Ho simulato Russia 2018 con Road To World Cup ’98: la resa dei conti

La triste conclusione di una bellissima avventura.

[La fase a gironi]

[Gli ottavi e i quarti]

La settimana scorsa stoppai questa simulazione subito dopo l’entrata nel vivo della fase ad eliminazione diretta, a cavallo di quella fase in cui si cominciano a tirare le somme della competizione, subito prima della resa dei conti.

E, sogno Panama a parte, gli esiti dei match non sono stati così dissimili dalla realtà: vittime celebri, tre ottavi finiti miseramente ai rigori, un lato del tabellone dove non avrebbe sfigurato anche la Nazionale Cantanti di capitan Luca Barbarossa.

Adesso, con otto giorni d’anticipo sulla vera finale mondiale, è il momento di scoprire chi trionferà nella simulazione: la Spagna o la Germania, che hanno sfruttato l’immarcescibile CPU per ritardare il sacrosanto ricambio generazionale? L’odiatissima Svezia senza Ibra? O mamma Russia, per regalare il mondiale alla nazionale ospitante – che guarda caso vinse l’ultima volta proprio nel 1998?

Scopriamolo.

La situazione fino ad ora


Le semifinali

Russia – Svezia 0-0 (2-0 d.t.s.)

I Russi continuano a retrocedere ordinatamente verso Sochi dove si terrà la finale, bruciando il campo che lasciano per larghe porzioni agli svedesi, e al loro sterile possesso palla. Abituati a smontare armadi di 16 metri per 2 con l’uso di istruzioni ben congeniate, pazienza e piccolissime brugole, i vichinghi non riescono a trovare nella cassetta degli attrezzi le maniere forti per abbattere un simile fortino.

Dal divano della sua reggia e facendo per l’eccitazione il giocoliere con una carta di credito Visa, Zlatan Ibrahimovic esulta come e più di un russo nel vedere Kiriakov fare splendere la sua stella sul mondiale con un’altra doppietta, spezzando le gambe ai sogni scandinavi nei supplementari, eutanasizzandoli al 120o.

Nella sfida che la Gazzetta dello Sport definirebbe senza dubbio quella tra le bellezze sugli spalti, vince la nazione che ha come cover girl una presunta pornostar.

Dopo i 90 minuti i figli di Ibra hanno qualcosina da recriminare

Spagna – Germania 0-1

Affanculo la realtà della Croazia, dell’Inghilterra che vuole riportare il football a casa, dei diavoli rossi del Belgio che fanno piangere Neymar. Affanculo anche l’ultimo tentativo disperato dello stesso Road to World Cup 98, che mentre mi attardo mezzo minuto nel menu principale prova a sedurmi con una partita dimostrativa magnifica: Zambia – Iran. La seconda semifinale di questa simulazione fa assolutamente sul serio, e mette davanti le nobilissime vincitrici degli ultimi due mondiali.

Il tasso tecnico in campo non riesce ovviamente a fare sembrare Road to World Cup 98 più bello di quello che è. Anzi, le superpotenze cozzano costantemente a centrocampo, in una serie interminabile di tackle scivolati perfetti seguiti da corse di 20 metri interrotte come erano cominciate. Più che FIFA sembra una battaglia tra ispanici e teutoni a Medieval Total War. È un gol sottoporta all’ottantanovesimo sugli sviluppi di un calcio d’angolo, una provvidenziale zampata di Oliver Bierhoff, a regalare la seconda finale consecutiva ai crucchi. C’è chi dice di aver sentito il commentatore della ZDF urlare “siamo sopra e manca un minuto”. In italiano.

Una meravigliosa partita del Sei Nazioni priva di mete


La finale 3°-4° posto

Spagna – Svezia 12-2

Per dare ancor meglio l’idea della subalternità della finalina per il terzo posto rispetto a una leggendaria Germania – Russia, gli organizzatori decidono di fare giocare il match tra spagnoli e svedesi nel campetto indoor 48×53 metri. 5v5, niente fuorigioco, falli laterali, calci d’angolo o rimesse dal fondo. Soli 13.500 spettatori.

Latinamente avvezzi al futsal, gli spagnoli approfittano delle sponde e si concedono pallonetti nelle porte piccole, gol di tacco e finezze della natura più svariata. Bjorklund e compagni, lasciando in panchina anche Larsson per evidente assenza di fisicità, preferiscono provare a camminare sopra gli avversari come quarantenni che approfittano di una partitella a pallone al dopolavoro ferroviario per risolvere vecchi contenziosi.

Quella che si consuma è un’autentica strage, con il solo Kiko che segna sette gol, come il bulletto tecnico con cui tutti abbiamo avuto a che fare nelle partite a pallone da adolescenti, e tale Nadal che dopo aver chiesto di giocare sulla terra battuta si è trovato a suo agio anche sull’erba sintetica (per lui doppietta).

Game Set e Match per il buon Rafa, che esulta in faccia ad un portiere furibondo


La finalissima

Germania – Russia 4-1

Settantasei anni dopo. La risoluzione di quello che da Campionato Mondiale ha perso ogni velleità sportiva diventando Guerra Mondiale. Il fronte orientale, una guerra lampo di soli 90 minuti per fare ottenere ai germanici lo spazio vitale del secondo mondiale consecutivo.

È un gioco tradizionalista, questo vecchio FIFA. Gli sviluppatori della EA dovevano avere bene in testa il credo di Gary Lineker, cioè che “il calcio è uno sport sempice in cui 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine vincono i tedeschi”. Il sogno della grande madre Russia, ma prima anche il sogno di Panama e dei Van Halen, è stato solo un abile mezzuccio per farci arrendere al trionfo della logica. In FIFA Road to World Cup 98 Cristiano Ronaldo non andrebbe mai alla Juventus.

I crucchi trionfano, senza rischiare, senza subire, con un’incornata di Klinsmann, un punto esclamativo di Bierhoff, una volee di Klinsmann, un rigore centrale ignorantissimo alla Pinilla di capitan Sammer. Fanno cinque mondiali per la Germania. Quanto l’Italia. Il cielo è bianco sopra Mosca, mentre invece dei White Stripes per le strade risuona Du Hast.

Il volo dell’angelo di Jurgen Klinsmann, chiaramente ispiratosi alla rete decisiva di Italia – Marocco

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
Riccardo Coppola

About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *