La Nostalgia fa 90: la Formula 1 secondo Psygnosis

Formula 1 98

Dalle stelle alle stalle: l’altalenante fortuna dei primi Formula 1 per Play Station

Nella mia personalissima classifica dei giochi nostalgici più deludenti, in testa alla classifica, accanto al già citato Dragon Ball Z – Ultimate Battle 22, non può che piazzarsi Formula 1 98. Anche in questo caso il videogiocatore sarà accolto da un filmato introduttivo molto accattivante. In particolare ho sempre trovato estremamente affascinante – e originariamente anche un po’ spaventoso – l’incipit del video iniziale in cui da un caotico vortice di cerchi concentrici, parole e materia oscura, emergerà minaccioso il volto di un gufo dagli occhi fiammeggianti, che nel giro di pochi istanti andrà ad assumere le normali sembianze dell’enigmatico logo Psygnosis. Svanito il logo, il tetro riecheggiare in lontananza di una sorta di sirena spettrale sancirà la fine di questo breve preludio al video introduttivo vero e proprio. Ancora oggi, a distanza di anni, continuo a trovare il tutto abbastanza inquietante e non posso fare a meno di chiedermi perché un incipit del genere sia stato appioppato ad un gioco di Formula 1 e a chi mai possa essere venuta in mente un’idea simile.

Passando oltre, il gioco si presenta con un menù iniziale abbastanza semplice ma originale con delle gradevoli musiche di sottofondo e la chicca di un rombo di motore per ogni click di conferma a creare l’atmosfera da pit-lane. Nei sottomenù di selezione scuderia, pilota e circuito sarà inoltre possibile trovare le relative pagine di informazioni, abbastanza ricche e comprensive anche di una breve intervista nel caso dei piloti. Ciò dà al gioco quel tocco enciclopedico più che apprezzabile nell’epoca pre-internet.

Formula 1 98 - Intervista Toranosuke Takagi

Toranosuke Takagi e le sue speranze di vittoria a Suzuka

Insomma, tutto bellissimo e memorabile. Senza dubbio è il più bel gioco di Formula 1 di sempre, almeno fin quando si resta a girovagare tra menù, statistiche, numeri e curiosità. I problemi sorgono nel momento in cui si decide di mettere finalmente le ruote sull’asfalto. Una volta scesi in pista bastano infatti pochi giri per rendersi conto di trovarsi dinanzi ad uno dei più brutti giochi di Formula 1 (e probabilmente anche di corse automobilistiche, e probabilmente anche di ogni genere) mai concepiti da mente umana. La fisica di guida mira verosimilmente a proporre quello che sarebbe il comportamento di una monoposto con motore e trazione anteriori e priva di servosterzo ed ala anteriore. Detto in poche parole, è un ineguagliabile trionfo di sottosterzo: qualunque vettura a qualunque velocità tenderà costantemente ed inevitabilmente ad andare dritto e l’unico modo in cui risulta possibile convincerla a curvare è premendo il freno. Ciò vuol dire che per affrontare una curva bisogna sempre procedere nel modo seguente: frenare in ingresso per adeguare la velocità, sterzare e dare un colpo di freno correttivo, poi un secondo colpo di freno e un terzo colpo e un quarto per tentare di raggiungere il punto di corda, aggiungere ulteriori colpi di freno (quanto basta) e un colpetto finale in uscita di curva, “gas a martello e andiamo” fino alla prossima curva dove il tutto si ripete. I risultati di una sessione di gioco sono stress e una fatica paragonabile a quella derivante dalla conduzione prolungata tra angusti corridoi di un carrello della spesa a pieno carico e con le ruote bloccate. Ecco, forse è questa l’esperienza che i creatori di Formula 1 98 aspiravano a ricreare.

