Il Timido Anticristo, il fumetto alla ricerca di sè tra religione e buon costume

Il Timido Anticristo, recensione del nuovo fumetto edito da Feltrinelli e intervista al coautore Stefano Antonucci

Giovedì 18 ottobre è uscito per Feltrinelli Comics Il Timido Anticristo e qualche tempo fa ho approfittato della nostra comune abruzzesità per incontrare Stefano Antonucci, autore del fumetto insieme a Daniele Fabbri. Ne abbiamo tirato fuori una giornata divertente, animata da un simpaticissimo diluvio -segnali dall’alto? Chi lo sa- in cui tra un bicchiere di vino e una genziana (se non sapete cos’è cercatela, non avete idea di cosa vi perdete) abbiamo fatto una lunga chiacchierata che troverete qui riassunta sotto forma di intervista.

Ma parliamo prima del fumetto. Se siete amanti del genere, saprete già che Antonucci e Fabbri hanno all’attivo fumetti satirici e dissacranti come V for Vangelo, Gesù la trilogia, Quando c’era lvi e il Piccolo Fuhrer. Questa volta però siamo davanti ad un fumetto leggermente diverso, in quanto si aggiunge la componente personale: Il Timido Anticristo infatti racconta la storia di Daniele Fabbri, il suo distacco dalla religione e il conseguente rapporto conflittuale con i genitori. Sia ben chiaro, non stiamo parlando di un mattone educativo o di una lacrima strappastorie, per citare il buon Maccio Capatonda (abruzzese anche lui, s’intende) anzi, nonostante il tema sia piuttosto impegnato viene trattato con delicatezza e allo stesso tempo con ironia e irriverenza, tanto che un paio di pagine potrebbero essere considerate assolutamente blasfeme, per quanto a mio parere siano eccelse. Ne esce così un racconto intimo e toccante, che regala tante risate (il “breve vademecum dei luoghi comuni” di Ste e il pupazzo Adinolfi è qualcosa di sublime) ma allo stesso tempo stringe una morsa allo stomaco. il Timido Anticristo è un fumetto che coinvolge e fa riflettere su quanto la società sia incanalata in determinati schemi mentali da cui è difficile uscire e quanto in questi schemi malsani siamo anche noi inconsciamente coinvolti, finchè non decidiamo di agire. Il bello di questa storia è proprio questo: non si limita al racconto autobiografico o alla critica della religione in sè, è una critica al buon costume, al “devi pensare così perchè così è bene” e smonta pezzo per pezzo queste convinzioni (vedi anche la parte relativa al culto del lutto). Penso che un fumetto del genere vada letto da più persone possibili, siano esse credenti o meno.

Estratto da Il Timido Anticristo

Posso dire in tutta onestà di aver adorato Il Timido Anticristo, come del resto tutti gli altri fumetti della coppia Antonucci-Fabbri.

E adesso, come promesso all’inizio dell’articolo, ecco a voi l’intervista a Stefano Antonucci.

La prima domanda è d’obbligo: Come è nata la collaborazione con Daniele Fabbri?
“Ero giovane e avevo messo su una rivista satirica, ScaricaBile, la satira che c’era in giro non mi piaceva e volevo fare qualcosa che mi piacesse, anche gratuitamente, senza il rischio che non venisse pubblicato. Daniele è stato uno dei primi collaboratori. Quando è finito questo progetto abbiamo deciso di fare un fumetto insieme ed è nata la prima parte di Gesù la trilogia. Lo abbiamo portato al Lucca Comics ed ha avuto successo, così abbiamo pubblicato le altre. Poco dopo abbiamo iniziato a collaborare con Shockdom.”
Come è andata con Feltrinelli?
“Avevamo un progetto a cui tenevamo e appena abbiamo saputo della nascita di Feltrinelli Comics abbiamo mandato tutto il materiale a Tito Faraci che è il curatore della collana. Abbiamo aspettato, ed eccoci qui.”
Come definiresti il fumetto?
“È figo. Il Timido Anticristo è una graphic novel intimista ma non stucchevole, sono molto contento di come è venuto, soprattutto perché non l’ho disegnato io ma Boscarol, che ha uno stile più funzionale, volutamente sporco, umoristico ma punkettaro. Secondo me Il timido Anticristo è lo spettacolo di stand up comedy migliore che Daniele abbia scritto, funziona perché parla della sua vita da giovane credente che si distacca dalla fede in una famiglia fortemente cattolica. Inizialmente pensavamo che quel tipo di situazione non fosse così comune, invece arriva a molta gente. Il fumetto è appunto tratto da quello spettacolo e l’argomento tende ad infastidire le persone. Pensa che a Pisa, durante un’altra stand up comedy dal titolo “Contiene Parolacce” delle signore si sono alzate perché c’erano troppe parolacce nel monologo. Quando gli è stato fatto presente il titolo dello spettacolo hanno risposto che pensavano fosse ironico. Sono i rischi e i piaceri di trattare certe tematiche.”
Secondo te perché succede questo?
“Il problema è che in Italia il grosso pubblico è ancora abituato al Bagaglino, siamo rimasti alla commedia, la stand up comedy è un genere anglosassone che si sta introducendo da relativamente poco in Italia, quindi semplicemente deve crearsi un pubblico. Per ora a certi livelli puoi prendere in giro la religione limitandoti al massimo a battute superficiali.”
Avendo visto le reazioni del pubblico allo spettacolo, come pensi che reagirà al fumetto?
“Il fumetto usa un mezzo diverso da quello dello spettacolo. Questo in particolare è molto personale e parla del percorso di un bambino che crescendo si fa delle domande sulla società che lo circonda. Lo considero un libro di formazione. Per le reazioni, vedremo.”

Mentre chiacchieriamo approfitto per fargli firmare la mia copia de Il piccolo Fuhrer, già autografata da Daniele Fabbri con tanto di disegno.
“Ma c’è il disegno di Daniele? Ma che schifo, dammi la penna va” Mi fa la sua dedica “Un po’meglio di quello di Daniele, si ostina a fare i disegni, poi la gente posta le dediche e sembra che disegniamo di merda“.
(Daniele, se ci stai leggendo, ti vogliamo bene anche se non sai disegnare)

Cosa farete dopo il 14 ottobre?
“Dal 19 ottobre cominceremo il tour di presentazione del libro in giro per l’Italia ed entro novembre pubblicheremo con Shockdom il monologo Fascisti su Tinder.”

Giada Corneli

Giada Corneli

Non ho mai abbastanza tempo, ma per far cosa poi? Eternamente in bilico tra quello che sono e quello che vorrei essere. Dormo poco, sogno troppo, mangio abbastanza.
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