The End of the F***ing World: Il lato oscuro dei teen drama

Una dark comedy che cambia il tono in corso d’opera presentandosi come quel che sembra essere il gemello cattivo de Il Giovane Holden

The End of the F***ing World si è presentato sin dai primi trailer come un prodotto “strano” da inquadrare. Dalla composizione del video promozionale sembrava palesemente voler puntare a una dark comedy, dai toni malevolmente scanzonati, ribaltando il paradigma classico del genere teen drama. Insomma, una sorta di parodia del tipico racconto adolescenziale, fatto di giovani amori e piccole trasgressioni per la ricerca della propria identità e ruolo nel mondo.

La serie, basata su una graphic novel firmata da Charles Forsman, di fatto introduce subito due personaggi che più che desiderosi di scoprire chi sono nella società così come la conoscono preferiscono cercare e crearsi un’identità diversa, riconoscendosi subito come entità separate da quella realtà quotidiana. James crede di essere uno psicopatico privo di emozioni, da piccolo ha infilato la mano nella friggitrice per “scoprire se potesse provare qualcosa” ed ha collezionato un bel numero di animali morti. Il giovane è convinto che solo uccidendo qualcosa di più grosso, un essere umano, può sentirsi “realizzato”: ecco perché non perde tempo e vede in Alyssa la sua occasione per dare compimento a questo suo progetto. La fanciulla non è meno problematica dell’aspirante omicida, scontrosa con chiunque le si pari davanti, ma allo stesso tempo desiderosa di trovare qualcuno sopra cui poggiarsi, facendo anche leva sulla sfera sessuale.

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È da questa premessa che ha inizio il nostro “Giovane Holden al contrario”, con la strana coppia impegnata in un viaggio per quella che più che una ricerca del proprio posto nel mondo sembra sempre più assumere la forma di una conferma del fatto che per loro in realtà non c’è spazio alcuno. Questo riporta un po’ alla mente quel concetto di “devianza” tanto caro agli studiosi di sociologia, in particolare a quella teoria dell’etichettamento secondo cui i devianti (ovvero, individui che deviano dalle regole di comportamento accettate socialmente) finiscono non solo per finire emarginati, ma per riconoscersi anche come tali.

È difficile descrivere il genere e i toni della serie: se in un primo momento si assiste a scene sgradevolmente divertenti, nelle fasi più avanzate della narrazione si passa a toni decisamente più cupi e drammatici, che spingono non solo a cancellare i sorrisi iniziali, ma anche un po’ a vergognarsi per le risate che ci si è lasciati scappare. Il ribaltamento della situazione ricorda un po’ l’umorismo pirandelliano, in salsa un po’ dark, per cui diventa difficile riconoscere la “maschera” dal “volto” e quando si avverte il disagio reale della situazione è troppo tardi. Dopo aver ultimato la visione della serie, abbiamo inoltre recuperato le tavole del fumetto a cui è ispirata, riscontrando ulteriori estremizzazioni (sia dal punto di vista narrativo che visivo) che, a livello personale, siamo felici non siano state ripetute, valorizzando il dramma interiore dei ragazzi e della situazione senza perdersi in dettagli troppo scollati da una realtà condivisibile dallo spettatore.

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Vale la pena lodare anche diversi aspetti tecnici della produzione, come alcuni tocchi a livello di fotografia che non sono niente male e la prova recitativa dei due attori protagonisti, capaci di restituire il processo di crescita interiore dei due innamorati in maniera costante e credibile. Niente male anche la scelta musicale, composta da brani senza tempo e da alcune canzoni davvero azzeccate per le scene narrate a video.

In conclusione, The End of the F***ing World ha tutte le carte in regola per diventare una nuova serie di riferimento per il pubblico più giovane di Netflix, per via del suo perfido stile e del modo in cui ribalta i canoni di un genere molto popolare come quello dei teen drama e della “classica” storia di formazione. Come avviene con prodotti di questo tipo, la sentenza finale spetterà, come sempre, alle pagina Facebook e al pubblico dei meme.

Andrea Zabbia

Andrea Zabbia

Studente (e appassionato) di comunicazione. Sono solito dilettarmi con i giochini elettronici, altresì chiamati videogames, ma adoro anche guardare film e leggere libri e fumetti. Nel tempo libero cerco il tempo libero.
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About Andrea Zabbia

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