#CineInterpreter: Fight Club e l’enigma di Marla Singer

marla singer

Esplicazioni allucinate sulla teoria della triplice coincidenza di persona in Fight Club

Nelle mie molteplici e ripetitive escursioni nell’etere internettiano, circondato da presunti esperti in un campo indefinito che oscilla tra la cinefilia e la cinofilia, mi sono reso conto che vi è ovunque un riguardevole sentimento di rispetto e di profonda adorazione nei confronti di un certo Fight Club, quarta visionaria pellicola in carriera di David Fincher che si è guadagnata in poco tempo a suon di cazzotti e cruente flagellazioni sociali il rango di cult movie.
Eppure, nonostante l’alone di feticismo per i dettagli dell’opera in questione e del romanzo omonimo da cui essa è tratta, pare non siano in molti a conoscenza di una recente minuzia propagatasi velocemente nel web e suffragata tra l’altro da ambigui tweet proprio di Sua Eccellenza Il Creatore-scrittore-fuori-di-testa Chuck Palahniuk, che – se confermata – potrebbe aprire una marea di nuove possibilità sul significato recondito del film.

marla singer

Il celebre sito JackDurden.com ha pubblicato lo scorso anno una disamina particolarmente interessante che, con tanto di prove fotografiche a supporto, punterebbe ad una grande verità “nascosta”: non soltanto il nobile urinatore seriale nel brodo di aragosta, nichilista messianico, fabbricatore di sapone e finanziatore dei Fight Club Tyler Durden (Brad Pitt) sarebbe una completa allucinazione del Narratore (Edward Norton). Bensì anche la nevrotica donna dai capelli neri e cuscinose labbra francesi che egli incontra, la dolce Marla Singer (interpretata dall’ex-coniuge burtoniana Helena Bonham Carter). Avete letto bene: secondo questa ricostruzione, anche l’unico personaggio femminile della trama sarebbe un parto della frustrata mente del protagonista, un altro amico-porzione singola che vive soltanto nella sua immaginazione. Proprio come il pinguino della caverna personale (“Scivola”).

In poche parole, ci sarebbe in gioco una dannatissima triplice coincidenza di persone.

marla singer

Maniacale, eh?

Come se già il concetto nella sua forma base non fosse già abbastanza mind fuck. Certo, nulla in confronto a Split. Urge comunque fare chiarezza. Ordunque, se mi è accordata una eccezionale deroga alle prime due regole del Fight Club, ve ne elenco brevemente i principali fondamenti (rimandando per gli approfondimenti al dettagliatissimo sito), per poi condurvi verso la luce con delle utili considerazioni esplicative.

Consigliata la lettura con sottofondo i Pixies e un Oki a portata di mano.

Niente sapone.

marla singer

Interpretazione della tripla coincidenza

Di elementi di prova a suffragio di questa “complicata” tesi, anche questa volta, ve ne sono parecchi. Come vuole la prassi ormai, ve ne seleziono quelli che per il sottoscritto sono le più interessanti:

– Non vi pare strano il fatto che il Narratore incontri Marla ad un gruppo di sostegno per uomini sopravvissuti al cancro testicolare? In effetti, passino i parassiti del sangue del martedì e il circolo bimestrale sull’anemia falciforme, ma che diavolo ci fa quella troietta di Marla Singer ad un corso per malati di cancro ai testicoli, riservato solo agli uomini? Nessuno dei presenti si fa qualche domanda? La fanno sedere e sfumacchiare allegramente mentre gli altri piangono perché gli hanno asportato le parti maschili più qualificanti o gli sono spuntate delle tette sempre sudate?

marla singer non esiste

“Marla, la grande falsona. La sua bugia rifletteva la mia.”

– Il personaggio di Tyler interagisce con altri soggetti solo in presenza del Narratore e quell’interazione avviene ovviamente soltanto all’interno della mente del Narratore. La stessa identica questione si verificherebbe per la decadente signorina in nero che addirittura, anche in sua presenza, non interagisce quasi mai con nessuno al di fuori di lui, se non nelle fasi finali con i membri del Fight Club (sezione progetto Mayhem o Caos che sia), senza comunque averne mai un vero colloquio verbale.

