#CineInterpreter: L’anima nella valigetta di Pulp Fiction

valigetta di pulp fictionEsegesi di teorie ingegnose e guida verso il riacquisto della giusta ottica tarantiniana

 

Sebbene il maestro Quentin Tarantino abbia più volte tagliato corto sul discorso, affermando che il contenuto della celeberrima valigetta di Pulp Fiction – secondo film in carriera, dai più ritenuto il suo capolavoro – non sia altro non che un puro e semplice MacGuffin hitchcockiano dal riflesso maltese, gli aficionados più battaglieri hanno continuato imperterriti negli anni a tirar fuori selvaggiamente una marea di teorie interpretative che, nel loro essere splendidamente elaborate e incredibilmente psicotiche, potremmo quasi definire davvero “tarantiniane”.

Di tutte le ipotesi relative al contenuto misterioso in cui mi sono imbattuto durante il mio lungo cammino per le contorte strade del web, tra insulse insinuazioni di buchi di sceneggiatura e vacue spiegazioni ripetute a memoria, ve ne sono alcune interessanti e astrattamente condivisibili: i gioielli perduti nella strage di “Reservoir Dogs”, l’abito sfavillante di Elvis in “Una Vita Al Massimo”, la pistola d’oro di “Johnny Oro”, di tutto. C’è anche un malato convinto che vi sia il palo nero imbalsamato del Magg. Marquis Warren di “The Hateful Eight”.

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“Cosa?”

Sicuramente nessuna però è avvincente quanto la sola ed unica che, nella sua sostanza esoterica e nel suo fomentare l’alone di misticismo teologico che sta attorno alla pellicola, mi ha davvero colpito per la sua originalità e di cui, di conseguenza, mi preme parlarvi in questa primo appuntamento con l’ermeneutica cinematografica moderna. Ruota proprio attorno alla missione spirituale di Jules Winnfield (Samuel L. Jackson), all’intervento divino di cui sentite parlare in diverse battute del film e… al diavolo.

Suvvia, non fate quelle facce. Del resto, se qualcuno è riuscito a interpretare in chiave omosessuale “Le Iene”, in fondo tutto è possibile, no?

Quindi, prima che arrivi sul serio il momento di farci i pompini a vicenda, farò in modo di illustrarvela brevemente nei suoi punti più convincenti, prima di distruggervela e indicarvi la via interpretativa che troppi di voi giunti qui evidentemente hanno smarrito.

Allarme Spoiler inserito.

valigetta di pulp fiction

La realtà dei fatti

L’interpretazione “spirituale” della valigetta di Pulp Fiction

Ordunque, l’interpretazione fuori di testa ma comunque più accreditata e sicuramente più ardita nel suo smarmellare e aprire tutto (dato il maggior numero di agganci alla narrazione) vuole che la valigetta di Pulp Fiction contengarullo di tamburiniente di meno che l’anima di Marsellus Wallace, sottratta abilmente dal Diavolo. O Mefistofele, Lucifero, Figlio di Andreotti, chiamatelo come volete (io me lo immagino con lo sguardo glaciale di Zed, la dentatura perfetta del Christopher Walken di Sleepy Hollow e le sembianze generali di Peter Fonda in quella cafonata di “Ghost Rider”).

Non sono pochi gli elementi che avvalorano questa ipotesi. Ve ne espongo di seguito i principali, che potete trovare senza sforzo con Google search:

– Marsellus nella sua prima apparizione (la seconda in ordine cronologico) è inquadrato da dietro e si nota proprio all’altezza della sua nuca un evidente cerotto. Ebbene, dovete sapere che il Diavolo secondo una antica leggenda (pare) dei pellerossa americani – che non mi stupirei Quentin, nella sua follia, conosca – prelevi le anime proprio da quel punto del corpo. Magari gliel’ha tirata fuori dopo le eccentriche violenze al fantomatico mezzo-samoano-mezzo-nero che (pare) abbia osato fare un massaggio ai piedi alla moglie Mia Wallace. Chi lo sa.
I sostenitori di questa tesi ci chiamano comunque a far caso ad una sottigliezza: una volta riottenuto il contenuto della valigetta da parte di Jules e Vincent Venga, non v’è più traccia del cerottone sulla zucca pelata. Inoltre – punto a loro favore – è evidente che Tarantino voglia farcelo notare molto bene in primissimo piano quel dannato cerotto, come se volesse farlo risaltare ai nostri occhi. E, inutile ribadirlo, sappiamo tutti che con il regista di Knoxville nulla è lasciato al caso.

valigetta di pulp fiction anima di marsellus wallace

Marsellus, il bello senz’anima.

