The End of the Fucking World 2: la bellezza del disagio prima di Natale

Continua la traumatica ricerca di un posto del mondo da parte di James e Alyssa

La metropolitana è pian piano diventata il mio “salotto”, non molto personale, dove guardare le serie TV. C’è chi ama la comodità di un divano e chi il viscido di un sostegno dei mezzi pubblici. Ma se i viaggi casa – lavoro e lavoro – casa sono lunghi, non si può fare altrimenti: cuffie e Netflix. In queste condizioni ho visto la seconda stagione di The End of the Fucking World.

È difficile, come sempre, trattenersi dal fare spoiler; più semplice è invece raccontare il disagio che i due protagonisti – James ed Alyssa – vivono nella propria mente. Nonostante l’apparente forza e totale indifferenza rispetto al mondo circostante, è innegabile il dolore per una vita fatta di solitudine ed eventi traumatici. Sarà proprio questa sofferenza a determinare il desiderio di trovare, anche solo per un momento, il proprio posto nel mondo. Dopo queste righe scritte in totale serietà, sento però la necessità di tornare sulla mia strada: quella che mi contraddistingue come imbecille.

Confesso di amare gli episodi da venti minuti, quelli dove succede di tutto, senza necessariamente dover mettere dentro minuti con scene di sesso randomiche. Game of Thrones probabilmente sarebbe durato un paio di stagioni in meno senza tutto quel fiki fiki, tanto per usare la definizione coniata dal mitico ed inarrivabile Gianni Drudi.

TEOTFW (s. 2) che quasi ricorda l’impronunciabile pronuncia di GEOVA, riesce nel difficile compito di soddisfare le alte aspettative create con la prima stagione. Ciò che più mi ha emozionato è senza dubbio la recitazione, mai così azzeccata per una serie su quelli che non si esagera nel definire “psicopatici”. Una cadenza nelle battute, un modo di esprimerle che ha toccato vette ultimamente avvicinate solo dagli spot di Azar (Link a video YouTube Azar).

Per concludere: una bella serie, forse una delle poche meritevoli di attenzione in questo periodo pre-natalizio. Pollice su. Semplicemente.

Francesco Benvenuto

Nato improvvisamente nel 1993 in quel di Puglia, si trasferisce precocemente nella Capitale, dove studia fino a diventare aspirante laureato. Alla costante ricerca di passioni da coltivare, è giunto al punto di pensare che la sua prima passione sia “ricercare passioni”. Fiero possessore di un album autografato degli Eiffel 65. Scrive di altri, perchè non in grado di parlare di se stesso.
Francesco Benvenuto

About Francesco Benvenuto

Nato improvvisamente nel 1993 in quel di Puglia, si trasferisce precocemente nella Capitale, dove studia fino a diventare aspirante laureato. Alla costante ricerca di passioni da coltivare, è giunto al punto di pensare che la sua prima passione sia “ricercare passioni”. Fiero possessore di un album autografato degli Eiffel 65. Scrive di altri, perchè non in grado di parlare di se stesso.

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