Nintendo Switch: pensare al futuro imparando dal passato

Può la nuova console riscattare Nintendo dai propri errori?

Negli oltre 120 anni di attività Nintendo ne ha fatta di strada. Quella che in origine era una compagnia specializzata nella creazione di carte da gioco si è presto posizionata come una tra le produttrici di periferiche per l’intrattenimento elettronico più amate e riconosciute al mondo. Ciò che ha sempre contraddistinto la compagnia made in Japan è la capacità, spesso mancante nel settore video ludico, di correre dei rischi, di spiccare un salto. In un panorama fatto di sequel, spin-off e serie di videogiochi sempre uguali a sé stesse, Nintendo da parecchi anni ha ormai smesso di rincorrere Sony e Microsoft nella loro ricerca per l’hardware più performante e iniziato la propria gara: quella per offrire a noi utenti una esperienza di gioco inimitabile. Ma qui sorge un problema: correre dei rischi può portare al fallimento, spiccare dei salti può portare a rovinose cadute. Quindi come si posiziona l’ultimo arrivo in casa Nintendo, Nintendo Switch, che raggiungerà gli scaffali già il 3 marzo 2017? L’ibrido tra console portatile e casalinga non ha bisogno di presentazioni, le sue caratteristiche sono ormai note a chiunque si interessi al settore. Non c’è invece modo di sapere con sicurezza se quanto offerto da Nintendo sarà tra un paio di anni osannato come l’inizio di una nuova era dell’intrattenimento elettronico o se sarà sbeffeggiato e dimenticato come Wii U, ma in base alle informazioni disponibili ad oggi, possiamo perlomeno specularlo.

Perché Nintendo Switch avrà successo

A livello hardware non c’è nulla da dire, Nintendo Switch vince su tutta la linea. La sua natura trasformabile permette ai fruitori di scegliere la loro modalità preferita permettendo di giocare in viaggio o sul divano di casa, e concedere tale libertà è senza dubbio una mossa vincente. Tutto ciò è coadiuvato dal design compatto e dal ritorno alle più silenziose e performanti cartucce in luogo dei dischi ottici, risultando essere proprio come avremmo voluto che la Wii U fosse, senza l’ingombro derivato dal massiccio e scomodissimo pad impossibile da utilizzare a più di un paio di camere di distanza dall’unità centrale. Nella faretra di Switch abbiamo poi una freccia che, se ben indirizzata, potrà da sola portare onori e gloria alla console: il supporto delle terze parti, quasi del tutto assente nella famiglia Wii. Capcom con la serie Monster Hunter, Platinum Games con Bayonetta, Square Enix con Kingdom Hearts sono poche tra le case che hanno già dichiarato il loro interesse a sviluppare nuovi titoli per la console. Se a questi potenziali titoli uniamo quelli già annunciati durante la conferenza del 13 gennaio (Super Mario Odyssey, The Legend of Zelda: Breath of the Wild, Splatoon 2, Mario Kart 8, Fifa, Skyrim e altro ancora), otteniamo una line-up per niente male. Nintendo Switch si propone inoltre di essere tanto efficace ad attrarre giocatori “tradizionalisti” quanto a richiamare l’attenzione delle famiglie e, ponendosi come fece la Wii originale nel 2006, disporrà di una serie di giochi in grado di sfruttare i sensori di movimento presenti nei Joy-Con. Ottimo hardware e software potenzialmente sopraffino in grado di accontentare tutti, cosa potrebbe andare male?

Perché Nintendo Switch fallirà

Tutto potrebbe andare male per la Nintendo Switch. In fase di progettazione di un prodotto, un buon sviluppatore deve anzitutto rispondere ad una domanda: chi sarà il target? La console non sembra avere le idee chiarissime in questo campo, essendo stata presentata con particolare insistenza da Nintendo come “divertimento per tutta la famiglia” e al contempo ricevendo il prezzo di lancio di 330€, al quale vanno aggiunti ben 80€ se interessati all’acquisto di un ulteriore set di Joy-Con (senza contare custodie, accessori e giochi), cifre a dir poco proibitive per un padre di famiglia che spera di passare un po’ di tempo con i suoi scontrosi figli in piena crisi adolescenziale. Anche il giocatore tradizionale e disposto a spendere tale prezzo potrebbe avere i suoi dubbi: sebbene Nintendo abbia mostrato una lunga lista di produttori interessati a sviluppare per la Switch, ad oggi nessuno di loro si è fatto avanti per mostrare un giocone tripla A che spinga all’acquisto della console al Day One, che al momento si limita a poter contare giusto su The Legend of Zelda e ben poco altro. Non molti saranno disposti a comprare una console a prezzo pieno solo per giocare a questo titolo, soprattutto considerando che Nintendo a partire dall’autunno 2017 garantirà la possibilità di giocare online solo a coloro che decideranno di sottoscrivere un abbonamento mensile simile a quelli offerti da PlayStation e Xbox, decisione che potrà scoraggiare all’acquisto un ulteriore fetta di utenza.

Tirando le somme

Ciò che decreta la vita o la morte di una console sono i giochi. Nel momento in cui le case produttrici decidono che non vale più la pena svilupparne per un certo sistema, esso è utilizzabile tanto come console quanto come schiaccianoci (parlo di te, PlayStation Vita). Dunque, essendo Nintendo reduce dal fallimento di Wii U, la sua prima preoccupazione dovrebbe essere dimostrare al pubblico che questa volta intende fare le cose per bene e allo stesso tempo convincere gli sviluppatori che i primi sono disposti a comprare la console in modo tale da farli uscire dai metaforici cespugli dove sono nascosti in attesa del pollice in su della comunità. Se non c’è il pubblico non ci saranno sviluppatori, e se non ci saranno sviluppatori il pubblico glisserà la console in un circolo vizioso senza fine. Se la compagnia nipponica riuscirà a gestire bene il primo anno di lancio della console, essa molto probabilmente riceverà il price-cut che tutti ci aspettiamo nel periodo delle festività, gli sviluppatori saranno felici di produrre sempre nuovi giochi e la comunità sarà soddisfatta. Altrimenti, avremo un nuovo scintillante e costoso schiaccianoci tra le mani, e potremmo vedere Nintendo tornare nel business delle carte da gioco.

Personalmente, spero nel primo scenario.

Francesco Romano

Francesco Romano

Da piccolo fui posto davanti un bivio: videocamera o computer. Scelsi il secondo. Da allora mi chiedo come sarebbe adesso la mia vita se avessi scelto la videocamera. Profondamente radicato nel mondo dell'high-tech, del modding e dell'intrattenimento videoludico, estendo comunque i miei rami all'ambiente "vintage", dalla musica anni '30 alle console obsolete.
Francesco Romano

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Da piccolo fui posto davanti un bivio: videocamera o computer. Scelsi il secondo. Da allora mi chiedo come sarebbe adesso la mia vita se avessi scelto la videocamera. Profondamente radicato nel mondo dell’high-tech, del modding e dell’intrattenimento videoludico, estendo comunque i miei rami all’ambiente “vintage”, dalla musica anni ’30 alle console obsolete.

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