#ThrowbackThursday: Otto serie TV anni ’90 da riguardare

Serie cult dai tempi in cui Netflix ancora mandava film nelle cassette della posta

Un paio di giorni fa, guardando una Serie Tv firmata Netflix più trash del dovuto, mi sono guardata allo specchio e mi sono detta che no, non potevo sprecare gli ultimi giorni di libertà rimasti in quel modo. Così, ho cominciato a cercare serie degli Anni ’90 meritevoli del mio – ormai limitato – tempo. Ma dato che la mia età anagrafica non mi permette una completa conoscenza dell’argomento, ho dovuto chiedere qualche consiglio ad amici con più esperienza di me. E come sempre, il tempo impiegato nel cercare la serie perfetta è stato assai più lungo di quello impiegato a guardare la serie stessa.

Sono in otto a giocarsi la gran finale e vi renderò partecipi di questa mia ardua scelta.


Friends

Sitcom con grasse risate finte piazzate puntualmente dopo le battute dei personaggi che non fanno ridere. Durante quelle divertenti davvero, invece, nemmeno mezza risata, con te a urlare: “Perché non ora, perché invece a quella battuta di merda?”. La comitiva del Central Perk è assolutamente da riabbracciare, magari questa volta in lingua originale per capire meglio i giochi di parole tipici della serie, che nella traduzione italiana vanno molto a perdersi. Friends esce sugli schermi americani nel ’94 ma resta comunque una serie molto moderna negli argomenti affrontati: omosessualità, adozione, utero in affitto. Una sitcom degli anni ’90 era molto più emancipata che l’Italia oggi, nel 2018.


Dawson’s Creek

Dawson’s Creek ha segnato la mia adolescenza, durante la quale passavo l’estate guardando serie su Italia1 dalle 13:45 alle 17:30. Italia1 era il mio Netflix, con la differenza che per sapere come finiva qualcosa dovevo aspettare circa 24 ore. Dawson’s è un teen-drama e come tale parla di amore, liceo, amicizia, poi di nuovo amore, poi triangoli amorosi. Teen Wolf ma senza lupi mannari e con attori meno fighi. Il personaggio di Dawson mi ha insegnato una cosa importante: cosa significa detestare un essere umano e volerlo prendere a sberle per quanto è stupido ed inespressivo.


Sex and the city

Serie preferita di mia madre ancora oggi. Per spiegarla basta leggere la prima parola del titolo. “Sex (and the city)” racconta di donne in carriera ancora single che si divertono e si godono la propria libertà, e nel ’98 porta sugli “specchi neri” una realtà di cui ancora si parlava poco: sessualità, vibratori, infertilità, cancro al seno. Con tutti i problemi femminili raccontati da Carrie Bradshaw e dalle sue amiche, ci mette poco a farsi amare dal pubblico femminile. Rivoluzionaria per il decennio in cui usciva.


Streghe

Una serie che mi ha incantato, letteralmente. Ma che fa anche – soprattutto – commuovere, divertire. Le tre Sorelle Phoebe, Prue e Piper sono delle streghe (non l’avreste mai detto, vero?) alle prese con la lotta tra il bene e il male e, grazie ai poteri del trio, riescono sempre a ristabilirne l’equilibrio. Seguitissima ai suoi tempi, è pur sempre una serie di una ventina d’anni fa invecchiata malissimo dal punto di vista dei frequenti effetti speciali. In ogni caso da riguardare: vedrete che vi farà piangere (e incazzare) ancora una volta. In attesa del reboot, dove si spera che non faranno morire una delle tre sorelle per problemi contrattuali, per poi ricomporre il trio facendone apparire una quarta a caso, dal nulla.


Buffy l’Ammazzavampiri

Prima di “True Blood” e “The Vampire Diaries” c’era lei: Buffy. Tra la vita normale da liceale e quella segreta da cacciatrice, Buffy ci ha fatto sognare e almeno per quanto mi riguarda mi ha anche spaventata parecchie volte. Devo essere sincera: il mio sogno era quello di vedere Buffy diventare un vampiro lei stessa. Segretamente ho sempre tifato per questi ultimi. Ma forse c’è ancora speranza per quel mio sogno da ragazzina. È stato confermato il reboot della serie, con un cast completamente nuovo. Nell’attesa della nuova cacciatrice, un rewatch di Buffy è più che consigliato.


X-Files

Per spaventarsi in prima serata insieme a tutta la famiglia vedendo apparire all’improvviso alieni fatti palesemente di plastica. Uno diverso ogni settimana. Più mainstream e meno incomprensibile di Twin Peaks, e per questo motivo perfetta per diventare infinita e durare un miliardo di stagioni, incluso il recentissimo inevitabile ritorno. Ha il merito di fare conoscere la faccia di David Duchovny prima che questi finisse in Californication a fare porcherie peggiori di quelle di Sex and The City, e di avere istruito su teorie del complotto, area 51 e scie chimiche molto prima del Movimento 5 Stelle.


ER – Medici In Prima Linea

Se volete incolpare (o ringraziare) qualcuno per l’abnorme quantità di serie tv basate su ospedali, pronto soccorso, vigili del fuoco e tutto ciò che ha a che fare con il concetto di “salviamo genti, facciamo cose”, catalizzate la vostra attenzione su Michael Crichton, catalizzate la vostra attenzione su E.R. – Medici In Prima Linea. A memoria, non credo che prima del 1994 ci fosse stata una serie ambientata su un luogo di lavoro, soprattutto su un luogo di lavoro come il Pronto Soccorso. Incendi, incidenti, operazioni, file d’attesa lunghissime, George Clooney prima che diventasse coffee addicted e storie di casi umani cui Grey’s Anathomy deve tanto, ma davvero tanto. Nonostante quest’ultimo punto, serie cult con pochi punti deboli. E poi, pensateci: se non fosse esistito E.R., non sarebbe mai nato Scrubs.


Beverly Hills – 90210

Immaginate negli Anni ’90 una serie che porta sui teleschermi il mondo della borghesia agiata americana, non necessariamente con i soli aspetti positivi. Immaginate anche che, prima di allora, non esisteva una serie che si concentrasse sulle storie di un gruppo di adolescenti e che trattasse in maniera anche non troppo superficiale problemi come droga, AIDS e la difficoltà stessa di vivere l’adolescenza (e sdoganare la bellezza della fronte alta grazie a Dylan). Beverly Hills 90210 è fondamentale nella storia del teen-drama proprio per questo motivo: non singoli episodi per raccontare ipocritamente e in maniera buonista alcuni temi spinosi, ma una trama, anzi, più trame articolate, ben più di quanto all’apparenza si potesse all’epoca immaginare. Un punto di svolta del piccolo schermo.

Contiene contributi dell’autentico vecchio vetusto stagionato prossimo alla decomposizione esperto Andrea Mariano.

Joy Musaj

Joy Musaj

Qualche volta scrivo articoli per giustificare la mia dipendenza da Serie Tv e dai Social Media mettendoci in mezzo termini di psicologia per dare un senso alla mia laurea triennale.
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About Joy Musaj

Qualche volta scrivo articoli per giustificare la mia dipendenza da Serie Tv e dai Social Media mettendoci in mezzo termini di psicologia per dare un senso alla mia laurea triennale.

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