The Witcher 3 e il “caso” Nintendo Switch. Ma vi ricordate il concetto di “conversione”?

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Partiamo da The Witcher 3, ma riflettiamo più ampiamente sul fenomeno “le versioni per Nintendo Switch non hanno senso”

Finalmente The Witcher 3 è approdato ufficialmente su Nintendo Switch. Era ora, sotto tanti punti di vista. Anzitutto, per applaudire CD Projekt RED per aver portato a termine un’impresa titanica, ovvero portare le gesta di Geralt sulla portatile della casa di Kyoto non solo nella versione “originale”, ma con tutti i DLC fino a ora pubblicati. Sembra una sciocchezza, ma questo significa un ulteriore ampliamento di una mappa già di per sé enorme e, come tutti sappiamo, le cartucce di Switch non sono esattamente di pancia larga.

Poi, finalmente è finita la storia del downgrade, delle critiche a priori e di quell’abominio di frase “scaffale sùbito”. Sì, perché per mesi moltissimi si sono indignati per i compromessi grafici che i CD Projekt RED avrebbe dovuto attuare (e che ha effettivamente attuato) per rendere The Witcher 3 decentemente giocabile sulla console Nintendo. “Non sarà mai come su PS4”. Che è la stessa frase che i possessori di PC hanno ripetuto allo sfinimento ai giocatori di console.

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Grazie a sta ceppa che ci sono differenze. Ma non sono poi così orrorifiche. E annamo…

Ma è così importante il downgrade grafico per inficiare il pieno godimento di The Witcher? Sì, ma fino a un certo punto. Intendiamoci, paesaggi più spogli, minori dettagli e texture con risoluzione più bassa si notano, parecchio. Dalla sua, però, il gioiellino polacco ha una direzione artistica eccezionale, il che non è poco; per scomodare l’arte pittorica, è come se, a causa del suo stato di bozza non finita, considerassimo la Il Cartone di Sant’Anna di Leonardo da Vinci un’opera ridicola solo perché manca di ulteriori dettagli e dei colori. Personalmente, è una delle opere che il sottoscritto ritiene più belle del genio leonardesco, proprio perché anche nella sua struttura “essenziale” è incredibilmente meravigliosa. Similare discorso dicasi per The Witcher 3: meno vegetazione? Meno dettagli sui volti? La resa globale, tuttavia, rimane fantastica.

I più giovani forse non ricorderanno i tempi in cui Street Fighter 2 approdò su Super Nintendo. Si gridò al miracolo sfiorato per una conversione molto fedele all’originale arcade. Il prezzo da pagare? Poco: qualche animazione eliminata, sprite più piccoli (decisamente più piccoli). Nessuno si lamentò. Quando qualche mese dopo venne rilasciata la versione per MegaDrive, altro scroscio di applausi (audio a parte, ma, anche lì, dato l’orrorifico chip SEGA, anche su questo fronte Capcom fece un lavoro più che discreto), nonostante una palette di colori giocoforza minore.

Sempre rimanendo in tema picchiaduro Capcom, nel 1996 la conversione su SNES di Street Fighter Alpha 2, un mostro di grafica e soprattutto ideato su macchina 32bit, fu stratosferica. Castrata come un San Bernardo in calore, ma l’impresa riuscì. E soprassedevamo sulla pausa di un secondo e mezzo dopo il “Fight!” a ogni round, agli effetti speciali disegnati con calcestruzzo vivo, alla colonna sonora riadattata in chiave midi (ma che possenza, anche lì!). E godevamo. Madonna mia quanto ho goduto quei giorni.

Per arrivare a un esempio treddì, saltiamo sulla prima PlayStation. Tekken 3. È stato compresso tantissimo, tanto che Namco ha faticato non poco per permettere una fluidità praticamente granitica sull’accrocchio casalingo di casa Sony. Eppure, quando è arrivato sui tubi catodici di casa nostra, tutti hanno sbavato peggio del cane di Pavlov, stampa specializzata compresa. Questo perché eravamo tutti consapevoli che la base da cui si partiva era impossibile da replicare nella sua totale fedeltà. Su PS2 anche Tekken 4 e 5 hanno subito un lavoro simile (meno evidente, ovvio), eppure nessuno se ne era lamentato (tranne per il 4, ma lì si parlava di “conversione pigra”, che ora potremmo imputare per esempio a Dead By Daylight).

Erano altri tempi, certo. E santiddio quanto mi sento vecchio nello scrivere ciò. Ma, ehi, godevamo come ricci. The Witcher 3 per Nintendo Switch è una conversione pregevole, realizzata a regola d’arte, ancor più della pur buona trasposizione di Mortal Kombat XI (downgrade evidente, ma funzionale. Anzi, con patch successive Midway ha aggiunto effetti ombra più avanzati). Posso capirvi, o giovini esigenti, se invece vi lamentate per Overwatch a causa dei comandi non comodissimi, dell’interfaccia handled microscopica e della discutibile scelta di non potere importare configurazioni, salvataggi e statistiche dall’account PC / PS4 / Xbox One, ma giustifico qualche lamentela, non la demonizzazione in toto dell’operazione.

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Tranquilli. Anche su Nintendo Switch potete fare porcate sull’unicorno impagliato.

Un conto è lamentarsi di una conversione realizzata male, che porta con sé magagne ingiustificate, un altro conto è lamentarsi di una operazione proposta al pubblico con tutte le attenzioni possibili. Un conto è una conversione, un altro conto è un videogioco creato per sistemi dalle prestazioni pressoché identiche (e non venite a dirmi “Ma quello ha l’antialiasing migliore, quell’altro è a 60fps fissi mentre coso scende addirittura a 57fps. Vi strangolo le gonadi con lo spago).

Si è perso il focus del concetto di “conversione”, che porta con sé inevitabilmente e naturalmente dei compromessi rispetto alla base di partenza. È ora di tornare a essere un po’ più elastici, altrimenti vi meritate di perdervi diottrie su diottrie contro lo schermo del Watara Supervision.

Andrea Mariano

Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)
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Prigioniero degli anni ‘90, da tempo il soggetto in esame sfrutta il prodigio demoniaco chiamato internet per poter sproloquiare di ciò che lo appassiona e di ciò che lo cruccia, il tutto indossando camicia a quadri, Levi's 501 e Dr. Martens. Ha svolto tutto ciò su SpazioRock.it dal 199... dal 2010 al 2016. Ora è qui (ma va?). Odora leggermente di cavolo (cit. Theme Hospital)

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