Crash Bandicoot N. Sane Trilogy: non ce la faccio, troppi ricordi

Il tempo passa, Crash Bandicoot resta.

Ormai mi conosco. È inutile che io faccia finta di non avere hype per un’uscita che mi interessa, sia questa un film, un videogioco, un nuovo video di Brazzers. Per quanto cerchi di disinteressarmi per riuscire a convogliare tutte le emozioni e le aspettative verso il momento della fruizione, sistematicamente due/tre giorni prima inizio a fremere. E questo è bene e male allo stesso tempo. Nel caso specifico, ho prenotato la N. Sane Trilogy solo dieci giorni prima dell’uscita, cercando di mantenere lontano l’hype ed il coinvolgimento per la remastered di un titolo che mi aveva fin troppo reso schiavo della tecnologia sin da giovincello. Pura e semplice perversione. Tutto questo non ha però sortito effetto. Complice un mio amico che mi ha martoriato passandomi i link della colonna sonora rimasterizzata, dei livelli segreti del primo Crash, della opening leakata e degli spot anni ’90 preparati da PlayStation (il tutto in sessione d’esame), l’hype è cresciuto più del normale, la scimmia sulla spalla mi sussurrava solo due parole: “Crash Bandicoot“. Due giorni fa fremevo. Quando ho aperto la custodia del gioco ho provato un brivido.

I livelli delle rovine di Crash Bandicoot: Cortex Strikes Back sono tra i migliori


Il brivido deriva, scientificamente, dalle emozioni prodotte dalla mia amigdala, che si ricollegano ai ricordi di casse rotte, imprecazioni del tipo “porco schifo“, fili della presa SCART della PlayStation tagliati perchè non volevo andare a scuola. Questo è stato per me Crash Bandicoot. Non sono mai stato un purista dei videogiochi, ed infatti la mia avventura iniziò con Crash Bandicoot 2: Cortex Strikes Back. Il primo Bandicoot lo recuperai grazie all’amico che nell’ultima settimana ha fomentato la mia erezione, ma devo ringraziare Vicarious Visions se adesso, ad un quarto di secolo suonato, riesco nuovamente a provare le emozioni che un tempo mi tenevano incollato al joystick (joypad è un termine troppo post-moderno) e mi facevano venire voglia di non voler abbandonare una festa di compleanno perchè si giocava a Crash. Crash Bandicoot N. Sane Trilogy è questo, ma è anche molto di più. Vicarious Visions riprende i tre titoli Naughty Dog prodotti tra il 1996 ed il 1998, arricchendoli con texture definite, con Coco Bandicoot disponibile già nel primo capitolo della trilogia, con la possibilità di avere Aku Aku come fido compagno dopo una morte di troppo nel primo capitolo, il più difficile dei tre, ma si limita a questo. Activision ha supervisionato la produzione della trilogia rendendola un prodotto geniale e perfetto. Pensateci un attimo: questa remastered di Crash Bandicoot è tutto quello che stava aspettando chi, come me, è cresciuto giocando col marsupiale più famoso del mondo dei videogiochi; è perfetta anche per la fascia più bassa dei Millennials, ovvero coloro che si sono avvicinati da poco al mondo dei videogiochi (non dalla prima PlayStation sicuramente) e che non hanno esperienziato Neo Cortex, le bestemmie del primo Crash, Crash con il bazooka che spara frutti Wumpa, o Crash che cavalca Polar sulle lande ghiacciate. Ah, e l’inserimento delle reliquie, ovvero dei time trial, nel primo capitolo, “sono da galera“, come mi ha detto qualcuno.


Volendo parlare del gioco, bisogna dire che la Crash Bandicoot N. Sane Trilogy rende il giusto omaggio ai titoli sviluppati da Naughty Dog. Se il primo Crash faceva tirare giù imprecazioni e bestemmie (per i più anticonformisti) già nel 1996, la difficoltà è gradualmente diminuita, forse per rendere i titoli più accessibili, ma in ogni caso è aumentata la varietà. Si passa infatti dalle atmosfere tropicali del primo Crash Bandicoot, alle variegate ambientazioni di Cortex Strikes Back, con le paludi, il Polo Nord, i livelli a gravità zero, per finire con Warped, terzo capitolo della saga che meglio riesce a coniugare il platforming con atmosfere medievali, duelli ad alta quota con i charter e con le corse sulle moto. Un ulteriore plauso va fatto a Vicarious Visions: il team di sviluppo di questa remastered non ha solo il merito di rendere il pelo del bandicoot più fluido e dettagliato, con delle texture più definite, ma anche quello di non aver snaturato il senso del gioco stesso. Se la possibilità di giocare con Coco Bandicoot è un plus per il gameplay, il vero valore aggiunto è l’aver lasciato tutto al proprio posto, come le casse del primissimo livello, o le scorciatoie ed i livelli segreti (come il livello degli alieni in Warped). Insomma, chi ha già una certa età come chi scrive, si ricorderà a menadito tutto quello che c’è da fare. Per tutti gli altri: scopritelo.

 


La verità è che la Crash Bandicoot N. Sane Trilogy ci voleva. Il pubblico PlayStation aspettava l’approdo del marsupiale sulla console Sony di quarta generazione, e le aspettative sono state ripagate. Ci si emoziona, si torna con la mente ai pomeriggi passati durante l’infanzia, ai giochi prestati, al 105% di Warped, ai cd masterizzati. Crash è una memoria indelebile per i videogiocatori, una mucca da mungere per Activision, che in ogni caso non ha toppato col rilascio di questa trilogia. Anche il doppiaggio completamente in italiano riesce ad immergere maggiormente rispetto ai dialoghi in lingua inglese di ormai vent’anni fa, e questo non può che giovare a Crash e compagnia cantante. Se avete più di vent’anni e se avete un passato da infanti-gamer, allora dovete assolutamente prenderlo. Per tutto il resto, ci sono i gameplay su YouTube.

Alessandro Naimo

Cerco di appassionarmi al marketing per sopravvivere. Spazio dalle arancine alla musica agli Happy Three Friends. Terrone dentro, morbido fuori.
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