– Probabilmente una sola visione non permette di cogliere questo dettaglio, ma Marla e Tyler indossano vestiti molto simili, con un look in diversi casi pressoché uguale. In particolare, pare in quest’ottica evidente l’orribile e bizzarro pellicciotto da gorilla ebete (da entrambi sfoggiato) che neanche gli anni ’90 potevano imporre come moda. Si aggiungono al lato estetico la frequente spiccicata espressione (con tutto il rispetto per Pitt e la Bonham Carter) e l’identica inquadratura che li ritrae nelle varie scene.

marla singer non esiste

Se vi chiedevate a chi si è ispirato Gabbani per l’esibizione di Sanremo…

– Lasciate stare il cogito ergo sum, la prova della vostra esistenza è proprio nello specchio davanti a voi. Ecco, dovete sapere che né Marla né Tyler invece appaiono in un benedetto specchio (precisamente quello convesso nel corridoio dell’hotel in cui alloggia la pallida brunetta al momento del tentato suicidio). Come dei vampiri, a cui si accenna nel primo capitolo del romanzo. Vero però che Marla Singer appare in un’altra superficie riflettente, assieme al Narratore, in una successiva scena: secondo questa teoria, in tal caso si tratterebbe della sua pura e semplice immaginazione.

– Non mancano neanche le basi del simbolismo: nella celebre scena finale (esistente solo nel film ma comunque lodata dallo stesso Palahniuk) infatti le figure di Marla Singer e del Narratore al termine della pellicola finiscono per diventare l’uno il riflesso dell’altra, come perfetti speculari di uno specchio che riflette simmetricamente un’immagine.

– Sempre a proposito del finale, la teoria dell’inesistenza di Marla sembrerebbe sposarsi bene con l’inquadratura del membro del Fight Club che guarda Il Narratore esterrefatto, con l’evidente sguardo di uno che ha davanti un tizio che si è sparato in faccia, è ancora in piedi e parla da solo.

Marla Singer non esiste

” Te sei bevuto ‘er cervello amico, hai sbroccato!” (cit.)

Considerazioni

Difficile confrontarsi sull’attendibilità di ipotesi del genere, quando i confini dell’argomento sono così persi nel buio del delirio. In fin dei conti, bisogna ammettere che non è così campata in aria: chi ha allucinazioni non vede per forza solo un determinato amico immaginario, no? Mica stiamo parlando del Cristianesimo o di altre religioni monoteiste. Non è poi così irrazionale non escludere che la mente del Narratore sull’orlo della psicosi si sia abbandonata alla multiforme varietà di creazioni “interattive”.

Tyler rappresentava quello che Il Narratore voleva essere in pubblico, aspetto attraente da “angelo nella sua onnibiondezza” e sicurezza da ribelle inclusi. Il doppione animalesco e la proiezione della virilità assoluta agli occhi degli altri, in pratica.
A cosa sia invece l’enigmatica donna ricoperta da cicatrici da ustioni di sigarette potrebbero portare le innumerevoli sotto-teorie che partono dall’assioma della sua inesistenza.
Marla Singer, secondo la somma di molti punti, apparirebbe per molti come il riflesso più intimo della personalità paranoica del Narratore, magari il suo lato maschile, la cui presenza impedisce al protagonista di lasciarsi andare ai soliti pianti liberatori e lo costringe verso la dolorosa catarsi finale. Molto dolorosa, se tutti gli oggetti di Marla in realtà appartengono al Narratore.

Marla Singer non esiste

Ahia.

A mio modesto avviso, delle varie diramazioni (e degenerazioni) possibili che prende questa ipotesi, appare più cangiante e meno facilmente opinabile quella che mantiene un aggancio “materiale” ossia quella che mi piace chiamare la sotto-teoria cancerogena.
È famosa la citazione in seguito all’incontro del Narratore e la dolce signorina in nero: “Se avessi un tumore, lo chiamerei Marla”. Ecco, probabilmente quel tumore ce l’ha davvero. Si sa che soffre fortemente di insonnia, no? Non siamo però a conoscenza della causa. Potrebbe benissimo trattarsi di una malattia terminale. Si potrebbero anche individuare degli indizi a riguardo: “L’insonnia è solo il sintomo di qualcosa di più importante”, si dice. Marla Singer, definita spesso “rifiuto umano infettivo”, non sarebbe altro che la personificazione del suo cancro, la sua proiezione mentale. E, in via ipotetica, sarebbe stato il vizio del fumo – che,  come ci comunicano i fantomatici ricercatori dell’Illinois,  aumenta del doppio il rischio di contrarlo (se vi interessa, consumare cocaina invece ne dimezza le possibilità, quindi valutate le opzioni) – a regalarglielo.

