C’erano una volta le riviste di videogiochi…

Dal cartaceo alle sfuriate sui social. Come passa il tempo…

 

Disquisendo con colleghi e amici riguardo argomenti molto trendy e di grande rilevanza sociale, abbiamo rimembrato del glorioso tempo in cui le riviste cartacee erano a tutti gli effetti l’unico mezzo per informarsi adeguatamente riguardo le ultime uscite videoludiche e le future aberrazioni poligonali. The Games Machine (una delle prime riviste dedicate appositamente a questo strano mondo in Italia), Il Mio Computer, lo spin off Giochi Per Il Mio Computer (nei primi anni 2000 divenne la rivista più venduta del settore), Pc Gamer erano vere e proprie bibbie per sapere tutto sul mondo di pixel e spigoli digitali, per rimanere al passo coi tempi. Il sottoscritto sgambettava dall’alto dei suoi due lustri verso l’edicolante, e a quella mistica figura dava la bellezza di lire novemilanovecento (sì, miei brufolosi amici lettori, ci fu un tempo in cui in Italia circolava una moneta diversa dall’Euro).

Matrox Mistyque da 2mb o da 4mb? Quali saranno le effettive migliorie in Quake con l’imminente patch per il supporto delle librerie Open GL per le schede Voodoo? La tecnologia MMX introdotta da Intel è davvero così rivoluzionaria? È mai possibile che Sega Rally giri lento anche su un Pentium 133 con 16Mb di ram?

A sinistra, la bibbia per i “tecnici”. A destra, ciò che è stata la bibbia del sottoscritto per anni e anni

Sono gli anni Novanta, internet poco a poco entra in sempre più case a suon di interferenze spacca timpani, scaricare clip art è una goduria, i calendari di Alessia Mertz e altre foto sbarazzine pure, e sempre un occhio all’orologio: dopo le 18:00 la connessione costa meno, quanto una chiamata urbana. L’unico multiplayer decente esistente è lo split screen, l’unica fonte per sapere se un videogioco sia decente o un’autentica depravazione di pixel sono le riviste cartacee: la rubrica della posta fuga dubbi ed elargisce importanti verità alle richieste dei lettori giunte in redazione, sia via elettronica per gli oligarchi del mondo delle e-mail, sia soprattutto via lettera, più confacente alla massa popolare; gli speciali da quattro, sei, otto pagine sulle imminenti uscite o sui progetti ancora in via di definizione, le recensioni con voti numerici per grafica, giocabilità, longevità e sonoro.

La sezione più bella di tutte, l’oggetto della bramosia del dodicenne brufoloso così come del ventenne nerdaccione con il poster di Tomb Raider in bella vista, è di certo quella che occupa le ultime pagine della rivista: soluzioni e trucchi. Intere pagine dedicate ai cheat codes per avere soldi infiniti a Theme Hospital (“La direzione ruba!”, continuerà a ripetere al microfono quella stronza della reception), l’evergreen “/god” e “/fly” rispettivamente per l’invincibilità e per volare attraverso i muri in Doom, Quake e qualsiasi altro sparatutto dal 1992 al 2004. Gli apppuntamenti mensili per seguire i consigli passo-per-passo per capire cosa diavolo far fare a George Stobbart in Broken Sword, quale oggetto non bisogna dimenticare di prendere in The Dig, quale la giusta sequenza di insulti da far pronunciare a Guybrush Treepwood in Monkey Island 3, quale astruso e diabolico meccanismo azionare per andare avanti in Resident Evil.

Dove non arriva l’intuito, arriva qualcun altro. Grazie, with grand love, very grand love

Ci sono anche riviste appositamente realizzate per i possessori di console, soprattutto nel periodo di massimo splendore di quel gioiello di nome PlayStation, nata da un’idea accantonata da Nintendo qualche anno prima. PSM, ovvero PlayStation Magazine, la cui struttura interna non è molto dissimile da quella poco sopra descritta, ma che ha un asso nella manica, anzi due: un ciddì stracolmo di demo (non beta, non early access, non free to play, ma 2 minuti di partita di Fifa ’98 tra Italia e Inghilterra, il primo livello di Spyro, 3 giri di Formula 1 ’97, un livello di Small Soldiers che non comparirà mai nella versione completa del gioco) e… LE COVER. Non per i cellulari (che in quei giorni può permettersi solo tuo padre per riparare dall’usura – ma anche no – il Motorola 8600), ma proprio per la tua PSX. Adesivi di Crash, dei Pokémon e pure quelli autocelebrativi con scritte “PSM” ovunque.

Non potevo credere che un gioco così bello visivamente potesse essere una delusione. E invece lo era. Grazie GMC per aver fatto risparmiare ai miei genitori 99.000 Lire

C’era purezza, o forse semplicemente era un modo completamente diverso di approcciarsi al medium digitale e videoludico. Niente flame sui forum sui gruppi di Facebook, al massimo un gran baccano durante la ricreazione o tra una lezione e l’altra. Ti esaltavi per quegl’accumuli di cubi che erano i giocatori di Actua Soccer 2, non inorridivi dinanzi a una texture poco definita dell’antro più buio di Dark Souls III. Maledicevi te stesso e la tua idiozia se non riuscivi a capire il meccanismo di un enigma in Discworld, non gli sviluppatori perché hanno fatto un videogioco troppo difficile. Attendevi il mese successivo per scoprire cosa nel frattempo è stato creato nel mondo, non ti infuriavi come un Balrog se la recensione di The Last Of Us arrivava il giorno dopo la sua uscita e non la mattina stessa.

Sì, forse questa è la prosopopea di un vecchio rincoglionito che guarda con nostalgia il passato, o forse no. Certo è che molto è cambiato da quando io e molti miei altri simili smaniavamo nello stracciare il cellofan che proteggeva il Sacro Sapere, ci inebriavamo dell’odore di tipografia appena iniziavamo a sfogliare le pagine, rimanevamo stupiti da quelle immagini impresse su carta ora patinata, ora talmente porosa che non riuscivi a capire se il gioco fosse in pixel art o la stampa troppo impastata.

Ora vogliamo tutto e subito. Ho saputo dell’esistenza di Donkey Kong Country due anni dopo l’uscita effettiva, eppure sono ancora vivo. E sì, me lo sono goduto a bestia (e bestemmio ancora perché non riesco a completarlo oltre il 93%, maledetti/benedetti segreti).

Andrea Mariano

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
Andrea Mariano

About Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi’s 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199… dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

3 commenti

  1. Bellissimo articolo!!!

  2. Ciao Andrea, sono una bibliotecaria per ragazzi. nDovrei decidere per un abbonamento a rivista videogiochi: avevamo PSM ma è limitata ad una sola consolle e l’abbonamento è un macello. Ora pensavo a THE GAMES MACHINE. Io non sono addentro. Cosa consigli? L’idea è quella di poter offrire una rivista che spazi dai giochi su consolle a quelli su web e mobile…Insomma la più completa, se possibile. Mi sembri la persona giusta a cui chiedere. Grazie!

    • Andrea Mariano

      Ciao Emanuela, perdona il ritardo con cui rispondo. The Games Machine è ancora un’ottima rivista, tuttavia la sua versione cartacea è incentrata soprattutto sul mondo videoludico per pc. Trattano il multipiattaforma in maniera più approfondita sul sito. Conduco una ricerca per te, e ti darò ulteriore riscontro a breve (molto più celermente di quanto fatto al momento).
      Un abbraccio e grazie per seguirci,

      Andrea

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