AtariBox – Ritorno dall’oblio o nell’oblio?

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Back to the future. Maybe.

In tempi recenti la storica e bistrattata Atari ha annunciato il ritorno nel mondo delle console casalinghe. AtariBox: retrogaming a la Nintendo con la sua linea “Mini Classic”? Sì e no. Una console vera e propria, in grado di far girare non solo le vecchie glorie della casa a stelle e strisce (un po’ come il Nintendo sta facendo da più di 10 anni tramite il servizio Virtual Console e ora in forma “fisica” con, per l’appunto, le versioni mini di Nes e Super Nintendo), ma anche il treddì e tutte quelle cose che i ggggiovani vogliono. O meglio, che i gggiovani avrebbero voluto nel 2012.

AtariBox infatti avrà un processore realizzato da AMD e una scheda video della famiglia Radeon (quindi sempre AMD) in grado di supportare e sopportare una quantità poligonare simile a quella di computer di fascia media, dunque titoli non troppo esosi o al massimo di qualche anno fa (mai sentito parlare di Skyrim su Switch?). Un po’ come comprare un cellulare di fascia alta vecchio un paio di anni: interessante, non troppo costoso e apparentemente funzionale. Il tutto avvolto da una coperta di Linux appositamente modificata.

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Ma ha senso tutto ciò? Aggeggi del genere e molto più performanti esistono già (vedasi lo Shield di Nvidia), anche se più costosi. Certo, l’AtariBox pare un piccolo lettore DVD in legno, una roba uscita da qualche casa del Wyoming degli anni ’70 ma con la tecnologia del Terzo Millennio. Una figata, insomma. Il punto di forza sarebbe tuttavia quello di dare agli sviluppatori una base che molto simile all’ormai straconosciute stream-machine, ma che abbia caratteristiche standardizzate tali da poter evitare il “questo apparecchio può farlo girare, quest’altro farà una fatica bestia, quest’altro ancora sì ma ha delle complicazioni”.

Apparentemente il prezzo di lancio (che dovrebbe concretizzarsi tra primavera ed estate 2018) si aggirerà tra i 250 e i 300 dollari, quindi molto meno di un pc di fascia media con prestazioni simili, ma con uno sforzo in più puoi portarti a casa una Nintendo Switch, che vanta del plus della portabilità, oppure una PlayStation 4 slim o una Xbox One, forti entrambe di una libreria software di qualità. AtariBox vorrebbe aggirare il confronto diretto con le console suddette ed essere il terreno prediletto per le produzioni indie, un ambiente sempre più in crescita e che, in effetti, nel recente passato da donato molte più soddisfazioni e sorprese di quanto nno abbiano fatto in generale le più rinomate software house. “Non cerchiamo produzione Tripla-A come fanno Sony e Microsoft. Ci sono giochi indie incredibili in giro. Non si tratta solo di grafica”. E se lo dice Feargal Mac, general manager e ideatore di AtariBox, c’è da crederci. Per forza. Anche perché, se così non fosse, si troverà in guai seri, oltre che davanti a un flop clamoroso.

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Due beta tester negli uffici Atari.

Ecco il secondo dilemma: il supporto delle terze parti. Se il progetto non è sufficientemente interessante, la console avrà vita breve (Wii U insegna). Non è detto, inoltre, che un eventuale parco titoli firmati tutti Atari o indie possa realmente interessare l’utente medio di oggi. Anzitutto perché devi essere estremamente sicuro delle carte da giocare e di presentare qualcosa che davvero possa interessare l’utenza videoludica (vedasi nuovamente Nintendo con il caso disastroso di Wii U e del miracolo Swith), in secondo luogo almeno alcune delle software house più grandi dovrebbero investire e credere (o far finta di credere) nel progetto, attirando così parte del mercato dei propri acquirenti abituali più attaccati ai brand delle varie case di produzione che non a quello prettamente hardware.

C’è un altro problema, o meglio, un altro pericolo, ovvero che AtariBox diventi il Lumia dell’home gaming. Come Nokia/Microsoft tentò di ritagliarsi una fetta di mercato smartphone con Windows Phone (e ci stava riuscendo con WP 8.1, salvo poi realizzare scelte scellerate di marketing e di produzione), ora coloro che hanno dato vita (e anche ammazzato, nel 1983) l’industria videoludica moderna tentano un ritorno in un mondo che tuttavia è cambiato moltissimo dall’epoca degli home computer, degli 8, 16 e 32 bit.

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Feargal Mac intento a testare AtariBox.

Il marketing ha iniziato a muovere i primi passi anche nel mondo extra-videoludico (in più occasioni in Blade Runner 2049 – film della Madonna di cui abbiamo trattato QUI – il logo della compagnia in formato gigante, oltre a quello di Sony), speriamo riesca a compiere tutti i passi giusti e necessari affinché possa tornare non a ruggire, ma almeno a suscitare interesse nel mondo ludico-digitale odierno. Successo della campagna di finanziamento su Indiegogo permettendo, s’intende.

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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