Fateci caso: Marla fuma sempre. Anzi, gli unici tre che fumano tra i personaggi sono proprio soltanto Il Narratore, Tyler e lei. Interagendo con la sua figura, lo schizzato sta involontariamente (?) tentando di demonizzare il suo male interiore. Lo splendore dalle labbra italiane da divano in pelle scura fa il suo debutto in scena proprio con le parole: “Qui è cancro, giusto?”. Curiosa coincidenza.

Marla singer non esiste

“Say my name.” (cit.)

Questa prospettiva ha i suoi evidenti limiti ma devo ammettere che mi affascina particolarmente. Perché? Beh, probabilmente i seguaci di Vince Gilligan avranno già capito la risposta. Stando così le cose, l’interpretazione in questione aprirebbe infatti ad una parabola progressivamente drammatica e meravigliosamente parallela a Breaking Bad: un tizio scopre di avere il cancro, non dorme, reagisce male, si mette a produrre sapone esplosivo (che non è blu, ma vabbè), smette di vivere come un cadavere ambulante, non ha più nulla da perdere, fonda in giro per gli Stati Uniti i Fight Club, acquista il vero senso della sua esistenza e via col pandemonio. Chissà, magari di questo dettaglio se n’è accorto anche Gilligan, decidendo così di tributare l’opera di Fincher e Palahniuk nel giusto modo, col famoso omaggio della seconda serie. Mai dire mai.

Sono sicuro comunque che, a tu per tu senza scarpe e camicia, nessuno piegherebbe Ehrmantraut.

Marla singer non esiste

L’amore ai tempi di Breaking Bad.

 

Conclusioni

In fondo, in un film così fortemente allucinato, gran parte delle teorie di qualsiasi figlio di mezzo della Storia potrebbe riuscire a penetrare nelle membra melliflue della trama e filare discretamente liscia come il suo sangue più puro.

Personalmente, questa interpretazione non riesce a convincermi pienamente. Chi, come me, ha letto il libro ha più possibilità di non farsi traviare da queste ipotesi e restare tranquillamente ancorato a quelle che paiono essere le basilari intenzioni di Palahniuk, che evidentemente non coincidono con questa stramba ma originale teoria. Tenete conto che esiste da poco un seguito di Fight Club nella forma di graphic novel, ambientato diversi anni dopo la conclusione, in cui il Narratore e Marla Singer sono sposati e hanno pure un figlio stranito. La donna ha addirittura una modica parte attiva nella nuova storia, rivolta anche all’esterno. Questo per dirvi – prima di far esplodere il metro-spoiler per chi non ha letto il sequel – che, anche a causa di questi fattori, mi pare ragionevole pensare che Palahniuk ai tempi che furono non mise in cantiere il fattore della triplice coincidenza, limitandosi al semplice dualismo (partorito in corsa quando il romanzo era già a metà, lo sapevate?) derivante dal disturbo di personalità.

Poi certo, si potrebbe obbiettare che ogni singola cosa in realtà sia il frutto della malata immaginazione del protagonista, persino il figlio e così via dicendo, ma se iniziassimo ad incanalarci in questo modo contorto di ragionare finiremmo in un loop di allucinazioni senza fine peggiore di quello di Shutter Island. Magari Fight Club è tutta una nostra immaginazione collettiva. Magari Palahniuk è una elucubrazione del nostro cervello, magari lo sono anche io e l’articolo che state leggendo. E buonanotte.

“Comprendi?”

Tengo a fare una precisazione conclusiva: per giungere a queste sentenze conclusive ho fatto ovvio ricorso al romanzo e al sequel fumettoso, quelle che sarebbero le cd. intenzioni del Legislatore in campo giuridico, i lavori preparatori – se vogliamo – che spesso sono più che eloquenti. Giudicando il film a sè stante, trovo che non sia però da escludere che a spingere sull’inesistenza di Marla Singer possa essere esclusivamente David Fincher, che – meglio ricordarlo, per chi non ha letto il romanzo – si è in diversi frangenti preso l’onere e l’onore di distanziarsi dal lavoro di Palahniuk. Coincidenza fin troppo sospetta è il fatto che le prove legate a questo argomento siano quasi tutte “cinematografiche” e non trovino diretto riscontro nel cartaceo.

Insomma, qui vi lascio, per una volta liberi di pensarla completamente come volete. Avete gli elementi sviscerati, decidete voi come distribuirli sul tavolo e rimontare il puzzle. Agite da veri pensatori e soldati dell’ermeneutica cinematografica.
Solo tenete a mente una cosa:

infilarvi le piume nel culo, non fa di voi una gallina.

 

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
Giulio Beneventi

About Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
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