JovaDay, o della potenza comunicativa di Lorenzo Cherubini

Jovaday Jovanotti In Media Rex 1000

“Così funziona la vita, va dove cazzo vuole lei e noi possiamo intervenire pochissimo”

 

45 multisala, 40mila adesioni, proiezioni previste per tutto il corso della giornata e prenotazioni chiuse con qualche giorno di anticipo visto il sold out in ogni sala. Il JovaDay è arrivato ed è stato molto, molto interessante.

Consegno il mio coupon con prenotazione gratuita (Grazie UCI Cinema!), c’è da aspettare un po’: le proiezioni vengono rimandate di mezz’ora dato che non faranno alcuna pubblicità. Prendo pazientemente posto e, quando meno me lo aspetto, lo schermo si illumina e tutto mi travolge come una valanga. Non è un docufilm “classico” in cui la voce fuoricampo racconta cosa succede e gli artisti vengono immortalati in pose riflessivo/strategiche acchiappa fan. Tutt’altro, Lorenzo Cherubini ti strappa di forza dalla poltrona e ti trascina dentro al suo incasinatissimo mondo. Non sta li a spiegare cosa stia succedendo o perché, sei tu che devi capire, sei tu che devi viverlo. È con questo mood che torno bambina, quando andavo in giro con stampato sui jeans “Give me Five” a cantare “Sei come la mia moto!”, presa per mano da un artista eccentrico che ti fa sentire a casa, ti accoglie come fossi un vecchio compagno di scuola e racconta a modo suo progetti e desideri a cui è legato il suo ultimo lavoro.

Jovaday Jovanotti In Media Rex 03

Così si passa il tempo nella bellissima Villa le Rose, Toscana, che questa specie di armata Brancaleone trasforma nel proprio studio di registrazione. Ogni stanza viene modificata con fili, amplificatori e persino materassi sistemati a mò di tetto, dentro la sala da bagno, per agevolare il suono senza riverbero. Immancabile il pc di Lorenzo, pieno di adesivi tra cui spicca il 46 di Valentino Rossi. Si suona fino a tarda notte, quasi no stop per 18 giorni, sotto la supervisione di quel colosso della discografia che è Rick Rubin, un simil Osho in versione 2000, che per la prima volta ha scelto di collaborare con un artista che non canta in inglese.

Jova si racconta tra le stanze della villa, con in mano la chitarra, e poi tra le vie di Firenze, città dai panorami meravigliosi: “Siamo al servizio della musica, che serve alle persone. Tutti i pezzi stanno venendo fuori in maniera istintiva, Rubin è pazzesco”. Il viaggio musicale continua, si passa da Roma ripercorrendo le vie che hanno visto l’adolescente cantante al liceo e al campetto da basket, per poi prendere l’aereo e atterrare nell’assolata Malibu. Proprio al Shangri La Studios il disco viene mixato e completato, tra pareri unanimi sulla buona riuscita dei pezzi (“L’ho fatto sentire a mia figlia Teresa, dice che “Viva la Libertà” sembra una canzone da gita scolastica”) e video dirette con l’Italia per organizzare l’apertura del “Jova Pop Shop” a Milano, il temporary shop che “spaccia figate”.

Jovaday Jovanotti In Media Rex

Succede che poi, esattamente così com’è iniziato, ovvero di botto, il film finisce. Scendo dalla giostra con le idee ancora confuse e la testa che gira, con dentro alcune canzoni che ho già imparato a memoria senza neanche accorgermene.

Perché quando Jova dice che lavora per noi, scrivendo dischi che facciano sentire la gente viva, ha ragione. Perché quando dice “Per me la massima goduria è quando scrivo la canzone, perché vedo cosa sarà, come rimbalzerà addosso agli altri” ti rendi conto di non vedere l’ora che tutto questo succeda.

Ciao mamma, guarda come mi diver … come mi sono divertita, ora aspetto il live sapendo che mi aspetta una vera “avventura di vita e musica”.

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