– E’ luogo comune che i dannati privi di anima mostrino degli occhi del tutto privi di pupille. Gli occhi sono lo specchio dell’anima, no? Niente anima, niente occhi. Che gran cazzata, eppure all’inizio Marsellus ci sfodera degli stilosissimi (almeno per gli anni Novanta) occhiali da sole, salvo non indossarli più una volta essere stato reintegrato nel possesso della valigetta.

Coincidenze?

– Questa è abbastanza scontata e sicuramente più facile da notare anche con uno sguardo poco analitico: la combinazione per aprire la valigetta è 666, il numero del male e il prefisso di tutti gli aspiranti satanisti. Ma non vuol dire più di tanto, è anche il pin della mia Mastercard.

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666. The number of the beast, o almeno così sostengono i Maiden.

– Jules e Vincent, nella celeberrima scena di Ezechiele 25:17, vengono “salvati” dai colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata che vanno clamorosamente a vuoto. Ma salvati da chi? Ma dalla divina provvidenza di cui tanto ci aveva rotto le palle Manzoni, che domande. Insomma, in parole povere, anche l’Onnipotente si sarebbe commosso per la splendida sequenza e avrebbe in cuor suo deciso di perorare la causa dei due gangster “rendendo l’impossibile possibile”: devia così i proiettili come solo il vero Eletto è in grado di fare e permette alla missione di salvataggio dell’anima di proseguire.

– Il miracolo di cui sopra convertirà definitivamente Jules, che decide di mollare tutto (compreso l’esoso contenuto del suo iconico portafogli) e fare il buon pastore timorato di Dio nella valle delle anime perdute (in pratica, il barbone-asceta). Vincent, invece, la cazzata dell’azione divina proprio non se la beve. Manco a dirlo, in breve troverà come suo fratello la morte per crivellate. Proprio con il MAC-10 di Marsellus, l’uomo spalleggiato dal Creatore. Dio ci ama tutti.

– Gli uomini uccisi da Jules e Vincent – quelli che hanno tentato di fregare come una puttana Marsellus e, indirettamente, l’Altissimo – non sarebbero nient’altro che emissari di Satana in terra. Malvagi quasi quanto gli esattori di Equitalia.

– Possibile che Vincent Vega nell’auto faccia scattare così per sbaglio il grilletto, facendo esplodere in mille pezzi il cervello del negretto Marvin? Ma manco per sogno. È stato Dio in persona (o ha stato Misseri) che, dall’alto della sua infinita bontà, si rifiuta di graziare il doppiogiochista ultimo servo luciferino.

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Jules e Vincent si consultano sui vari punti della teoria.

Considerazioni

Ho detto cazzo che botta! Che botta, cazzo! Sembra filare, vero? Bene, ora che ci siamo fatti due risate, vi riporto con i piedi per terra.

1 – In primis, mi spiegate perché diamine il Diavolo avrebbe dovuto mettere l’anima in una valigetta? Non era meglio portarsela direttamente all’Inferno e farne la sua schiava sessuale come l’amichetto di Jack Black?

2 – Non sono cristiano e dunque non me ne intendo. E va bene anche che Gesù si è fatto agnostico e i killer si convertono, ma Dio non dovrebbe stare dalla parte dei preti pedofili e non da quella degli assassini drogati e del loro capo nero mafioso?

3 –  Ora più seri. Verosimilmente, del contenuto della valigetta Marsellus, Jules e Vincent ne sono già a conoscenza. Comprensibile quindi la compostezza (seppur accompagnata da stupore) di quest’ultimo davanti ad uno spettacolo ultra-terreno. Ma il delinquente da strapazzo (Ringo ossia Tim Roth) che nel ristorante apre la valigia e chiede se sia veramente quello che sta vedendo? Come può riconoscere immediatamente che si tratta di un’anima? Qualcosa evidentemente non quadra.

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Eh.

4 – Jules per sapere dove sia la valigetta chiede al tizio col frangettone dove sia la “roba”. Certo, è un termine generico ma al 90 % sappiamo tutti cosa indica. Successivamente, invece, si riferirà al contenuto di essa ironicamente, definendolo il “bucato sporco” del suo capo. Ma la sostanza non cambia.

5 – Va bene che Vincent è un duro che ha passato tre anni ad Amsterdam e di cose strambe sicuramente ne avrà viste tante. Ma se uno si trova davanti un’anima racchiusa in una valigetta, è lecito pensare che non sarebbe così scettico sulla materia teologica e sui miracoli di Dio come invece lo è mr. Vega, no? Insomma, sarebbe come se qualcuno vedesse un fantasma e poi andasse in giro a dire che non crede che i fantasmi esistano. E dai.

6 – Ma poi le anime non dovrebbero essere delle entità immateriali che con una volta liberate, svolazzano in giro e fanno un gran casino? Almeno, l’ultima volta con Indiana Jones è andata così. Non ditemi che è come “Ghost”, vi prego.

7 – In verità, quanto alla prova principale del cerottone c’è un bel problema: anche dopo aver riottenuto l’anima, Marsellus indossa ad un certo punto di nuovo occhiali e cerotto, precisamente negli spogliatoi di Butch. Dispiace ma pare siano davvero coincidenze. Quello è solo il suo look da tamarro alpha.

8 – Ad ogni modo, dando  anche per assodato che Marsellus abbia davvero perso e poi ritrovato l’anima, temo che Zed gliel’abbia strappata di nuovo via. Questa volta dal buco sbagliato.

valigetta di pulp fiction marsellus anima

 

Conclusioni

Se proprio vogliamo ostinarci a fare questo sadico gioco e tentare di indovinare il contenuto evanescente ben sapendo che non vi è una risposta, la mia conclusione è che si tratti semplicemente di droga. Si, l’ho detto. Pulp Fiction è un film incentrato sulla droga e sul mondo che gira attorno ad essa: criminalità, tossici, overdosi, siringate di adrenalina. Droga. Punto e basta. Forse non coca (“La coca è bella che è morta da un pezzo”). Probabilmente eroina, che “sta rimontando sul mercato in modo pazzesco”. Una gigantesca, immensa, inqualificabile montagna di eroina. Quella persiana, che mi dicono sia bella forte. E magari brilla anche in quel modo. Tra l’altro, il bagliore dorato che fuoriesce dalla valigetta in questo caso non sarebbe altro che un espediente che i personaggi in realtà non possono notare, come il rettangolo immaginario di Mia Wallace. Quasi per sottolineare l’attenzione particolare del regista verso l’oggetto principale ossia gli stupefacenti.

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Delusi? Era quello che avevate pensato in principio? È così banale? Cercate di capire che Tarantino vuole proprio darvi la sensazione che il contenuto sia droga e allo stesso tempo vuole farvi credere che sia TROPPO semplice che sia droga. Ha spontaneamente lasciato in giro dei falsi indizi, ben sapendo (o quantomeno sperando) che avrebbe causato questo gran baccano, e si è così divertito, tentando di prendere in giro il maggior numero di persone.

E, lasciatemelo dire, voi boccaloni siete le sue prede perfette.

Nei miei viaggi e nei miei trip mentali, ho imparato a conoscere discretamente bene il cinema dello zio Quarantino e di conseguenza non mi sono mai chiesto più di tanto cosa ci fosse dentro la valigetta. Ora vi ho dato una risposta dettata dal raziocinio ma per me, in fondo, potrebbe anche esserci tranquillamente il segreto dei punti fragola, l’uranio impoverito in supposte, un attrezzo per catturare i leoni in Scozia o la brillantina usata da John Travolta ne “La Febbre Del Sabato Sera”. O il tonno Rizzoli Emanuelli.

Ecco una vera storia assurda, ancor più inspiegabile della valigetta: dei tizi vendono delle scatolette di tonno e scelgono TRE GNOMI come logo?

Ad ogni modo, bisogna concludere che tutta questa faccenda sia con ogni probabilità uno degli espedienti di un ingegnoso figlio di buona donna che sa perfettamente come catturare l’attenzione delle persone e come deviare i meno attenti dal senso più profondo di una pellicola, quasi volesse farne una scrematura dei più degni. Quindi, ora che siete arrivati a questo articolo dopo (immagino) molte ricerche in rete, vi consiglio di fermarvi qui. E, se proprio dovete, di cercare la risposta dentro di voi. Dentro la vostra fantasia. Perché probabilmente ha davvero ragione il buon vecchio Sam L. Jackson che, in una delle prime interviste a riguardo nel 1995, ci aveva già regalato la vera soluzione al mistero. Alla domanda su cosa fosse il contenuto, rispose semplicemente:

“Qualsiasi cosa che tu voglia essa sia.”

 

valigetta di pulp fiction

Giulio Beneventi

Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
Mai uscito vivo dagli anni Novanta, da sempre sulla breccia con Coltrane e un paio di vinili sottobraccio, mi sento a mio agio scrivendo solo a bocca piena, dopo trenta piegamenti di riflessione e una buona dose di gentil cinismo.
Giulio Beneventi

About Giulio Beneventi

Carpenter, Bowie e Bukowski hanno fatto di me il 90% di quello che sono oggi. Per il resto ci hanno pensato le sigarette, il Four Roses e i manuali di giurisprudenza.
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