La Nostalgia fa 90: Dragon Ball Z – Ultimate Battle 22

vegeta

– A quanto è arrivato il contatore di bestemmie?

– A più di 8000, accipicchia!

La lezione che è possibile apprendere da giochi come Dragon Ball Z – Ultimate Battle 22 è che bastano un epico video introduttivo e una memorabile colonna sonora per rimanere vivi nei ricordi dei giocatori ed entrare così a far parte dei grandi classici della nostalgia. Col passare del tempo, infatti, capita sovente di dimenticare gli aspetti negativi (o quelli positivi) di elementi appartenenti al nostro passato, finendo per conservare un ricordo idealizzato in un senso o nell’altro.

Nel caso di chi scrive è stato proprio il ritrovamento della OST ad imporre di riesumare il CD del gioco. La colonna sonora è opera del maestro Kenji Yamamoto, autore anche delle musiche di sottofondo di Dragon Ball Kai e della stragrande maggioranza dei giochi basati sul famoso anime di Akira Toriyama. Si tratta di 16 tracce di sintetizzatore in cui si spazia dall’elettronica, alla neoclassica, fino al jazz. Le atmosfere dominanti sono quelle epiche e marziali (è il caso dei temi dei principali personaggi) ma non mancano momenti più frivoli se non proprio ridicoli qua e là, spesso nelle tracce filler dedicate ai personaggi secondari. Ciliegine sulla torta sono la malinconica Ending, omaggio allo storico doppiatore giapponese del Genio delle Tartarughe, deceduto durante la produzione del gioco, e le due Intro. E proprio l’epico filmato introduttivo è ciò che ancor più della colonna sonora trae in inganno il malcapitato giocatore, promettendo trasformazioni in Super Saiyan, scintillanti aure dorate, onde energetiche, fusioni, fulmini, saette ed esplosioni.

Ecco, lo avete visto? Bello, vero? Benissimo, ora dimenticatelo. In Dragon Ball Z – Ultimate Battle 22 infatti non troverete praticamente nulla di quanto visto. Il maestoso castello di aspettative e illusioni costruito in questo minuto e mezzo sarà inevitabilmente destinato a sgretolarsi, demolito da frustrazione e delusione crescenti, incontro dopo incontro. Saranno infatti sufficienti pochi minuti di gioco per notare, tra le altre cose, che:

  • le trasformazioni e le fusioni sono assenti, o meglio sono presenti solo nell’edizione originale giapponese, così come tutte le scene animate pre-combattimento;
  • di quelle poderose aure scintillanti non v’è traccia alcuna e ricaricando la barra della potenza sarà appena visibile una sorta di minimale raggio luminoso attorno ai personaggi;
  • tutte le onde energetiche non sono altro che delle semplici, orripilanti palle di fuoco. Niente scie e flussi energetici quindi e niente scontri distruggi-controller all’ultima Kamehameha. Niente.
Dragon Ball Z - Ultimate Battle 27 Gameplay

Mentre Gogeta aumenta la sua aura potentissima, il mostruoso Capitano Ginew ne approfitta per attaccarlo con un’ond- con una palla di fuoco

Ciò che maggiormente delude di questo gioco è però il gameplay. Il gioco risulta macchinoso, monotono, noioso, frustrante. Questo principalmente a causa dell’eccessiva difficoltà nell’eseguire le mosse speciali. Sono infatti richieste assurde combinazioni con i tasti direzionali, cosa che ne rende sconveniente l’utilizzo per una serie di motivi:

1) dovendo comporre una combinazione di più tasti in successione si perde spesso l’attimo decisivo per colpire l’avversario, finendo a propria volta per essere colpiti;

2) la probabilità di successo è drammaticamente bassa;

3) un paio d’ore di gioco passate a tentare di eseguire mosse speciali sono più che sufficienti a causare la cancellazione permanente dell’impronta digitale del pollice sinistro.

Tutto questo è valso a Dragon Ball Z – Ultimate Battle 22 voti gloriosi ed ineguagliabili come un 1.2/10 da parte di GameStop, e recensioni leggendarie come quella di Electronic Gaming Monthly: “qualcuno ha defecato in una custodia per CD e ha spacciato il risultato per un videogioco”. Certo, bisogna tenere conto dell’età del videogioco (uscito nel 1995 in Giappone) e del fatto che fosse poco più di un adattamento per la neonata Play Station di una più vecchia serie per Super Nintendo, Dragon Ball Butōden. L’impressione che si ha è quella di trovarsi davanti ad un gioco pubblicato in fretta e furia con il solo scopo di dare velocemente in pasto ai videogiocatori Sony un titolo basato sul famoso anime.

