La vera storia della leggendaria rosa della Master League

Le presunte nobili origini di Cellini, Miranda & Co.

Qualche tempo fa mi è capitato di imbattermi in un articolo che metteva in evidenza i riferimenti al mondo dei motori e, in particolare, alla storia dell’Alfa Romeo presenti nei nomi dei giocatori di default della prima Master League di sempre, quella di ISS Pro Evolution. Questo team composto da ingegneri, meccanici e piloti ha però calcato i pixellosi campi di gioco della Konami per una sola stagione, finendo per essere rimpiazzato già a partire da ISS Pro Evolution 2 dal ben più noto team composto dai vari Cellini e Miranda. Dato che già ai tempi del loro debutto mi era capitato di notare come anche i cognomi di questi fossero tutt’altro che casuali, ho deciso di provare a fare un’operazione analoga a quella fatta nell’articolo sopra menzionato, cercando di appioppare un noto omonimo antenato reale ad ogni giocatore.

Per far ciò ovviamente si prenderanno come base i cognomi nella loro forma originale, cioè quella adottata da ISS Pro Evolution 2 a Pro Evolution Soccer 2. A partire da Pro Evolution Soccer 3, infatti, anche i nomi dei giocatori iniziali della Master cominciarono a subire la classica operazione di storpiatura applicata da Konami alle squadre prive di licenza ufficiale. Un po’ come se la Konami avesse perso la licenza di una squadra fittizia dalla stessa Konami inventata. Fu così che ad esempio capitan Cellini divenne Celnili, Miranda divenne Minanda e Castello divenne Castolo. La cosa ancor più assurda però è che per un qualche motivo oggi i giocatori di quella squadra tendono ad essere ricordati con la seconda versione dei nomi, quella storpiata. Per fare un esempio è un po’ come se i tifosi milanisti ricordassero capitan Moldani. Ma c’è anche di peggio. Ad esempio esiste persino chi si permette di ricordare un giovane ed acerbo Dodo al posto di Cellini, che è un po’ come se i milanisti ricordassero un Didac al posto di Maldini.

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La lista dei 22 in tutto il suo antico splendore.

Ma bando alle ciance, cominciamo dai portieri:

# 1. Ivanov – come, tra i tanti, Vjačeslav Ivanov (poeta). Il nome dell’estremo difensore russo è il primo della lista nella rosa della Master League. E vedendo un numero uno con accanto la bandiera russa il pensiero non può che andare subito a Yashin. Tanto basta per iniziare la Master League con una discreta fiducia almeno nel portiere titolare. Peccato solo che basteranno appena un pugno di presenze, abbondantemente condite da papere disastrose per condannarlo alla fine del connazionale Nigmatullin a Verona.

 # 12. Kelsen – come Hans Kelsen (giurista). Il capellone austriaco – il cui cognome peraltro richiama quello del pari ruolo ex Roma, Konsel – parte come secondo ma diventa ben presto il titolare inamovibile, più per colpa della tragica inaffidabilità del collega russo che per meriti propri. Ad ogni modo tornerà in panca non appena la società avrà racimolato i soldi necessari a permettersi un Niemi, uno Schmeichel, un van der Sar o un Chilavert .

Difensori:

# 5. Stromer – come Johan Henric Strömer (pittore). Il classico difensore svedese: alto, biondo, abbastanza forte fisicamente e di testa. Solido in fase difensiva, discretamente veloce e persino capace di regalare qualche gol da azione di calcio d’angolo. Senza dubbio il miglior centrale della rosa. Guardia variaga.

# 17. Daric, precedentemente noto anche come Ducic – come Jovan Ducić (scrittore). Difensore serbo. Maestro in mediocrità: mediamente basso, mediamente lento, mediamente debole. Praticamente inutile. Da far giocare solo in occasione di un’ecatombe di infortuni e squalifiche.

# 4. Valery – come Paul Valéry (scrittore e filosofo). Difensore francese di colore. Una sorta di Thuram dei poveri che può all’occorrenza essere dirottato sulla fascia e utilizzato come terzino destro grazie alla sua unica buona qualità: la velocità.

