La Nostalgia fa 90: The Legend of Dragoon

The Legend of Dragoon

Una leggendaria avventura rifinita a cazzo di cane

Avete presente quell’angolo della memoria in cui vanno progressivamente ad accatastarsi titoli di materiale da leggere, guardare, ascoltare o giocare almeno una volta? A volte vi sono elementi che restano silenti in lista d’attesa per anni, ve ne sono poi altri che col passare del tempo vedono affievolirsi l’originaria carica di fascino che li aveva portati nel memorandum e finiscono nel dimenticatoio, e altri ancora che, di contro, rafforzano periodicamente la propria posizione in attesa di essere esplorati. Nel caso del sottoscritto ha fatto parte di quest’ultima categoria per un numero indefinito di anni il gioco di cui parlerò di seguito, The Legend of Dragoon, che a più riprese continuava a stuzzicare la mia curiosità nonostante ne conoscessi praticamente solo il titolo. Mi sono quindi infine deciso ad assecondare le sue incessanti richieste d’attenzione. Nonostante non sia un grande appassionato di giochi di ruolo, né un profondo conoscitore del genere (sono rimasto limitato ad un paio di titoli della serie Pokémon e ad un Final Fantasy IX lasciato in tredici sul finire del primo disco), e mi sia avvicinato a The Legend of Dragoon semplicemente per provarlo e togliermi la curiosità, ho finito per divorare con crescente voracità i 4 dischi di gioco, giungendo all’epilogo nel giro di un mese appena.

Uscito in Giappone a fine 1999 ma giunto in Europa solo a inizio 2001, The Legend of Dragoon rappresentò un tentativo di risposta da parte di Sony alla Square, che in quegli anni stava riscuotendo un notevole successo con i suoi giochi di ruolo, Final Fantasy in primis. Un’ operazione tutto sommato più che riuscita. The Legend of Dragoon riesce infatti ad incarnare l’essenza del gioco di ruolo rimanendo però semplice e fruibile da chiunque, anche dai non appassionati del genere, senza che siano richieste ore di studi enciclopedici per capire le dinamiche di gioco e gli effetti di tecniche ed oggetti vari. Per rendere il gameplay più vivace e coinvolgente inoltre sono state introdotte durante le battaglie delle combo, conosciute come Dotazioni nella versione italiana, che, se portate a termine con successo, consentono di colpire più volte il nemico nel corso del medesimo attacco.

The Legend of Dragoon - Dotazione

Esempio di Dotazione

Oltre al gameplay, gli altri punti di forza del gioco sono l’ottima grafica, la colonna sonora e soprattutto una trama relativamente complessa ma appassionante, abbastanza profonda e ricca di simbolismi, rivelazioni e colpi di scena. Vi si intrecciano due storie distinte: una più antica che ha inizio 11 mila anni prima e che riguarda le sorti del mondo intero e una attuale che ruota attorno alle vicende del protagonista, Dart.

La prima narra la storia degli esseri umani e della loro ribellione contro gli Alati, una specie superiore dotata di ali e di straordinari poteri magici che dominava il mondo opprimendo tutte le altre specie. 11 mila anni prima degli eventi del gioco gli umani, guidati da 7 Dragoni (uomini dotati di uno spirito di drago), riuscirono finalmente a sconfiggere questa sorta di Angeli o Elfi malvagi e ad eliminarne il leader, il tirannico signore alato Melbu Frahma. Da questo momento in poi però ogni 108 anni la Luna si tinge di rosso e si dice che ciò sia segno che l’anima di un dio, il figlio della Luna, si è incarnata, scendendo sulla Terra a portare le sue “sacre benedizioni” e a purificare il mondo dal male. Allo stesso tempo però, ogni 108 anni, fa la sua comparsa sulla Terra il temutissimo e misterioso Mostro Nero che porta morte e distruzione.

Circa 11 mila anni dopo il Mostro Nero farà la sua comparsa nel villaggio di Dart, che allora è un bambino di soli cinque anni, mettendolo a ferro e fuoco. I genitori riescono comunque a condurre Dart in salvo nascondendolo nella foresta e decidono poi di tornare al villaggio per cercare di porre fine alla distruzione del Mostro Nero ma non faranno più ritorno. Diciotto anni dopo troviamo un Dart ormai ventitreenne che, assetato di vendetta, gira per il mondo alla ricerca del Mostro Nero. Di ritorno da uno dei suoi viaggi si imbatte però in un enorme drago infuriato, Feyrbrand, e solo grazie all’intervento di una donna misteriosa riesce a salvare la pelle. Nel frattempo è anche scoppiata una guerra civile e, tornato al villaggio adottivo, Dart scopre che questo è stato raso al suolo da un esercito nemico e che l’amica d’infanzia, Shana, alla quale è molto legato e che considera una sorella minore, è stata rapita. Mettendo quindi momentaneamente da parte i suoi propositi di vendetta e la caccia al Mostro Nero, Dart si mette in viaggio con l’obiettivo di ritrovare l’amica e riportarla a casa sana e salva.

