Deep Steam: Kivi, Toilet and Shotgun

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Lo vuoi quel Kivi?

 

Quando ho aperto la pagina su Steam dedicata a Kivi, Toilet and Shotgun (costa 0.51€, per ora) ho pensato che avrei avuto l’onore di poter muovere un protagonista uccello o ancor meglio un protagonista agrume. Dopo aver sterminato animali giurassici per il precedente videogioco estratto dalle profondità più insondabili del Deep Steam, credevo che questa volta avrei potuto prendere le parti di qualcosa appartenente al regno animale. Pensavo che magari avrei potuto avere l’occasione di impersonare quei kiwi di New Zealand story, che nella fervente immaginazione nipponica erano stati ridisegnati come pulcini gialli con scarpe da tennis. E invece no: Kivi è una bestia pelata con un tatuaggio in stile Mike Tyson, che decide di incamminarsi verso il termine del deserto. Kivi ha un sogno, dice la diapositiva. Ma non dice qual è. Per scoprirlo lo si deve seguire fino, appunto, al termine del deserto. Un atto di fede. Se ciò non bastasse, nelle suddette diapositive sono presenti delle feci di cui non si conosce la paternità. Non c’è il “toilet” di cui si parla nel titolo però. Forse è alla fine del deserto.

Una trama che fa della sua minimalità il suo punto di forza, che spinge a prendere a cuore il destino di Kivi creando un’immedesimazione immediata e assoluta, e che ha l’ulteriore pregio di buttare subito nel vivo dell’immedesimazione. Visuale dall’alto, comandi tank come i primi grezzissimi GTA. Si spara col mouse, i proiettili vanno in qualsiasi direzione. Forse Kivi è cieco. Sicuramente cammina con la scioltezza e soprattutto la velocità di un granchio tetraplegico. C’è subito un’auto che può essere guidata, salto su, mi lancio grazie anche a un NOS purpureo a velocità folli (!) attraverso il nulla, verso dei fantomatici insediamenti dove tizi random aspettano speranzosi l’occasione di farmi la pelle.

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In basso a destra c’è anche un indicatore di distanza dalla fine del deserto. Sono 6500km. Meno delle file alla cassa per un concerto dei The Kolors. Possiamo farcela.

L’intero gameplay di Kivi, Toilet and Shotgun può essere sintetizzato con le due fasi appena descritte: attraversamento di un tratto di autostrada – resistenza alle ondate di hooligans non appena si raggiunge un centro abitato. Sempre così. Fino alla fine del deserto. Ma il primo problema lungo la strada è che tutto va a una strana velocità. Kivi vive in un mondo in cui le auto e i proiettili possono avere accelerazioni paragonabili (con stracciante vittoria dell’auto in caso di utilizzo del magico NOS rosa), ma in cui ogni essere umano sembra farsi faticosamente largo, bracciata dopo bracciata, attraverso oceani di miele. Il secondo problema, quello fondamentale, è che il livello di difficoltà è paragonabile a quello di Bloodborne, con il solo dettaglio che l’esperienza di gioco è diversamente piacevole. Il sistema di gioco prevede l’acquisto massiccio di potenziamenti ai checkpoint, ma ai primi gameplay fornisce consapevolmente meno denaro di quanto ne servirebbe per poter andare avanti nel gioco. Come nel peggiore dei browser game con banner pubblicitari di milf vogliose allato, si è dunque costretti a morire n volte fino al raggiungimento di determinati achievement (del tipo uccidi 500 nemici, distruggi 100 auto) che permettono di cominciare il gioco con un equipaggiamento e una scorta di denaro sufficiente per andare avanti. Altrimenti si è praticamente spacciati. Finiscono le munizioni? Game over. Finisce la benzina? Game over. Si rompe la macchina? Game over.

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Ma, come detto prima, ho fiducia in Kivi. Possiamo farcela. Siamo una bella squadra io e lui. Quindi pur consapevole della logica punitiva del gioco schiaccio il metaforico pedale (la W) e parto tronfio verso l’ignoto.

Qualcuno mi spara, rispondo al fuoco con le cannonette montate sulle fiancate. Arrivo a una cittadina, l’automobile mette un utilissimo pilota automatico e parcheggia con una manovra di freno a mano appena accennata (in fondo c’è spazio per fare i tamarri, nel deserto), il gameplay mi obbliga a scendere. Sparo a un tizio inerme, resisto a cinque ondate di altri individui granchiformi. Game saved. Entro negli edifici dove c’è la possibilità di comprare armi, auto e power up, ma non posso permettermi niente: riesco a comprare soltanto un’arma per l’auto che sostituisce quella, di gran lunga più potente, che già possedevo. Me ne accorgo troppo tardi. Vendo l’arma appena comprata ma i dollari non mi bastano per ricomprare la più performante arma iniziale. Ricompro l’arma appena rivenduta concludendo una sequenza di acquisti e vendite che ricorda la love story tra la Juventus e Giovinco. Esco dalla città sulla mia fida auto, ritorno sull’autostrada. Mi accerchiano, l’arma appena comprata fa schifo. Boom. Game over. Main menu. Desktop.

Riccardo Coppola

Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.
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About Riccardo Coppola

Sulla linea di confine tra un matematico pragmatismo e una sognante fascinazione per le malinconie musicali e i sofismi esistenzialisti e/o fantascientifici. Suono ogni tanto, scrivo spesso, parlo troppo.

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