La rivincita dei piccoli: Capitan Tsubasa e il mondiale dell’assurdo

holly-benji-mondiali-giappone-in-media-rex

“Ma in Holly e Benji tutto è normale, anche il Giappone vince il mondiale”

Il pallone è rotondo, questo è un dato di fatto. “Ma no dai, brava! Conosci le figure geometriche!”.  Sì, sì, lo so, sono un genio (sì, come no). Ma, se mi fate andare avanti, capirete che non siamo qui per parlare di geometria, per fortuna.

“Il pallone è rotondo” in ambito sportivo assume un significato quasi filosofico, diventando il mantra consolatorio e motivante allo stesso tempo del tifoso medio: nel calcio può succedere di tutto. Potremmo definirlo una sorta di Karma calcistico, per il quale a volte piccole squadre arrivano a vincere competizioni importantissime (ricordiamo tutti la meravigliosa impresa del Leicester che nel 2016 vinse la Premier League in Inghilterra) mentre le grandi squadre possono inaspettatamente capitolare anche davanti a qualificazioni che fino a quattro anni prima erano considerate praticamente una passeggiata. Ok, sapete tutti cosa sto per dire, quindi andrò oltre senza mettere troppo il dito nella piaga.

Sì, ok Giada, capisci qualcosa anche di calcio. Ma cosa c’entra tutto ‘sto discorso col vostro bellissimo sito? Non avete la categoria sport”.

Avete ragione. Ma quest’anno guardando il Mondiale mi sono resa conto che ne stanno succedendo di tutti i colori. Pensateci: l’Argentina che pareggia con l’Islanda, la Germania battuta dal Messico, il Brasile che pareggia con la Svizzera… e proprio mentre scrivo il mio articoletto l’Argentina ha perso 3 a 0 con la Croazia! Per non parlare delle qualificazioni poi, che l’Italia non ha superato e una squadra di nicchia come il Giappone ha guadagnato con un turno di anticipo. Ma, aspettate. Il Giappone, i Mondiali, il Giappone ai Mondiali… Non vi ricorda qualcosa? No? Sul serio? E se vi dicessi “Capitan Tsubasa”?

holly-benji-mondiali-giappone-in-media-rex

È risaputo che la difesa giapponese sia da sempre la bestia nera dell’attacco del Brasile.

Meglio conosciuto in Italia come Holly e Benji, Capitan Tsubasa è un manga che parla di un ragazzino giapponese patito per il calcio che sogna di diventare un campione ed arrivare a vincere il Mondiale. Dal manga sono stati tratti diversi anime, uno più bello dell’altro, uno più assurdo dell’altro. Guardare Holly e Benji è infatti un tira e molla continuo tra attimi di estrema emozione e interminabili momenti intrisi di “ma quanto ci sta mettendo?”. Sì, perché Holly e Benji ci ha insegnato valori fondamentali come l’amicizia, la sportività, il credere nei propri sogni, ma anche e soprattutto la relatività del tempo e dello spazio. Una partita in Holly e Benji infatti dura mediamente circa sei puntate, in cui la metà del tempo viene sprecata per attraversare il chilometrico campo che per chissà quale assurdo motivo è in pendenza, l’altra metà per calciare. I calci di Holly Hutton poi sono così potenti da ovalizzare la palla e spezzare le mani a qualsiasi disgraziato provi a pararla. Ora, per rendere meglio l’idea, mi sembra doveroso lasciare la telecronaca a qualcuno che della squadra di Holly, la New Team, si è occupato molto prima di noi:

Ecco la New team che schiera in campo

la formazione 1 1 1 con Holly, Tom e Benji.

Fischio di inizio ed è subito Tom che passa la palla a Holly,

il quale dribbla una avversario poi ancora un altro.

Ma che succede? Mentre corre guarda l’ora e dribbla un altro avversario,

ora si ferma a prendere un caffè, ne dribbla un altro.

Si prepara al tiro, si sta preparando, sì, sì…

Sta chiaramente per tirare, me lo sento adesso tira!

Ha la gamba alzata e finalmente tira!

È un tiro incredibile signori, la palla sfreccia a destra poi a sinistra poi sale esce dall’atmosfera!

Poi riscende va sottoterra torna fuori sta per entrare in porta

Il portiere si tuffa…

Grazie Gem Boy, senza di voi gli anime non sarebbero la stessa cosa.


E dopo la musica celestiale, la poesia declamata dal Sommo Vate.

La stessa tipologia surreale di gioco la ritroviamo in uno degli ultimi anime della serie, in Italia Holly e Benji – Sfida Al Mondo, in cui la squadra nipponica partecipa al Mondiale Under 16 in Francia e dopo un esordio pessimo (ma solo perché Holly è infortunato, mi sembra ovvio) batte squadre come Argentina e Italia, pareggia con la Francia e in una finale al cardiopalma, grazie a una rovesciata livello pro del capitano, sconfigge la Germania all’ultimo secondo.

Ma in Holly e Benji tutto è normale, no?

Negli anni Ottanta e Novanta Capitan Tsubasa (chiamiamolo per una volta col suo nome) è stato un vero e proprio fenomeno mediatico, ha fatto avvicinare tantissimi ragazzi al calcio anche in Giappone, dove prima non se lo filava nessuno, infatti la prima qualificazione ai mondiali della squadra giapponese risale solo al 1998. Coincidenza? Chi lo sa.

A noi di Capitan Tsubasa rimane il senso dell’assurdo che solo un anime giapponese può regalarci, a parte questo mondiale in cui, dato che siamo in tema, martedì scorso i nostri amici nipponici hanno battuto la Colombia 2 a 1.

holly-benji-mondiali-giappone-in-media-rex

Notare lo stupore del difensore della Colombia, incredulo di riuscire a marcare Bruce Harper. Notare la meraviglia negli occhi del portiere sudamericano, stupito della potenza del colpo di testa di uno dei gemelli Derrick.

Ma va a finire che veramente quest’anno il Giappone ci vince il mondiale? Davvero il Primo Ministro Pocoto Pocoto Shinzo Abe potrebbe avere ragione?

Giada Corneli

Giada Corneli

Non ho mai abbastanza tempo, ma per far cosa poi? Eternamente in bilico tra quello che sono e quello che vorrei essere. Dormo poco, sogno troppo, mangio abbastanza.
Giada Corneli

About Giada Corneli

Non ho mai abbastanza tempo, ma per far cosa poi? Eternamente in bilico tra quello che sono e quello che vorrei essere. Dormo poco, sogno troppo, mangio abbastanza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *