Sulla Mia Pelle: la storia che non doveva essere raccontata

In Media Rex“L’ultima settimana di Stefano Cucchi tra gli alti e bassi di un film dal finale già scritto”

Sulla Mia Pelle non sarebbe mai dovuto essere pensato, non sarebbe mai dovuto uscire, non avrebbe mai dovuto vedere la luce, Sulla Mia Pelle racconta una storia che non sarebbe mai dovuta accadere: quella di Stefano Cucchi, entrato vivo in caserma ed uscito talmente pesto da morire solo sette giorni dopo. Sette giorni di agonia trascorsi sballottato tra celle di sicurezza in caserma, celle di sicurezza in carcere, celle di sicurezza in ospedale ed infine la cella frigorifera di un obitorio, in una climax di dolore alla quale nessuno dovrebbe essere sottoposto.

E se la storia giudiziaria è ancora in corso, quella della vita di Cucchi Stefano si è ormai – purtroppo – esaurita. Ci ha pensato uno straordinario Alessandro Borghi a riportarla, seppur per una sola ora e mezza, in vita grazie ad un’interpretazione che, agli occhi di chi non ha la presunzione di dire “la cosa giusta”, è parsa sentita e pregna di immedesimazione. Al buon Aureliano non hanno fatto da contorno però attori adatti ad una pellicola così cruenta e cruda, con degli scivoloni recitatativi che in alcuni punti sono evidenti. La scena dell’obitorio – ad essere sinceri – era tutto fuorché toccante, nonostante fosse uno dei punti cardini degli eventi.

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I pareri su una pellicola discussa ancora prima della sua uscita non possono che essere discordanti tra chi invoca al capolavoro e chi lo bistratta, facendolo passare per b-movie, tra chi dice “bisognava raccontare questa vicenda” e chi banalizza con “ora si fanno i film sugli spacciatori?”. Ma ogni giudizio passa in secondo piano dietro ad una ricostruzione oggettiva dei fatti, che non mira né a criminalizzare le forze dell’ordine né a santificare il Cucchi.

Sono pochi i dialoghi in Sulla Mia Pelle, ma quei pochi raccontano molto di Stefano. “Papà abbracciame” subito dopo la sentenza di condanna, “Un figlio come me non se lo meritavano proprio” sul letto di morte o ancora quel più volte ripetuto “So caduto dae scale”, detto forse per il troppo orgoglio, per il non voler fare la vittima o per paura di non essere creduto. Scale che sono un sacco strane, scale che menano, come dice Borghi nei panni di Cucchi ad una guardia carceraria.

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Sulla Mia Pelle rimane obiettivo nel raccontare la triste storia di uomo
, che nonostante gli sbagli commessi rimaneva pur sempre un uomo e come tale non meritevole di un trattamento così lontano da quello dignitoso che sancisce la nostra Costituzione. E permette di riflettere: perché la pelle di Cucchi Stefano poteva essere quella di chiunque altro.

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Francesco Benvenuto

Francesco Benvenuto

Nato improvvisamente nel 1993 in quel di Puglia, si trasferisce precocemente nella Capitale, dove studia fino a diventare aspirante laureato. Alla costante ricerca di passioni da coltivare, è giunto al punto di pensare che la sua prima passione sia “ricercare passioni”. Fiero possessore di un album autografato degli Eiffel 65. Scrive di altri, perchè non in grado di parlare di se stesso.
Francesco Benvenuto

About Francesco Benvenuto

Nato improvvisamente nel 1993 in quel di Puglia, si trasferisce precocemente nella Capitale, dove studia fino a diventare aspirante laureato. Alla costante ricerca di passioni da coltivare, è giunto al punto di pensare che la sua prima passione sia “ricercare passioni”. Fiero possessore di un album autografato degli Eiffel 65. Scrive di altri, perchè non in grado di parlare di se stesso.

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