# 2. Cecil – come William Cecil (politico). Roccioso centrale di difesa inglese. Molto simile a Stromer, forma con lo svedese la migliore coppia di centrali possibile. O più probabilmente la meno peggiore. Si dice sia stato la principale fonte d’ispirazione di John Terry.

# 13. Vorlander – come Karl Vorländer (filosofo). Poderoso centrale tedesco che svetta a quasi due metri d’altezza. Assolutamente devastante di testa. Come ogni colosso difensivo che si rispetti però è dotato dell’agilità di un bradipo e della velocità di una tartaruga zoppa. Schierarlo contro attaccanti veloci può rivelarsi una mossa più che efficace per essere travolti da una valanga di gol. Un proto-Mertesacker.

# 3. Eddington – come Arthur Eddington (astrofisico). Stempiato terzino sinistro scozzese, è l’unico giocatore in rosa capace di ricoprire tale ruolo e pertanto la possibilità di schierare la difesa a quattro dipende esclusivamente dal suo stato di forma. Infaticabile, veloce e abile nel cross. Ottimo per sfruttare le doti aeree di Njord o Baroja.

# 16.  Nachtegall – come Franz Nachtegall (professore). Terzino destro danese. Come Eddington è l’unico in rosa in grado di ricoprire il proprio ruolo. A differenza del compagno scozzese però non ha qualità di spicco: troppo lento per spingere sulla fascia, incapace nel cross e impalpabile in fase difensiva. Destinato a vedere alternarsi nel proprio ruolo i vari Valery, Matt ed Espinas mentre tiene calda la panchina nell’attesa di essere il primo giocatore ad essere ceduto. Si aggiudica con un discreto margine su Ducic/Daric il premio di “Giocatore più inutile della rosa“.

Centrocampisti:

# 15. Iorga – come Nicolae Iorga (storico, politico e letterato). Centrocampista rumeno complessivamente mediocre, principalmente utile a far rifiatare capitan Cellini o ad affiancarlo in un modulo con doppio mediano. Unica qualità degna di nota è una potenza di tiro sopra la norma, sfruttabile contro squadre chiuse per cercare il jolly da fuori area.

# 8. Cellini – come Benvenuto Cellini (scultore). Il Capitano. Mediano italiano, grande condottiero di mille battaglie e stoico guerriero del centrocampo, bombardiere da fuori area e rigorista impeccabile. Nonostante l’assenza di statistiche particolarmente alte, in campo si rivela un sapiente mix tra Pirlo, Gattuso e Albertini. Assieme ad Espinas uno degli ultimi ad essere ceduti, e pure a malincuore. Factotum imprescindibile.

# 7. Ximenes – come José Ximénez (compositore). Esterno sinistro spagnolo dotato di discreta velocità e buon dribbling. Tali qualità sono però compensate da una terribile resistenza che gli impedisce di arrivare al novantesimo.

# 14. Espinas – come Alfred Espinas (filosofo). L’esterno destro francese è uno dei migliori elementi della squadra: veloce ed inesauribile, formidabile negli inserimenti, dotato di pregevoli abilità balistiche e gran dispensatore di assist. All’occasione capace di destreggiarsi ottimamente anche da ala, mezz’ala, terzino o trequartista. Un Pires versione lite.

# 10. Miranda – come Sá de Miranda (poeta). Trequartista portoghese dotato di tecnica sopraffina. Signore dell’assist, maestro dei calci piazzati, faro della squadra. Praticamente un Rui Costa che ha creduto poco in se stesso.

# 6. Harty – come Hamilton Harty (compositore). Anonimo mediano irlandese. Statisticamente è quasi un gemello di Iorga ma, non potendo contare su un tiro esplosivo come quello del compagno, è destinato a perdere ogni ballottaggio con il rumeno. Eppure a inizio carriera c’era persino chi lo paragonava a Roy Keane. Perso per strada.

# 25. Matt, successivamente noto anche come Macco – forse quasi come Madoc (principe). Promettente esterno di centrocampo gallese dotato di buona velocità. Ottimo per far rifiatare i due esterni titolari o come terzino destro. Erede designato di Giggs nella nazionale dei Dragoni, è caduto nel dimenticatoio dopo l’esplosione di Bale. Sfigato.

# 18. Ostwald – come Wilhelm Ostwald (chimico). Trequartista tedesco, riserva naturale di Miranda ma che all’occorrenza può giocare anche da punta. Ampiamente capace di risolvere le partite da solo con giocate memorabili se in giornata di grazia, sfrutta ogni altra presenza concessagli adoperandosi nel conquistare premi di “Peggiore in campo“, di cui è avido e geloso collezionista. Pallone d’oro alla discontinuità.

Attaccanti:

# 20. Castello – quasi come Humberto de Alencar Castelo Branco (politico). Il classico attaccante brasiliano tutto tecnica e velocità. Stella della squadra e idolo dei tifosi. Paragonato a molti suoi connazionali da Romario a Bebeto, fino a Ronaldo, quel che è certo è che in fase di finalizzazione si rivela appena più freddo e preciso di un Robinho d’epoca milanista.

# 11. Baroja, precedentemente noto anche come Bolatta – come Pio Baroja (scrittore). Attaccante spagnolo opposto e complementare al compagno brasiliano: estremamente lento e macchinoso nei movimenti ma infallibile cecchino. La mobilità di poco superiore a quella di un cipresso non è comunque sufficiente ad impedirgli di conquistare Scarpe d’oro in successione. Bomber implacabile.

# 21. Burchet – come Wilfred Burchett (giornalista). Ala australiana estremamente rapida ma disgraziatamente sprovvista di polmoni sin dalla nascita e affetta da seri problemi cardiaci. Per tali motivi gode purtroppo di un’autonomia di un paio di minuti ma mandato in campo nei minuti finali contro una difesa ormai stanca può comunque rivelarsi devastante. Monopolizzatore del premio Julian Ross alla resistenza.

# 19. Njord – come Njord (dio). L’ariete norvegese, alto, forte di testa e non particolarmente malvagio di piede, riesce a ritagliarsi il suo spazio come arma della disperazione per i finali di partita, nella speranza che possa salire in cielo e schiacciare in rete di testa qualche pallone vagante. Cosa che talvolta gli riesce pure. Un Tore André Flo che non ce l’ha fatta.

# 9. Huygens – come Constantijn Huygens (poeta). L’attaccante olandese, discretamente veloce e dal buon tiro, parte giocandosi con Baroja il posto di prima punta accanto a Castello. Ballottaggio che perde definitivamente dopo poche giornate, penalizzato da una statura inferiore e da un più scarso fiuto del gol rispetto allo spagnolo. A questo punto il mister prova quindi a reinventarlo seconda punta per far fronte alle sporadiche emergenze di un Castello fuori forma. Anche in questa posizione però non si rivela all’altezza non essendo abbastanza tecnico e agile. Finisce così a fare addirittura da quinta punta, scavalcato persino dagli umili Burchet e Njord. Né pan né focaccia.

Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).
Antonino Lena

About Antonino Lena

Classe novanta ma abbastanza novantenne dentro. Infedesso procrastinatore seriale. Relativamente nostalgico degli anni Novanta (fino al millenovecentonovantasedici) e di altre epoche non vissute. In breve una sorta di ibrido allo stato bradipo tra Brontolo (il nano), Brontolone (il puffo) e Paperino (il papero).

Un commento

  1. L’articolo è splendido, ti faccio i miei complimenti. Però obietterei sulla reale efficacia, specialmente sottoporta, di questi “campioni”. Le mie prime 10-15 partite in Master League erano votate a racimolare soldi per prendere un’attaccante o un’ala veloce da schierare anche in attacco e per arrivare a questo scopo c’era solo un metodo: squadra arroccata, gioco primitivo volto solo a spezzare le trame dell’avversario e palla sempre lunga. Altro che tiki taka 😉
    Poi a volte il colpo di fortuna con una botta da fuori di Macco, una punizione di Jaric, un rimpallo sulla natica di Burchet che ti fanno esultare come se avessi vinto un mondiale!

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