la dimensione di Maccio dovrebbe restare quella del cortometraggio, dove tali elementi non possano essere inevitabilmente annacquati.


ABBIAMO PARLATO DI…

 

Omicidio all’Italiana
Commedia, 99 min
Marcello Macchia, 2017
Lotus Production, Leone Film Group

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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