The Legend of Dragoon - Mostro Nero

Il Mostro Nero qui immortalato durante la distruzione del villaggio di Dart

Ad ogni modo, bando alle ciance, non starò qui a riassumere l’intera storia del gioco. Ciò di cui voglio parlare sono gli elementi più interessanti e memorabili che The Legend of Dragoon ha da offrire, ovvero un’infinita serie di difetti. Se da un lato infatti sono rimasto piacevolmente sorpreso da gameplay e trama, dall’altro sono rimasto stupito dal notare quanto il tutto sia mal definito e poco curato, soprattutto nell’edizione italiana. Eppure sarebbe bastata qualche ora di lavoro in più o una revisione finale prima della pubblicazione per eliminare molti degli innumerevoli e fastidiosi difetti presenti.

Si avverte ad esempio la mancanza di qualche filmato in più e la sporadica presenza di buchi nella trama, come nel passaggio dal terzo al quarto disco, in cui ci si ritrova a vagare in mezzo ad un labirintico deserto dal quale non è possibile tornare indietro. In ogni caso, anche quando i filmati sono presenti, l’adattamento italiano è tale da renderne la visione dolorosa per gli occhi e le orecchie. Solo alcuni filmati sono doppiati (“a cazzo di cane” per giunta, come direbbe il buon maestro Ferretti), gli altri presentano invece solo dei sottotitoli mentre nessuna voce in nessuna lingua parla. E anche la parte dei sottotitoli non è esente da imprecisioni essendo disseminata di refusi, errori vari e parti poco comprensibili sparse qua e là per i quattro dischi. Cosa che talvolta finisce per rendere difficile la comprensione della storia.

The Legend of Dragoon - Forzuto

A sinistra uno dei mostri più geniali del gioco: il Forzuto. Uno strano essere muscoloso, parodia di quegli esemplari di tamarro risalenti agli anni ’90 che se ne andavano in giro ballando con lo stereo sulla spalla. Notevole la versatilità della colonna, capace di fare da micidiale oggetto contundente in quanto colonna di pietra, da potente bazooka e da stereo immaginario per fini parodistici.

Non si salvano nemmeno i nomi delle mosse dei protagonisti, in cui manca spesso la corrispondenza tra testo scritto e doppiaggio. L’inglese Hex Hammer è per esempio riferita con un improbabile Morire dal doppiatore e come Accetta dalla grafica. O ancora Atomic Mind, graficamente tradotta come Mente Atomica, ma che oralmente diverrà una Mina Atomica. Bazzecole comunque. Tutto finisce per passare ampiamente in secondo piano (ma anche in terzo o quarto) se si considera l’elemento più odioso di tutti. Il Fastidio per eccellenza. Un qualcosa al cui confronto l’acuto stridìo di unghie sulla lavagna suona come soave musica delle sfere celesti: l’ultra-gracchiante e ipernasale voce di Albert, palesemente registrata da qualcuno con una molletta al naso, che peraltro doveva pure essere parecchio raffreddato in partenza. Già ben prima di poterci imbattere in Albert, comunque, il gioco si premurerà di far sfoggio dell’eccelsa qualità del doppiaggio. Ci penserà il primo attacco magico a disposizione del nostro primo dragone a mettere da subito le cose in chiaro: la poderosa FIÀMMA – TAH!

Altri elementi fastidiosi e/o deludenti e/o potenziali generatori di bestemmie: quando ti aspetti che i Dragoni saranno fighissimi da vedere e invece ti rendi conto che dopo un processo di trasformazione lungo 5 minuti le uniche differenze sono solo un paio di squallide ali da libellula e un’armatura più pesante; quando ti ritrovi davanti ad un baule, uno scrigno o una cassa e non puoi neanche vedere cosa contenga perché hai già raggiunto l’insulso limite massimo di 32 oggetti da poter portare; quando durante una Dotazione subisci un contrattacco; quando dopo due minuti in giro per Lohan sei costretto a togliere il volume per evitare che quella musichetta supplizievole finisca per spappolarti il cervello; quando scopri il metodo corretto per affrontare Shirley dopo due ore e mezza di battaglia; quando realizzi il fatto che casualmente tutti i personaggi che si uniranno alla tua compagnia sono prima o poi destinati ad entrare in possesso di uno spirito di drago; quando scopri che trasformandoti in Dragone contro Lenus otterrai una meravigliosa schermata nera permanente alla fine dello scontro; quando perdi ore e ore tentando di aprire il forziere del tesoro sulla Nave Fantasma e di capire se vi sia o meno una qualche logica nelle combinazioni; quando un uccellino colorato con un solo punto vita residuo evita 63 volte consecutive il tuo attacco decisivo e poi fugge; quando un OOPART infame ti fulmina con un colpo letale prima ancora dell’inizio della battaglia e scappa vigliaccamente; quando il gioco finisce.

Esatto, l’ultima grande fonte di delusione che The Legend of Dragoon ha in serbo per il giocatore è quando, dopo una novantina d’ore di gameplay, tutto finisce lasciando quel tipico senso di vuoto che si prova giungendo al termine di un qualcosa che giorni, mesi o anni ha coinvolto e appassionato. Nel caso specifico non ero ancora arrivato a saziarmi completamente e soprattutto avrei voluto poter usare più a lungo gli ultimi potenziamenti, ottenibili solo prima dello scontro finale e solo in questo utilizzabili. Non resta quindi che sperare in una remastered che per un gioco del genere dovrebbe essere obbligatoria, nella speranza che quasta abbia un doppiaggio decente, qualche evento in più e qualche difetto in meno, e che magari sia abbinata ad un prequel sugli avvenimenti di 11 mila anni prima.

Antonino Lena

Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).
Antonino Lena

About Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).

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