La Nostalgia fa 90: Ace Combat 2

Ace Combat 2“Altitude too low. PULL UP!”

Avendolo citato nel precedente articolo ed avendo di conseguenza provato un’irrefrenabile voglia di rigiocarlo, non potevo di certo esimermi questa settimana dallo scrivere qualcosa sul simulatore di volo principe dell’era PSone: Ace Combat. Quello dei simulatori di volo è un genere che godeva all’epoca di notevole popolarità, con una vasta offerta di titoli sia per PC sia per le varie console. Personalmente, tra i tanti che mi sono passati tra le mani sono rimasto particolarmente legato ad Ace Combat 2 per Play Station e ad Ace Combat: Distant Thunder per Play Station 2. Quest’ultimo ha altresì segnato la fine della mia carriera da aviatore, rovinata dall’insopportabile delusione di non essere mai riuscito a portare a termine l’ultima missione. Per i vincoli impostimi dal nome di questa rubrica sono comunque costretto a parlare del primo dei due, lasciando l’altro a quando sarà creata la rubrica La Nostalgia fa 90 e un po’.

Pubblicato nel 1997 dalla Namco, Ace Combat 2 ebbe la particolarità di essere il secondo capitolo di un gioco dal nome diverso: per una qualche ragione, infatti, le versioni di Ace Combat destinate ai mercati europeo ed americano furono ribattezzate Air Combat, per poi riallinearsi fedelemente al titolo originale giapponese a partire da questo secondo episodio. Seppur dotato di un menu scarno, con una sola modalità di gioco abbastanza breve (una ventina di missioni in tutto), Ace Combat 2 riuscì a farsi apprezzare per la varietà delle missioni, un’ottima grafica, un sistema di controllo abbastanza preciso (fanno eccezione gli atterraggi, eventi che il più delle volte si concludono con un buco nell’acqua o uno schianto sulla pista) e un’eccellente colonna sonora, la classica soundtrack made in Japan, unione di generi e stili diversi.

La storia nella quale ci troviamo invischiati è ambientata in un paese di fantasia, fresca vittima di un colpo di stato ordito dagli alti ranghi dell’esercito che hanno approfittato della momentanea assenza dell’intero governo, impegnato in una missione diplomatica all’estero, per prendere il completo controllo del paese. I golpisti possono già contare su ingenti forze armate aeree e marine e sui temibili “missili cruise extra potenti” e continuano a rafforzarsi molto rapidamente. La missione è quindi della massima urgenza, non c’è un attimo da perdere. Riceviamo ordine di salire sul primo aereo e recarci in questo paese per restaurare l’ordine precedente a colpi di missili e bombe. OK. Sorvoliamo su eventuali interrogativi, perplessità e riflessioni varie, in fondo alla Namco serviva solo una scusa per buttarci nella mischia e una storia che facesse da filo conduttore occupando gli spazi tra una missione e l’altra.

Cosa di cui ci si rende conto ben presto è che siamo inspiegabilmente lasciati soli come cani in questa impresa. Soli contro squadroni di aerei nemici, flotte di corazzate e una miriade di basi lanciamissili, cannoni, mitragliatori e artiglieria varia a minacciarci da terra. In alcune missioni ci sarà comunque concessa la possibilità di ingaggiare un inutile secondo pilota immortale di supporto. Ingaggiare perché dovremo pagare le sue prestazioni di tasca nostra. Sempre. Inutile perché rimarrà impelagato in duelli infiniti con un avversario in un angolo della mappa. Spesso. Immortale perché non può essere abbattuto dai nemici e non può schiantarsi. Mai.

Ace Combat 2 Edge

Edge, uno dei due inutili idioti immortali

Se l’intelligenza artificiale è il tallone d’Achille della nostra ottusa spalla, alla difficoltà più elevata essa diventa invece un antipatico punto di forza degli assi avversari ed occasionale fonte di frustrazione. I piloti di punta nemici sembrano infatti saperne una più del diavolo e per arrivar loro in coda si è spesso costretti ad esibirsi in interminabili girotondi e acrobazie complesse e spettacolari. Persino quando li avremo finalmente a tiro e ci saremo illusi d’aver chiuso la pratica, saranno sorprendentemente capaci di sfuggirci come anguille all’ultimo istante. Risultati: esagerato spreco di missili, inestinguibili giramenti di testa, proferimento di tutte quelle cose che si dicono quando si è presi dalla collera.

Altro elemento che alla lunga finisce per diventare notevolmente fastidioso sono le comunicazioni radio, sempre coadiuvate dai relativi messaggi grafici di allarme. Scendendo al di sotto di una certa quota infatti si sarà sempre redarguiti da un’esagitata voce maschile che ci intimerà di risalire. Considerato che il suolo è sempre visibile, che verosimilmente il videogiocatore medio è ancora dotato del senso della vista e che molti livelli sono tappezzati di obiettivi da bombardare, mi risulta difficile comprendere l’utilità di queste voci assillanti buttate così a caso. Il colmo lo si raggiunge in quelle missioni in cui bisogna tenersi ad una quota inferiore ai 600 piedi. In tali casi alla solita voce maschile si unirà in duetto una pacata voce femminile che ci rammenterà di tenerci più bassi, condannandoci così ad assistere ad un interminabile ping-pong di “PULL UP!” e “PULL DOWN!” missione natural durante.

Antonino Lena

Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).
Antonino Lena

About Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).

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