Come se non bastasse, in esclusiva per i videogiocatori italiani vi era una gustosa sorpresa bonus che si palesa subito dopo la fine dell’Intro: premuto il tasto Start ci si troverà di fronte ad un menù in francese. Basteranno pochi secondi per rendersi conto che il gioco è solo ed esclusivamente in francese. Tutto. E che non c’è verso di cambiare lingua, nemmeno per un più amichevole inglese. Sembra infatti che quei geni della Bandai abbiano messo in commercio in Italia le copie destinate al mercato francese e, viceversa, oltralpe quelle destinate alla penisola. Errore stoicamente ripetuto anche con il successivo Dragon Ball Final Bout. In questo modo milioni di bambini italiani come il piccolo sottoscritto sono cresciuti chiedendosi cosa mai fosse quella modalità “combatti cornetto” o “cornetti da combattimento”.

Dragon Ball Z - Ultimate Battle 22 Menu

Il menù principale in francese

Trattasi in realtà di una modalità che permette lo scontro tra due giocatori utilizzando i personaggi potenziati in modalità Croissance (Potenziamento). Oltre a queste sono presenti solo altre due modalità: la battaglia (contro la cpu o un secondo giocatore) e il torneo. Nonostante la disponibilità di ben 27 personaggi (5 bonus sono sbloccabili tramite l’inserimento di un semplice cheat) non è presente alcuna modalità storia o avventura. Si ha quindi un gioco che può essere completato in mezz’oretta appena, il tempo necessario a sconfiggere una volta ogni singolo personaggio.

La modalità torneo consente invece di sfidare personaggi controllati da altri giocatori o dalla cpu in una competizione ad eliminazione diretta. Particolarità che la rende oltremodo odiosa è il video introduttivo (incomprensibilmente l’unico non eliminato dalle versioni europee) che precede ogni incontro e che non v’è assolutamente modo di saltare. Protagonista di tale filmato è il presentatore del torneo d’arti marziali che annuncia gaudioso il prossimo match urlando cose in giapponese a rate, con una musichetta a colmare gli intervalli tra una frase e la successiva che diverrà progressivamente sempre più intollerabile con l’avanzare dei turni.

Dragon Ball Z - Ultimate Battle 22 Annunciatore

Il presentatore del torneo di arti marziali

Unica modalità capace di conferire un minimo di longevità supplementare è la già citata Croissance (Potenziamento) in cui è possibile far aumentare di livello (si parte sempre da 0) un personaggio di nostra scelta, acquisendo quello degli avversari mano a mano sconfitti. Purtroppo però non è altro che una modalità battaglia ripetuta più volte (5, fino al livello 125), con l’unica differenza che sta nell’acquisizione di un po’ di vita extra ad ogni livello guadagnato. Peccato anche che dopo il livello 70 la difficoltà e la velocità degli avversari diventino eccessive e persino sconfiggere il sempre inutile Crili con Goku Super Saiyan 3 sarà impresa pressoché impossibile se non riuscirete a colpire per primi e a farlo fuori senza mai fallire un colpo e senza concedergli un attimo di tregua. Diversamente, alla prima esitazione sarete spazzati via da inevitabili combo di calci concatenate nel giro di 10 secondi. Potenziando molto la mia pazienza sono riuscito, in un paio d’ore di gioco, ad arrivare allo scontro con Goku Super Saiyan 3 per il livello 98. A questo punto, dopo l’ennesimo perfect subito e dopo essere stato capace di rifilargli tre misere, insignificanti combo di pugni nella mia prestazione migliore, ormai irreversibilmente trasformato in Mario Magnotta Super Saiyan Quattrocentottantamilalire, ho deciso di rispedire questo generatore di bestemmie nel polveroso cassettone dei ricordi da cui è rinvenuto, peraltro resistendo miracolosamente alle tentazioni di distruggere gioco, controller e di iscrivermi ai terroristi.

Antonino Lena

Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).
Antonino Lena

About Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).

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