Rogue One: A Star Wars Story – Il lato grigio della Forza

Gareth Edwards riesce a trovare l’equilibrio nella Forza, nel primo spin-off della saga di Star Wars

Non c’è più alcun dubbio: Disney ha le proprie mani su quelli che sono i brand dell’industria dell’intrattenimento più forti in assoluto (a livello di successo di mercato e di pubblico). Tra gli Originals (con i film Pixar, Zootropolis e l’imminente Oceania) e Marvel la casa di Topolino aveva già due zoccoli duri con cui mostrare i muscoli, ma l’operazione Star Wars sta riuscendo a rafforzare ancora di più l’azienda del rimpianto Walt. Resuscitare Guerre Stellari era operazione non semplice: ci troviamo di fronte uno dei fandom più esigenti in assoluto, con una saga che con la trilogia “Prequel” aveva lasciato più scontenti che soddisfatti gli appassionati e proiettata verso un futuro inedito. In tutto questo, non bisognava semplicemente tirar fuori un revival per i fan hardcore, ma anche creare interesse verso un pubblico nuovo, possibilmente composto da giovani e giovanissimi.

Il primo passo mosso con Episodio VII lo si può considerare decisamente riuscito: i fan storici hanno ritrovato entusiasmo e tantissimi sono saliti sul carro (o, meglio, sul Millennium Falcon) mossi da amici, parenti o anche semplice curiosità. Il secondo tassello del piano che Disney ha riservato per il progetto Star Wars prevedeva uno dei cosiddetti spin-off, il cui scopo dovrebbe essere quello di riempire l’anno di buco tra le uscite dei capitoli principali della nuova trilogia (quelli con il numerino romano accanto, per capirci). Il film in questione è Rogue One: A Star Wars Story.

Per certi versi, mi piace considerare questo come un film molto più delicato da gestire rispetto a Episodio VII. Il regista Gareth Edwards si è trovato tra le mani una gran bella patata bollente: dover raccontare una storia di Guerre Stellari con una chiave di lettura diversa da quella dei lungometraggi principali. Per intenderci, nessun tono fantasy/fiabesco e, di conseguenza, niente focus su spade laser ed elementi magici (leggasi: la Forza). I personaggi che muovono le fila di Rogue One sono essenzialmente uomini (eccezion fatta per gli immancabili robot e alieni, caratteristici dell’universo narrativo). È chiaro sin dalla sinossi: in un periodo storico immediatamente precedente quello di Episodio IV, i protagonisti sono i membri del team di Ribelli che ha come obbiettivo quello di rubare i piani della Morte Nera. Alla luce di ciò, utilizzare gli stessi toni delle pellicole con Jedi e Sith in primo piano aveva ben poco senso.

Edwards, in maniera anche un po’ obbligata se vogliamo, ha preferito sposare gli stilemi del cinema di guerra. Le battaglie esplodono in tutta la violenza dei blaster, evidenziando il lato più crudo delle guerre spaziali, ma, allo stesso tempo, rendendo quella spettacolarità a cui i fan sono ben abituati. Ed è proprio in questo che il regista è stato bravo, nel saper reggere l’equilibrio tra la drammaticità del feroce combattimento tra imperiali e ribelli e lo humour tipico delle produzioni di George Lucas e J. J. Abrams. Non manca, di fatto, il classico robot a fare da spalla comica, così come quelle battutine un po’ stupidotte (ma divertenti) che servono principalmente a ricordare il senso di quel “A Star Wars Story” presente sui poster.

Altro elemento che rende unico Rogue One rispetto ai capitoli numerati è la mancanza di una linea netta a separare Bene e Male. Come dicevamo prima, qui non ci troviamo di fronte a una fiaba, in cui gli eroi sono i giusti e i cattivi sono nel torto: questa è la guerra e i soldati, in quanto tali, commettono azioni tremende, a prescindere dalla fazione a cui si è prestata fedeltà. Edwards è riuscito ad enfatizzare ciò che Lucas provò a mostrare con la Trilogia Prequel: la fallacia del Bene e l’ipocrita etichetta di azione “buona” o “cattiva” a seconda di chi la compie.

Dulcis in fundo, le rassicurazioni per tutti i fan ultra-appassionati che vogliono approcciare questo film: Edwards ha pensato anche a voi. Gli easter egg inseriti in Rogue One sono diversi e contengono numerosi rimandi agli episodi classici della saga. Ogni elemento è stato curato nel minimo dettaglio, incluso il look dei personaggi, con tanto di baffoni anni ’70. Nonostante le differenze stilistiche di cui abbiamo parlato approfonditamente sopra, si ha l’impressione di “essere davvero a casa”, come forse neanche Han Solo e Ciube si sono sentiti in Episodio VII. Per il resto, non ci resta che consigliarvi di uscire da casa e recarvi al cinema: per comprare i biglietti per almeno due visioni di Rogue One: A Star Wars Story.


ABBIAMO PARLATO DI…

Rogue One: A Star Wars Story
Fantascienza, 133 min
Gareth Edwards, 2016
Stati Uniti d’America
Lucasfilm / Walt Disney Studios

Andrea Zabbia

Andrea Zabbia

Studente (e appassionato) di comunicazione. Sono solito dilettarmi con i giochini elettronici, altresì chiamati videogames, ma adoro anche guardare film e leggere libri e fumetti. Nel tempo libero cerco il tempo libero.
Andrea Zabbia

About Andrea Zabbia

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