La delusione per un simile insuccesso aumenta a dismisura se si effettua il confronto con i precedenti Formula 1Formula 1 97, anch’essi pubblicati da Psygnosis ma prodotti da Bizarre Creations. Mentre il primo Formula 1, basato sulla stagione 1995, è penalizzato da un’I.A. penosa – una vera e propria Deficienza Artificiale, unicamente programmata per tagliare la strada al giocatore nei modi più assassini – il successivo Formula 1 97 è, al netto di tutti i limiti grafici, un gioco semplice, fluido, facilmente fruibile da tutti e incredibilmente divertente, con tutta probabilità il miglior Formula 1 per la prima Play Station. Insomma, l’esatto opposto di Formula 1 98: irrealistico, pressoché ingiocabile e nel complesso terribilmente pesante. Entrambi hanno comunque dei punti in comune:

  • Prevedono uno stile di guida estremamente pulito dato che il semplice sfiorare un pixel di ghiaia a bordo pista o il prendere male un cordolo hanno conseguenze catastrofiche;
  • Il caricamento della texture delle piste avviene sempre con estremo ritardo e, complice anche l’assenza di cartelli e punti di riferimento a bordo pista, spesso ci si ritrova improvvisamente in una curva appena materializzatasi senza avere il tempo di fare alcunché;
  • Nonostante fosse il campione del mondo 1997, Jacques Villeneuve non è presente in nessuno dei due titoli per motivi di copyright. Al suo posto troviamo Williams Driver 1;

    Formula 1 98 - Pilota Williams 1

    Lo straordinario cosmopolitismo intrinseco di Pilota Williams1: “Outer Mongolian” d’origine, residente a Monaco, universalmente noto come “Il Canadese“.

  • Come tutti i Formula 1 pubblicati da Psygnosis, presentano un’inopportuna ed insopportabile telecronaca affidata alla gracchiante voce di Andrea De Adamich che arricchisce l’esperienza videoludica strillando costantemente, prendendosi gioco del giocatore assieme all’inseparabile Massimo (Marinoni, noto per aver dato voce, tra gli altri, anche a Spyro e Dart) e blaterando cose senza senso. Difficile comprendere quale sia l’utilità della telecronaca in un gioco di corse ma di certo poteva andare peggio, molto peggio: al posto di De Adamich avrebbe potuto esserci Sua Altezza Imprecisissima, Sua Faziosità, Gianfranco Mazzoni.

Ad ogni modo, dopo il clamoroso insuccesso di Formula 1 98, sfortunata opera della Visual Science, a partire dalla stagione 1999 Psygnosis, detentrice della licenza FIA, decise di fare le cose da sé tramite Studio 33, che aveva già sviluppato il sorprendente Newman Haas Racing in collaborazione con Bizarre Creations. Il risultato, Formula One 99, è finalmente gradevole dal punto di vista grafico e diametralmente opposto al suo predecessore per quanto riguarda lo stile di guida. Se però da un lato si torna ad avere un gameplay semplice e facilmente fruibile, dall’altro il gioco si rivela estremamente arcade e poco realistico. Il freno, indispensabile nella precedente versione, diviene qui totalmente superfluo se non addirittura dannoso. Per rallentare la vettura in ingresso di curva è sufficiente sollevare il piede dall’acceleratore e lasciare che una straordinaria resistenza dell’aria, indice di una probabile ambientazione extraterrestre del gioco, faccia il resto. Un’immane deportanza e un fortissimo effetto suolo permettono inoltre di affrontare quasi ogni curva quasi a tavoletta. D’altra parte l’equazione vera sempre “violenta staccata = testacoda secco” costituisce il deterrente definitivo all’utilizzo del freno.

Paragone grafico tra i primi quattro titoli per Play Station. Da notare come in nessuno dei casi sia possibile scorgere l’imminente chicane nonostante si sia già al termine del rettilineo.

In chiusura sentivo la forte ed irrefrenabile esigenza di snocciolare una serie di nomi di piloti nostalgici senza motivo alcuno – o forse perché esotici e/o cacofonici – come ad esempio: Toranosuke Takagi, Ukyo Katayama, Esteban Tuero, Gastón Mazzacane, Enrique Bernoldi, Pedro Paulo Diniz, Mika Salo e Heinz-Harald Frentzen.

Tra le scuderie sembrano meritevoli di un ricordo: la Tyrrell (che oggi è la Mercedes), la Stewart Ford (che oggi è la Red Bull), la Benetton (che oggi è la Renault), la Jordan (che oggi è la Force India) e la Arrows (che oggi non è più).

Antonino Lena

Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).
Antonino Lena

About Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).

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