Una Serie di Sfortunati Eventi: i drammi dei Baudelaire rivivono su Netflix

“Se cercate una recensione allegra e spensierata, passate oltre.”

Il mio nome è Francesco Romano, ed è mio solenne compito il descrivere i fatti raccontati in Una Serie di Sfortunati Eventi, una delle più recenti produzioni del colosso Netflix basata sulla serie letteraria di Daniel Handler (il quale a sua volta la distribuì al pubblico a partire dalla fine anni ’90 con lo pseudonimo di Lemony Snicket) così come si sono svolti. Innocenti ragazzini, un amabile patrigno, una talentuosa compagnia teatrale e una sontuosa villa in stile inglese: non troverete nulla di tutto questo leggendo le disavventure dei tre giovani ragazzi Baudelaire, ai quali farei meglio a riferirmi come orfani Baudelaire, poiché la vita fu così ingiusta con questi cari ragazzini da privarli, nel fiore degli anni, dalla presenza dei loro amati genitori, all’apparenza periti in un incendio che distrusse la loro sontuosa villa in stile inglese. “Periti” è una parola che qui significa morti misteriosamente e senza ragione alcuna.

Se questa premessa vi sembra familiare, è perché tali disavventure furono narrate già nel 2004 da Brad Silberling per il grande schermo, il quale non trovò nulla di meglio da fare se non inorridire il suo pubblico con le sventure di questi tanto sfortunati orfani. Ma se siete anche lontanamente interessati alla visione di tale serie ne deduco che anche voi che state leggendo questo articolo non siate poi delle così brave persone, per tanto non temete: avendo innumerevoli ore a disposizione, la serie differisce abbastanza dalla trasposizione cinematografica da farvene godere appieno e saziare la vostra sete di sciagurate, sleali vicende. Esse iniziano quando i tre orfani Baudelaire vengono portati da loro più “vicino” parente in vita, l’egocentrico e ingannatore Conte Olaf, interpretato da Neil Patrick Harris e maggiormente noto per aver portato in vita l’egocentrico e ingannatore Barney Stinson nell’ormai conclusa How I Met Your Mother. L’attore è ivi colpevole di aver portato in vita per il piccolo schermo un così convincente Conte da far credere anche chi vi scrive che egli condivida tali caratteristiche psicosomatiche con i suoi personaggi. Egli è all’incessante ricerca di un metodo per avere accesso all’immensa fortuna dei coniugi Baudelaire, ereditata dai figli alla loro morte ma bloccata fino alla maggiore età della loro primogenita, Violet, e ricorrerà a qualsiasi mezzo, dal più abietto al più infame, che qui è una parola che vuol dire approfittare dei più minuscoli cavilli legali per ottenere il suo scopo, per ottenere, per l’appunto, il suo scopo.

Ma come ho già scritto, i tre giovani Violet, Klaus e Sunny sono tutto fuorché innocenti. Interpretati rispettivamente da Malina Weissman, Louis Hynes e Presley Smith, nessuno di loro ha un grande background attoriale, il che rende ancora più convincente la loro reinterpretazione degli sfortunati ragazzi. Nel corso delle 8 puntate che compongono la serie vedrete loro fare sfoggio di ogni goccia della capacità inventiva e pratica fornita da Violet, dell’immensa sapienza derivata da anni e anni di letture dell’unico maschio, Klaus, e sarete quantomeno impressionati dalle doti di intaglio dei denti della piccola infante Sunny, i quali sono in grado di rosicchiare dal legno di quercia alle più dure pietre, e combinare tali abilità in modi che non riuscireste nemmeno ad immaginare, sempre al fine di sventare i malvagi piani del Conte. Nemmeno i più crudeli tra di voi potranno non inorridire alla visione del farabutto Olaf il quale, a sua volta, riuscirà ad escogitarne sempre di nuovi, di volta in volta più macchinosi e spietati, e sempre aiutato dalla sua losca banda di individui da lui ritenuti la sua “compagnia teatrale” ma che risulta esser ben poco “compagnia” e nemmeno lontanamente “teatrale”.

Ogni fiammella di speranza presente nella vita dei giovani Baudelaire, che sia il loro lontano parente erpetologo (parola che significa studioso di serpenti e rettili in generale) Montgomery “Monty” Montgomery, interpretato da Aasif Mandvi, o la noiosa seppur sicura vita che essi condivideranno con la zia Josephine Anwhistle (Alfre Woodard) avranno ben breve durata. Fareste bene quindi a non affezionarvi a nessuno dei sopranominati parenti, indipendentemente da quanto convincente sia stata la loro resa e capacità di adempiere ai ruoli in precedenza appartenuti rispettivamente a Billy Connoly e Meryl Streep. Se tutto ciò non vi ha scoraggiato né ha smosso nemmeno un po’ i vostri cuori, e non vi ha fatto provare pietà per le sorti dei tre orfani Baudelaire, allora prego, procedete alla visione di una tra le più recenti produzioni di quella che una volta era una onesta e benintenzionata azienda di distribuzione di serie e film via streaming, ma che si è rivelata, nella sua volontà di diffondere ancora una volta le disavventure narrate per la prima volta da Lemony Snicket, una “compagnia teatrale” vile e senza cuore al pari di quella capeggiata dal malvagio Conte Olaf.

In caso contrario, non guardate.

Francesco Romano

Francesco Romano

Da piccolo fui posto davanti un bivio: videocamera o computer. Scelsi il secondo. Da allora mi chiedo come sarebbe adesso la mia vita se avessi scelto la videocamera. Profondamente radicato nel mondo dell'high-tech, del modding e dell'intrattenimento videoludico, estendo comunque i miei rami all'ambiente "vintage", dalla musica anni '30 alle console obsolete.
Francesco Romano

About Francesco Romano

Da piccolo fui posto davanti un bivio: videocamera o computer. Scelsi il secondo. Da allora mi chiedo come sarebbe adesso la mia vita se avessi scelto la videocamera. Profondamente radicato nel mondo dell’high-tech, del modding e dell’intrattenimento videoludico, estendo comunque i miei rami all’ambiente “vintage”, dalla musica anni ’30 alle console obsolete.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *