La Nostalgia fa 90: Tekken 3

Tekken 3

I più potenti elementi della terza edizione dell’Iron Fist Tournament

Ha recentemente celebrato il ventesimo anniversario una delle pietre miliari dell’era PSX: Tekken 3. Il terzo episodio della fortunata serie Namco debuttava infatti in versione arcade nel marzo 1997 e sarebbe di lì a poco divenuto l’indiscusso re dei picchiaduro per la prima console Sony.

Nonostante la mia avversione per i videogiochi del genere, Tekken 3 ha rappresentato una delle rare eccezioni. È stato infatti l’unico della serie che io abbia giocato e, volendo, anche l’unico picchiaduro “duro e puro”, dato che i vari Dragon Ball (tipo questo) e gli SmackDown! vs. Raw non sembrano pienamente classificabili come tali. A parte i titoli appena citati, infatti, non sono mai riuscito a digerire i giochi di lotta a causa dell’eccessiva frenesia che li caratterizza e delle complicate combinazioni di tasti per realizzare le mosse speciali. Per tali motivi li ho sempre considerati buoni solo per una rapida usura dei controller e per raggiungere fantastici picchi di pressione alta, prodromi di danni neuropsicofisici di varia natura ed entità. Dunque, a parte la mia breve esperienza con Tekken 3 ho sempre preferito seguirli giocati da terzi di modo da godere in tranquillità delle altrui violente eruzioni di feroce rabbia e inenarrabili imprecazioni.

Quali erano allora le qualità che permisero a Tekken 3 di ergersi tra tutti i giochi del genere? Be’, a parte una grafica superiore alla concorrenza che sfruttava tutto ciò che la vecchia Play Station aveva da offrire, il successo di Tekken 3 è riassumibile in 3 punti.

1)  Il gameplay. Da questo punto di vista Tekken 3 si mostrava tutto sommato gentile e generoso anche con i novellini. Non era infatti impresa particolarmente ardua riuscire a completare la modalità arcade che constava di appena 10 incontri e che richiedeva il semplice apprendimento delle più rudimentali mosse speciali del personaggio scelto. A dare un po’ di longevità al gioco e motivazioni al giocatore ci pensava un sistema a premi che permetteva di sbloccare un nuovo personaggio ad ogni completamento dell’arcade ed infine, alla decima volta, una nuova modalità, la Tekken Ball, una sorta di partita di beach volley in cui infliggere danni all’avversario utilizzando un pallone da spiaggia.

Modalità a sé stante era invece la Tekken Force, che si svolgeva come un vecchio picchiaduro a scorrimento popolato da frotte di nemici di basso livello dai nomi di volatili (Crow, Falcon, Hawk e Owl) e da un boss a fine stage. Ogni livello risultava composto di quattro stage e completando i quattro livelli consecutivamente senza morire era possibile affrontare (e se sconfitto anche sbloccare) il boss finale, il Dottor Geppetto Boskonovitch, il nemico definitivo, il quale passava il 90% del match sdraiato per terra rotolandosi continuamente da un lato all’altro dell’arena, risultando in questo modo praticamente immune alle mosse speciali e vulnerabile solo ai poco efficaci calci bassi.

Doctor Boskonovitch

L’arzillo decrepito Dottor Geppetto Boskonovitch

2) I personaggi. In Tekken 3 sono inizialmente utilizzabili 10 personaggi e altri 14 sono sbloccabili successivamente, tra cui l’infame Dottore. Ognuno di questi risulta unico per caratteristiche, movenze, stile di lotta e mosse e ha inoltre un’arena propria e una musica personalizzata. Da ciò deriva il fatto che ciascuno di essi risulta essere favorito contro alcuni avversari e svantaggiato contro altri. Per quanto non sia mostrata in modo particolarmente dettagliato, ognuno ha inoltre una propria storia e dei diversi motivi che lo spingono a partecipare al torneo. Di conseguenza si assisterà a vari finali diversi a seconda del personaggio portato al trionfo. Ad esempio King, una sorta di Uomo Tigre dalla minuscola testa di giaguaro, orrendamente sproporzionata rispetto al resto del corpo, combatte per vincere il denaro da donare ad un orfanotrofio o la più infantile Xiaoyu lo fa per avere un luna park personale.

Tra gli altri personaggi non si può non ricordare Paul, il cui pugno micidiale rappresentava un’eccezione in un gioco dominato dalla potenza dei calci rotanti. Un po’ come quelli di Eddy, uno dei personaggi più semplici da usare e potenzialmente inarrestabile quando iniziava a roteare reggendosi sulle mani. O quelli del duo Law e Lei, palesemente ispirati a Bruce Lee e Jackie Chan. O ancora quelli di Hwoarang, che preparava violentissime serie di calci partendo dalla posa di un cane sul punto di mingere. Impossibili da dimenticare poi le lunghe leve scalcianti delle sorelle Williams, Nina e Anna, e l’aura di leggenda ed epicità che avvolgeva Yoshimitsu, l’unico tra tutti ad usare un’arma, e i membri della dinastia Mishima, Heihachi e Jin.

3) La colonna sonora. Qua non c’è tanto dire. Considerati i tre punti A (gli anni novanta), B (la Play Station) e C (ciò che è nostalgia), la musica di Paul in Tekken 3 può accompagnare solo.

Antonino Lena

Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).
Antonino Lena

About Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).

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