I cinque motivi per amare Harry Hole

Cinque motivi che vi spingeranno ad amare Harry Hole proprio come lui ama il Jim Beam.


Se siete amanti del crime e di quell’etichetta fastidiosa chiamata “thriller psicologici”, allora avrete sicuramente letto almeno un romanzo di Jo Nesbø. L’autore norvegese è tra i più annoverati nel panorama internazionale della narrativa crime, e questo per vari motivi. I crimini descritti a regola d’arte si stagliano sullo sfondo di Oslo, che fa sempre effetto, ma ciò che ha reso celebre Nesbø non è tanto l’architettura dei misfatti, quanto la caratterizzazione dei personaggi e la loro profondità. Ovviamente mi riferisco principalmente ad Harry Hole. Hole è quello che potremmo definire un anti-eroe, un commissario di polizia come qualsiasi altro commissario di polizia del pianeta. Alcolizzato, Hole porta con sè il male di vivere, un’idiosincrasia verso la quasi totalità dei rapporti umani, senza essere superficiale. Però ha anche dei difetti. Il rapporto con l’alcol non è che un pretesto, per Nesbø, per raccontarci cosa significa conoscere se stessi, conoscere le proprie paure e affrontarle. Reduce dalla lettura dell’ultimo romanzo dell’autore, Sete, ecco che ho deciso di elencare qualche sparuto motivo per cui non potete far altro che voler essere Harry Hole nella vita di tutti i giorni. Qualche spoiler sui libri, perdonatemi, ma è necessario.


Harry Hole non è uno stronzo

Sicuramente Hole passa per stronzo, non fraintendiamo. Dire sempre le cose come stanno, dire sempre le cose che pensi, ti fa passare per uno stronzo. Ma chi non vorrebbe poterlo fare sempre? Hole, in qualità di personaggio letterario che sta solo su carta, può. E lo fa non in un contesto atipico, che sembra non essere derivato dalla realtà, bensì all’interno di uno spazio che potrebbe benissimo essere il vostro posto di lavoro, la vostra vita. Hole ha il pregio e difetto di non voler avere relazioni, di essere attaccato alla vita proprio come vuole essere attaccato alla bottiglia di Jim Beam, a metà tra l’amore e l’odio, tra il desiderio e la repulsione, tra il non voler avere rapporti umani e la necessità di aggrapparsi ad essi. E questo ci porta al secondo punto.

La bella vita che conduce chi sa scrivere di commissari alcolizzati.


Harry Hole è incoerente

Uno dei pregi maggiori di Nesbø è proprio quello di saper mettere in scena l’incoerenza degli esseri umani. Non fidatevi di chi vi propina la sua sincerità, di chi vi adula con frasi riguardanti l’onestà intellettuale, la coerenza, il voler seguire le proprie idee senza compromessi. Fidatevi di Harry Hole, colui che non vuole una famiglia ma che poi si sposa con Rakel, lo stesso uomo che non crede all’esistenza della felicità oltre il fondo di un bicchiere di whiskey ma che in seguito assaporerà i risvegli accanto alla donna che ama. La stessa persona che ogni volta che promette di non bere più, ritroviamo puntualmente attaccata alla bottiglia. Ed è esattamente per questo che il personaggio è ben riuscito. Perchè è incoerente.


Harry Hole è disonesto

L’affermazione di cui sopra poggia su un piano squisitamente pragmatico. Harry Hole risolve la quasi totalità dei casi solo grazie alla sua disonestà. Perquisizioni senza mandato, inganni verso i suoi superiori, comportamenti oltre il limite della legalità: questo fa di Harry Hole un bravo poliziotto, un commissario capace di risolvere crimini non alla Sherlock Holmes, ricollegando dettagli sconnessi tra loro, ma molto spesso grazie all’arguzia del più furbo, di colui che non ha altro in mente che «ciò che sa fare meglio».

Il sorriso sardonico di chi sa che comprerai il suo prossimo libro.


Harry Hole conosce gli esseri umani

Hole conosce se stesso, ma ci mette un attimo a capire gli altri. Gli esseri umani hanno debolezze, vacillano di fronte a certi ostacoli, hanno preferenze, attitudini, comportamenti diversi dai loro pensieri. Ed Harry Hole lo sa. Il suo essere così introspettivo si trasforma quasi in empatia verso gli altri, al punto che questa è la sua forza, ciò che lo rende il migliore, nella Oslo di Nesbø, nel rintracciare e catturare killer seriali.


Harry Hole è egoista

Come tutti gli esseri umani, Harry Hole è egoista. La sua dipendenza dall’alcol, la sua dipendenza dagli omicidi, derivano solo da lui. Anche e soprattutto in Sete, Hole si mostra per ciò che è realmente: un essere umano che segue le sue pulsioni. Non può evitare ciò che lo attrae, non può evitare di catturare serial killer come non può evitare di bere per sentirsi Harry Hole. Le relazioni con Rakel ed Oleg non fanno cambiare Hole fino in fondo, non possono cambiare la sua natura. E forse Harry non vuole cambiarla, forse. È questo l’aspetto più coerente del personaggio di Nesbø.


Harry Hole è tutto questo, e molto di più. Riuscire a rendere l’idea del personaggio è complesso, soprattutto all’interno della cornice narrativa costruita da Nesbø, che è sempre simile a se stessa, ma con attori, pulsioni e diversi livelli di incoerenza. Ne è un esempio il film uscito recentemente al cinema, tratto da L’uomo di Neve e con Fassbender nei panni di Harry Hole: un esperimento mal riuscito. Se non sono riuscito a farvi amare Harry Hole, spero almeno di avervi incuriosito.

Alessandro Naimo

Alessandro Naimo

Cerco di appassionarmi al marketing per sopravvivere. Spazio dalle arancine alla musica agli Happy Three Friends. Terrone dentro, morbido fuori.
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