I dieci videogiochi del decennio

videogiochi del decennio in media rex

Una sbilanciatissima lista dei 10 migliori videogiochi del decennio, tra dimenticanze e scelte argute.

Ragazzi, invecchiamo. Siamo vecchi. Stiamo per entrare nel 2020. Un altro decennio è passato. Nel mondo dei videogames 10 anni sono letteralmente un’era, anche se c’è la sensazione che tra il 2010 e il 2019 ci sia stata un’altra tipologia di evoluzione.

Un tempo era soprattutto graficamente che si segnavano step importanti nel mondo videoludico. Ora, invece, è sempre più la componente narrativa ad avere una parte preponderante. Raccontare storie mediante il medium videoludico. Death Stranding è l’ultimo esempio. The Last of Us uno degli emblemi più fulgidi di ciò.

E poi ci sono i ritorni al passato, a quella immediatezza che era andata perdendosi per correre inutilmente dietro a chissà quale chimera e falsa speranza di profondità (tu chiamala, se vuoi, ubris). Stiamo parlando di Doom, che in maniera grezza e feroce ha riportato gli FPS al punto di partenza: la trama è un pretesto per massacrare orde di demoni a velocità cui le nuove generazioni non erano abituate.

Ma bando alle ciance e ciancio alle bande: 10 anni sono tanti, e allora ecco i 10 videogiochi del decennio secondo noi di In Media Rex (più qualche bonus. E, sì, ci sono clamorose esclusioni, lo sappiamo). Ricordiamo che non è una classifica, non è un ordine dal migliore al meno rilevante. È un mischione. Come piace a noi.

The Last of Us (2013, Naughty Dog)

Trama eccellente, una storia che spinge e colpisce tantissimo sull’emozione del giocatore e sulle scelte etiche. Ma anche una grafica pazzesca, se si pensa a quali limiti abbia portato l’allora morente PlayStation 3. Diciassette milioni di copie vendute sono strameritate.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild (2017, Nintendo)

“Ma la Switch è troppo poco potente, ma è una cosa inutile, che schifo”. Ora ficcatevi il vostro pad nell’antro anale, che magari è anche piacevole (i prodigi della prostata). L’ultimo Zelda non è solo nella Top 10 dei migliori videogiochi dell’ultimo decennio, ma di sempre. Graficamente ha dimostrato a mani basse che, con una direzione artistica di pregio, potrebbe uscire anche una PlayStation 6, ma tra altri 10 anni rimarremo a bocca aperta. Gameplay fantastico, un’altra, ennesima favola da vivere e videogiocare. Chapeau.
Cosa. Cazzo. È.

Dark Souls (2011, From Software)

Probabilmente il migliore è il terzo, ma il primo Dark Souls ha il merito di elevare e canonizzare ciò che era stato tracciato con Demon Souls: il ritorno al videogioco punitivo e fautore di blasfemia del videogiocatore. Si torna a bestemmiare per un salto mal calcolato, per un boss che ti ammazza proprio poco prima di sferrargli il colpo di grazia, per non capire che quella cassa è una trappola e vieni divorato. O cadi nell’abisso come uno stronzo.

The Witcher 3 (2017, CD Projekt Red)

La sua portata anche al di fuori del medium videoludico è imponente. Merito del materiale di base, quei libri di Andrzej Sapkowski da cui CD Projekt Red ha sapientemente tratto e trasposto le gesta di Geralt di Riva su poligoni e storia fantastica. Campagna principale meravigliosa ma non così lunga. Ma tutte quelle cazzo di missioni secondarie fantastiche. Pochi filler. Pochi cazzi: uno dei migliori videogiochi del decennio. Anche per merito di quell’unicorno impagliato. Quante ne ha viste, quell’unicorno impagliato.

Red Dead Redemption 1 & 2

Sì, doppio. Però il primo, proprio nel 2010, ha stabilito nuovi standard su tutto. Grafica, gameplay, trama… Ti affezioni ai personaggi, alla loro storia. Ancor di più nel secondo capitolo. A dimostrare che Rockstar è in grado di discostarsi dalla safe zone di GTA e realizzare altri capolavori.

Death Stranding

Già solo per l’hype di questi anni, anche se fosse stato un gioco di merda Death Stranding avrebbe avuto un posticino nella Top 10 dei videogiochi del decennio. E alla fine, anche se il gameplay non è così rivoluzionario (ma con delle accortezze geniali), è un film interattivo, che colpisce e sorprende. Hideo Kojima è un campione in questo.

Fortnite

Ok, a me fa cagare, ma è innegabile che sia un fenomeno di dimensioni imponenti, di importanza pari a quella di Minecraft esattamente nel decennio precedente. Gusti a parte, Fortnite è conosciuto anche dai nonni. Poi non sanno cosa cazzo sia esattamente, ma tutti grossomodo hanno sentito parlare di Fortnite.

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Resident Evil VII

Sì, non abbiamo messo il Remake del 2 perché ne parleremo a parte. Sì, il settimo capitolo della saga di Capcom è stato apprezzato, ma c’è una buona fetta di videogiocatori che non ha digerito la visuale in prima persona e il diverso approccio da adottare. Beh, andate a cagare. Resident Evil VII è un gioco della Madonna, ti attacca addosso un’ansia che si protrae fino alle scene finali. E non accadeva da parecchio, ricordatevelo. Perché tra “spavento” e “paura” c’è una bella differenza.

Doom

Se uno sparatutto deve essere per forza lineare, che sia almeno divertente. Non le cagate di parti stealth, oppure scorci di trama che ti dimentichi dopo mezzo secondo. Fanculo. Devo andare da A a B, ok. Bethesda, nel frattempo ficcaci un fracco di demoni, mostri e figli di puttana che vogliono massacrare il videogiocatore. Punto. Come una volta. Divertente, vero? Assolutamente sì, cazzo.

Starcraft 2

Non è riuscito a togliere al suo predecessore del 1998 il titolo di sport nazionale della Corea del Sud, ma Starcraft 2 ha espanso in maniera eccellente una delle storie fantascientifiche più avvincenti e complesse del mercato dei videogiochi, in piena tradizione Blizzard. Altri tre capitoli (di cui il primo aggratis!) per avere a che fare con tre razze spaziali (tra cui noi) e con le loro frange più populiste che cercano di sterminarsi a vicenda, con dinamiche – e soprattutto ritmi – di gioco che non hanno pari nella nicchia della real-time-strategy.

Mortal Kombat 11

Street Fighter V è uscito monco, solo con numerosi aggiornamenti è diventato un buon gioco. Ma Mortal Kombat è rinato, letteralmente. A partire dal 9, finalmente con un ritorno al gore più assurdo e truculento, per finire all’undicesimo capitolo, talmente cruento ed esagerato che ha dato problemi persino a chi lo ha programmato (incubi). E poi il DLC con Terminator vale da solo per essere tra i Top 10 dei videogiochi del decennio.

Le remastered

Gli anni Dieci sono stati quelli in cui i fortunati della generazione PSX hanno dovuto sbattere la faccia contro la vita vera, quella ULTRA HD e con tantissimi poligoni, con bollette in alta risoluzione e forse anche figli che urlano la notte in audio 5.1. Tra le tante certezze che si sono sgretolate, anche e soprattutto quella di avere cento ore da dedicare a FIFA per fare bene la croqueta, a Red Dead Redemption o a GTA V per finire tutto (ma tutto tutto), a Fortnite per dabbare virtualmente davanti agli amichetti segaioli. Le remastered sono state una mano d’aiuto da parte del mondo dei videogiochi per ridare una veste sfavillante ai nostri ricordi, per permetterci di perdere tempo che non abbiamo con titoli che abbiamo già giocato, e rendere ancora più profondo e incolmabile il gap generazionale di noi vecchi verso tutti gli altri. Impossibile sceglierne una, tra Crash, Medievil, o anche il più recente e poetico Shadow of The Colossus.

Andrea Mariano

About

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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